Aspettando che la guerra finisca

Ieri a Roma s’è consumata l’ennesima pagina ridicola della storia del nostro Paese. Su questo, credo, concorda almeno la metà più uno degli italiani (quindi la maggioranza assoluta… i numeri, nonostante tutto, non li puoi fregare facilmente!).

Una pagina ridicola dentro e fuori dai palazzi del potere. Dentro, con le solite compravendite a cui la politica ci ha abituato e a fine giornata, i soliti commenti in cui tutti dichiarano d’aver vinto… Fuori, con pazzi che mettono a ferro e fuoco una città, non solo dando adito al potente di turno, che ci vorrebbe tutti buoni a casa a fare la calzetta, ma alimentando anche quel pessimismo che caratterizza al momento l’humus sociale in cui viviamo. Perché, guardando tutte quelle persone intente a bruciare e distruggere, non ci si può non domandare se un’alternativa (non politica, ma sociale) esista a questo berlusconismo, che va ben oltre Berlusconi.

Perché, al di là di quanto resisterà questo governo, o di chi vincerà le prossime elezioni, è un dato di fatto che Berlusconi sia ormai al capolinea della sua esperienza politica. Ma non il berlusconismo. Che sopravvive e sopravviverà a Berlusconi (e del resto, a mio parere, lo precedeva anche!).

Fuori dai giochi, mi domando quanta gente ci sia. Affacciata alla torre maestra, ad aspettare che la guerra finisca. Questa guerra sociale (prima che politica) che, più delle guerre del passato, sembra aver ingurgitato, oltre che le persone, anche le coscienze, in questo tempo in cui fatichiamo a chiamare il male male e il bene bene. Quante persone si stanno preparando a dare a questo Paese nuove speranze, quando anche l’ultimo di questi riottosi attori avrà terminato i suoi argomenti? Quanti uomini e quante donne non si arrendono a questo buio dell’anima, che ci ha abituati a tutto, alle bassezze piccole e grandi? Quanta gente, il cui disagio oggi non trova soluzione? E cosa fanno, nell’attesa? In che modo si preparano? E che Italia sognano per i loro figli e per chi verrà dopo di loro? Mi piacerebbe proprio saperlo.

E intanto, sulla torre maestra, e al freddo, sto di vedetta e aspetto anch’io… che la guerra finisca!

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