La banalità del bene

Titolava così uno splendido libro intervista di Enrico Deaglio a Giorgio Perlasca. Perlasca fu quell’italiano – ex militante fascista nella guerra spagnola – che, pressoché da solo, nell’inverno del 1944-1945 a Budapest riuscì a salvare dallo sterminio nazista migliaia di ungheresi di religione ebraica inventandosi un ruolo, quello di Console spagnolo, lui che non era né diplomatico né spagnolo.

Il titolo del libro mi è tornato in mente questi giorni in cui la morte abbastanza improvvisa di mio zio Romeo mi ha posto di fronte ad un ripensamento della mia vita (come solo “sorella morte” riesce a fare!). Già negli attimi dopo aver avuto la triste notizia, mi sono chiesto quale insegnamento mi avesse lasciato mio zio.

È stato allora che mi è tornata in mente quella splendida frase di Deaglio, “la banalità del bene”. A me non piacciono le rivisitazioni buoniste delle vite delle persone, quando se ne vanno. Il mio carattere da orso mi fa venire l’orticaria quando ascolto i parenti o gli amici di un defunto descriverlo come se se ne fosse andato il “più perfetto” tra gli esseri umani. La parola angelo pronunciata ai funerali mi fa correre un brivido lungo la schiena. Ben’intesi… lo considero un mio difetto, non un pregio!

Ma mio zio non era perfetto. Di difetti e vizi ne ha avuti molti. Ricordarlo come un “angelo” mi sembra una presa in giro alla sua persona.

Eppure. Non posso non considerare quel lato del suo carattere. Sempre così disponibile, fino a rasentare – agli occhi dei più e purtroppo, spesso anche ai nostri occhi – l’ingenuità. Ma in questo, eravamo noi a sbagliarci! Non era ingenuità. Era – ora ne son convinto – proprio la banalità del bene. Che non chiede troppi ragionamenti. Troppi discorsi e troppi giri di parole. Il bene va fatto, a volte – spesso – subito, di getto, d’istinto direi. Per questo mio zio – che perfetto non era, ma buono, questo sì! – era una persona disponibile “d’istinto”. Una persona che – con il suo buon bagaglio di imperfezioni – non rifiutava mai un aiuto, perché sapeva, in cuor suo, che quella era la cosa giusta da fare. E che lui era l’uomo chiamato a farlo. Fosse un immigrato che non riusciva a mandare i propri figli a scuola, perché il pullmino non passava. Una famiglia senza un alloggio. Un uomo malato in cerca di compagnia.

Ecco, mio zio mi ha lasciato questo. Il piccolo grande insegnamento che il bene esige quasi sempre scelte d’istinto. Pensarci troppo, a volte, serve solo a convincersi che non è il momento opportuno, che non siamo noi la persona giusta, che magari l’altro non è poi così “prossimo”!

Alla domanda “perché lo fece?”, che il giornalista rivolse a Perlasca, lui rispose

Perché non potevo sopportare la vista di persone marchiate come degli animali. Perché non potevo sopportare di veder uccidere dei bambini. Credo che sia stato questo, non credo di essere stato un eroe. Alla fin dei conti, io ho avuto un’occasione e l’ho usata. Da noi c’è un proverbio, che dice: l’occasione fa l’uomo ladro. Ebbene, di me ha fatto un’altra cosa. Improvvisamente mi sono ritrovato ad essere un diplomatico, con tante persone che dipendevano da me. Che cosa avrei dovuto fare, secondo lei?

Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: