Antidoti al potere…

Il solito articolo di Gramellini sulla prima pagina de La Stampa di oggi (sì, lo so, quando mi fisso sono tremendo!) mi ha fatto tornare alla mente un insegnamento splendido in cui sono inciampato per caso qualche tempo fa.

Anche quello era un articolo. Un bell’articolo di Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, ucciso dalle Brigate Rosse negli anni ’80 proprio sulla scalinata della mia facoltà (e ancora oggi quando ci passo davanti mi vengono i brividi). “Gli antidoti democratici contro la corruzione del potere” era il titolo.

Mi è piaciuto perché – forse per la prima volta – ho compreso la tentazione più grande a cui si va incontro quando si ricopre un ruolo, un incarico di responsabilità, quando si è una persona importante per qualcuno. La tentazione delle tentazioni: il potere. Perché il potere logora, al contrario di ciò che disse Andreotti quella volta, sopratutto chi lo detiene. E lo logora, perché lo consuma dentro. Gli cambia la visuale, anche se magari, prima di averne un pò, il poveretto era una persona per bene!

Succede così anche a noi, anche a quelli tutti d’un pezzo, quelli che fanno la moraletta ora a questo e ora a quel personaggio pubblico, quelli che si scandalizzano per gli stipendi dei politici o dei grandi manager di qualche multinazionale. Non che non sia giusto criticare certi eccessi scandalosi. Anzi.

Ma criticare significa anche sapere che siamo noi il grande nemico di noi stessi, quello contro cui è necessario lottare. Perché il potere è una tentazione che riguarda anche noi. E tanto più ci riguarderebbe se anche noi occupassimo certi “posti”.

Il servizio verso gli ultimi, in questi casi, è sempre un buon antidoto. E l’umiltà la grande conquista che ci aspetta alla fine della strada.

E però, ha ragione Gramellini. E dai buoni antidoti al potere che bisogna ripartire!

Riporto l’articolo di Bachelet. Buon lettura!

Eravamo con papà davanti ad una tv in bianco e nero, forse una Tribuna politica. Pajetta disse, aggressivo: il potere logora. Andreotti rispose, sorridente: è vero, il potere logora. Poi soggiunse: logora soprattutto chi non ce l’ha.
Forse era proprio il 1978: l’anno di Moro, della scorta, dei devastanti cinquantacinque giorni; e anche delle dimissioni del presidente della Repubblica per lo scandalo Lockheed. Eppure ridemmo di cuore: era una battuta irresistibile, da parte di un uomo-simbolo del trentennale potere democristiano in quegli stessi anni sbeffeggiato, accusato di ogni nefandezza dai trentennali oppositori comunisti, processato nelle piazze e colpito al cuore dai terroristi. Dopo molte risate papà disse: certo quest’uomo è molto intelligente. Aggiunse poi: forse, però, un cristiano potrebbe cogliere l’occasione anche per riconoscere che il potere è davvero una grave responsabilità e un grosso rischio. Nel Vangelo è l’ultima tentazione di Gesú, la piú insidiosa.
Ci ho ripensato vent’anni fa, quando un film di Martin Scorsese attribuí erronemanente al sesso e all’amore l’ultima e piú grande tentazione. Il potere è insidioso, disse papà quella volta, anche per chi è buono e ricco di ideali altruistici. Si parte con un progetto di bene per la propria città, il proprio paese, il mondo. Se si ha capacità, si comincia a realizzarlo con successo.
A quel punto, anche in buona fede e senza interessi personali, occorre continuare e consolidare il progetto. Man mano che le cose procedono, ci si comincia a chiedere: come potrà continuare questo progetto senza di me? Senza accorgersene, per il bene dell’umanità, ci si comincia pian piano a sentire insostituibili, e perciò via via autorizzati anche a qualche deroga sui principi, purché il progetto vada avanti. Come cristiani occorre essere molto vigili, ma un grande antidoto è proprio nella democrazia: l’avvicendamento, l’alternanza, un turno che consenta di purificarsi, riscoprendo le proprie ragioni ideali. Finora, in Italia, gli elettori non hanno voluto sperimentare questa alternanza: non si fidano ancora dei comunisti. Domani, chissà.
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