Nostalgia del bene

L’altro giorno ripercorrevo, come tutte le mattina, il percorso rituale che da casa mia mi porta a lavoro. Casa, macchina, stazione, treno, Termini, metro, fermata Ottaviano, autobus 32 (o 271), tre fermate e poi giù…

E mentre scendevo dal treno, ho visto una cosa incredibile. Due maestri – un uomo e una donna, giovani – scendevano dal treno a Termini, con la propria scolaresca, una quindicina di piccoli bambini delle elementari. A questo punto, mi direte… e ‘mbé?!? Cosa c’è di incredibile???

Beh, di incredibile c’è il fatto che non vi siete meravigliati. E questa è stata la sensazione che ho provato l’altra mattina. Perché poi ho comprato il giornale, l’ho aperto… e le pagine straripavano di brutte notizie. Guerre, omicidi, preoccupazioni per la situazione economica, persecuzioni religiose, dittatori che non se ne vogliono andare, lo squallore di vecchi potenti che amano circondarsi di giovani consenzienti, lo squallore del vuoto totale di idee e belle speranze che circonda i vecchi potenti. E poi ancora… un gesto poco sportivo di non so quale calciatore in non so quale partita, cantanti che si drogano oppure hanno smesso, ma ci tengono a dirlo in giro… Insomma… ci sentiamo spesso incazzati come una iena, perché ci sembra che siamo solo noi ad indignarci, mentre gli altri, tutto sommato…

E rimaniamo un pò tutti lì, con le cose brutte che leggiamo sui giornali che rendono un pò più brutti anche noi. E speriamo che la gente prima o poi si indigni. Che scenda in piazza. Che si agiti, si ribelli. Per cosa, però? Me lo sono chiesto l’altra mattina, mentre guardavo quell’allegra scolaresca e quei due giovani che non conosco, che spendevano il loro tempo insieme a quei bambini. Per nessun motivo. Perché – essendo io anche figlio di un’insegnante – so benissimo che quei due maestri non percepiranno aumenti di stipendio, né – spesso – bonarie pacche sulla spalla da parte del loro superiore o, magari, neanche dai genitori di quei ragazzi. I giornali non parleranno mai di quella gita. E le persone comuni, come me quella mattina, non si stupiranno mai di quella piccola scolaresca sul quel treno fatiscente.

Del bene non parla nessuno. Eppure c’è. E il mondo – ne son convito, non è sdolcinata retorica – va avanti grazie al bene di tanti. Genitori capaci di non scoraggiarsi nell’affrontare anche la solitudine di chi oggi sceglie di educare. Maestre e maestri che, nonostante le misere paghe e il momento non felice, si dicono che sì, ne vale la pena di fare qualcosa in più di ciò che è previsto dal proprio contratto del lavoro. Educatori che “maneggiano” con passione e delicatezza le belle vite degli uomini di domani che hanno tra le mani. Mogli o mariti che scelgono di rischiare in un rapporto di cui non sanno il finale in partenza. Persone che sul lavoro si contraddistinguono per la felicità che si portano dentro, anche nei momenti difficili. Sacerdoti che si scaldano ancora nelle omelie domenicali per le belle Parole che hanno ascoltato poco prima, tra il sonno della gente. Ragazzi che scelgono di dedicarsi alle tante esperienze di volontariato, che oggi mandano avanti il Paese molto più delle belle chiacchiere che riempiono i giornali. O che girano il mondo per gustarsi la bellezza dei posti mai visti o lo sguardo bello della ragazza con cui hanno deciso di giocarsi la vita.

Chi parlerà di loro? Chi racconterà le loro storie? Chi farà vedere alle persone comuni “l’altra faccia della medaglia” di questo mondo?

Insomma… alla fin fine – pensavo sempre l’altra mattina – quante volte, anche attraverso articoli o bei discorsi, ho speso tempo ed energie a chiedermi il perché di una mancata indignazione, di un mancato scatto d’orgoglio di un’ipotetica morale civica. Senza considerare che spesso le rivoluzioni non avvengono per la volontà di giustizia, ma per la nostalgia del bene.

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