Il futuro è dei tessitori

Riporto il mio editoriale per il numero di marzo di Sulla Via – il giornale della mia parrocchia, di cui mi occupo – dedicato ai 150 anni dell’Unità d’Italia… sarebbe bello che chi lo legge, lasciasse un commento: mi piace sapere cosa ne pensate! 😉

Nel suo celebre dialogo “Il Politico”, il filosofo greco Platone paragona la politica all’arte del tessitore. È un’immagine che mi ha sempre affascinato. Mi ha sempre ricordato la figura di Aldo Moro, di cui proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del rapimento e dell’uccisione. L’idea alta della politica come sforzo di sintesi è forse l’eredità più bella ed attuale dello statista pugliese. Insieme alle belle lettere, così umane, che scrisse alla moglie Noretta dalla prigionia.

Moro e Platone mi son tornati in mente in questi giorni, mentre consideravo l’instancabile lavoro del Presidente Napolitano per i festeggiamenti in occasione dei 150 anni del nostro Paese.

Se c’è una cosa di cui mi son sentito orgoglioso in questo periodo – io che sono un pò allergico alla retorica di patria – è proprio il mio Presidente della Repubblica, forse ultimo baluardo contro la bassezza di certa politica e di certi politici. E allo stesso tempo, punto di riferimento per quanti da domani, archiviati i festeggiamenti, vorranno rimboccarsi le maniche, per tentare una ricostruzione. Proprio come all’indomani della guerra.

Qualcuno, tra voi, amici lettori, troverà forse un pò insolito che un giornale di parrocchia scriva di politica. Eppure, io lo ritengo necessario e doveroso. Necessario, perché il nostro Paese ha bisogno di politica. Quella vera. Fatta di progetti, idee, ideali. Una politica capace di archiviare la brutta stagione di litigio endemico a cui ormai siamo abituati. Una politica capace di licenziare i dibattiti infuocati, i toni esageratamente violenti. Una politica capace di riconoscere le responsabilità dell’attuale classe dirigente (la peggiore dall’Unità d’Italia, su questo concordiamo un pò tutti!), ma anche di ripartire. Di immaginare un nuovo ruolo per il nostro Paese, per le nostre città (sì, anche Ardea!), per la casa europea, che è l’orizzonte bello entro cui ci muoviamo. Il Paese ha bisogno di voltare pagina, insomma.

Ma parlare di politica, per noi giornale di parrocchia, è anche doveroso. Doveroso perché siamo cristiani. E per troppo tempo, forse, siamo stati alla finestra, quasi come il popolo d’Israele in esilio a Babilonia. Forse è il momento di tornare a casa. Ben’intesi, non di ricominciare con l’illusione velleitaria di un partito cattolico. Quello è il passato. Nobile e a tratti oscuro. Ma è un passato che non tornerà. E poi, oggi, il Paese ha bisogno di unità. Non più di steccati. Pensioniamo, vi prego, le battaglie identitarie sui crocifissi nelle scuole. Non sarà un’assurda conta dei nostri simboli sulle pareti degli uffici pubblici a dire la qualità della nostra presenza in Italia. Anzi.

Dobbiamo ricominciare a parlare di politica nelle parrocchie, nelle associazioni, nelle scuole. Cercando il dialogo, mai lo scontro. E ricominciare a fidarci dei laici, del loro ruolo responsabile nella Chiesa, capace di trovare da sé le strade e le priorità, in modo creativo. È questa la sfida grande che ci attende. Tutti.

Che i 150 anni della nostra Italia ci permettano di tornare a casa, quindi, amici lettori. Di cogliere la sfida seria ad essere ancora, in questo momento di crisi, luce del mondo, sale della terra. Buona lettura!

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2 thoughts on “Il futuro è dei tessitori

  1. Giovanni ha detto:

    Bell’articolo Lu! Sono particolarmente d’accordo con te sul lavoro che in questi giorni ‘particolari’ sta portando avanti il Presidente Napolitano. Ho avuto il piacere d’incrociarlo durante la sua visita a Torino ed ascoltare il suo discorso al Regio. Concordo anche sul fatto che la chiesa debba ascoltare di più la componente laica della politica e non solo. Per quanto concerne il ritorno di un partito cattolico, penso che molti ex DC europei a Bruxelles la penserebbero diversamente da te e non escluderei uno stravolgimento improvviso nei prossimi anni.

  2. […] La terza e ultima è la sottolineatura del ruolo della cosiddetta società civile, di cui i partiti – in quanto organizzazioni intermedie – fanno parte. È forse il tratto più interessante delle interviste, che i giornalisti giustamente mettono in evidenza. Non tanto perché l’importanza che Barca attribuisce ai partiti (ma anche ai “corpi intermedi”) è in contrasto con il vento dell’antipolitica dominante. Ma perché esprime un’idea della politica in cui le istituzioni sono a servizio della società (e non il contrario). E la consapevolezza che è nella società che avvengono le trasformazioni più importanti e interessanti. E solo un partito aperto può coglierle e adeguarvi una governance. Solo così, il governo diviene così “rete di reti”. […]

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