De bello libico

Sono stanco stasera e cercherò di esser breve. La questione libica è veramente un gran casino. Tanto che stento ad avere una posizione chiara e netta, come m’è successo invece altre volte! Perché – diciamolo pure chiaramente – la violenza genera sempre altra violenza. E poi non mi piaceva l’idea degli USA gendarmi del mondo, figuriamoci quella della Francia gendarme del Mediterraneo! Gli interessi – non solo economici! – in ballo sono tanti e tali da rendere il tutto un mega Risiko!

E l’incertezza mi pare la sola cosa certa di tutta la questione. A tutto ciò si aggiungono anche i miei dubbi (o forse la mia ignoranza) su chi siano i famosi “ribelli libici”, che alcuni (gli interventisti senza se e senza ma) associano a quelli degli altri Paesi arabi, ma che più di qualcuno invita ad indagare meglio (e queste poche voci mi convincono più delle prime!).

Ad ogni modo. Fin qui s’è detto del ritardo con cui le forze occidentali sono intervenute (e io concordo), come pure della confusione che regna ancora sovrana circa la leadership delle forze anti-libiche (NATO, Francia e GB, Francia da sola, USA… boh!). Ciò che si è detto poco, a mio avviso, è che sull’intera questione delle rivolte nel mondo arabo pesa fin qui il fallimento totale dell’Unione per il Mediterraneo tanto cara al presidente francese Sarkozy!

Si trattava in pratica di un bel progetto, per favorire la cooperazione tra le due sponde del Mediterraneo (Europa da una parte e Africa e Medioriente dall’altra), sul modello dell’Unione Europea (ma con un punto d’arrivo meno ambizioso). Il punto è: voi avreste affidato a Sarkozy questo compito? Io no. Fossi stato io il Presidente del Consiglio italiano, avrei fatto mio il progetto. Forte di ambizioni nazionali ben diverse dalla grandeur francese. E della posizione centrale che l’Italia occupa nel Mediterraneo. E anche di quell’europeismo convinto, tipico – secondo me – degli italiani, che permette di superare quegli stessi interessi “di parte” che hanno decretato – di fatto – la fine del progetto.

Ci si potrebbe ancora provare? Forse sì. Cominciando probabilmente non dalla Libia. Ma dall’Egitto sicuramente. Coinvolgendo la Tunisia e tutti quei regimi che vogliono aprirsi a nuove forme di democrazia (quella occidentale – che tra l’altro ha anche notevoli problemi – non mi sembra per nulla esportabile!).

Sarò ingenuo e forse anche un tantino inesperto, ma secondo me sarebbe anche una via d’uscita nobile dal pantano libico. E un modo serio di appoggiare il vento di libertà che sembra spirare sul mondo arabo.

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