Generare classe dirigente… possibilmente nuova!

In questi giorni, qualche quotidiano e qualche sito hanno dedicato piccoli spazi al V Rapporto sulla Classe Dirigente, presentato dall’Associazione Management Club alla LUISS lo scorso 6 aprile. Il titolo del Rapporto – Generare classe dirigente – era molto suggestivo. E mi è tornato in mente in questi ultimi due giorni, mentre leggevo della vicenda Geronzi, licenziato, ad appena 76 anni, dalla Presidenza di Generali (che – per i meno addetti ai lavori – è una delle roccaforti del potere finanziario e non solo, in Italia!).

Pare che il “Cesarone” – come viene chiamato in alcuni ambienti romani – abbia lasciato il suo posto, apostrofando i manager sessantenni che lo hanno estromesso dalla guida del gruppo assicurativo triestino, come “gioventù anziana”. Era un chiaro riferimento a chi lamentava che una persona di quasi 80 anni occupasse ancora certi posti di comando.

Ora, al di là della battuta di Geronzi (che contiene certamente un briciolo di verità)… mi piace il giudizio di Gramellini sulla vicenda. E tra l’altro mi fa pensare anche alle recenti notizie sul pensionamento di Zapatero (51 anni) in Spagna, alla scelta di Philipp Rösler (38 anni) come leader del Partito Liberale tedesco o all’ascesa politica di Ed Miliband (42 anni), che da meno di un anno guida il Partito Laburista inglese.

Dice, infatti, Gramellini riguardo alle usanze “italiche”:

In effetti molti eterni delfini sembrano condividere il destino di Carlo d’Inghilterra, invecchiato in sala d’attesa, o quello di certi «enfant prodige» che col tempo smarriscono il «prodige» e si tengono solo l’«enfant». Se però oggi persino un sessantenne può sembrare un giovanotto arrembante è perché i «diversamente giovani» non mollano la presa. A cominciare dalla politica, dove il bastone del comando è in mano a Berlusconi e Bossi, 75 e 70 anni, e appena un sindaco su sedici ne ha meno di 35. Un’età in cui all’estero diventano già leader, rottamando dei quaranta-cinquantenni che si riciclano in altri mestieri senza farla troppo lunga.
Il problema è che in Italia il narcisismo sta diventando una malattia senile…

Tornando al rapporto AMC sulla classe dirigente, invece, riporto un passaggio del comunicato stampa dell’evento di presentazione. Mi prometto di tornarci tra qualche giorno. 😉

dalle analisi sui territori locali, i cui risultati sono contenuti nella prima parte del Rapporto, emerge come di questo cambio di passo le classi dirigenti siano effettivamente consapevoli, con particolare riferimento a tre strategie principali da adottare, che si sostanziano in:  1)  superare la “replica del modello” è innanzitutto necessario: le politiche di sviluppo territoriale perseguite in passato sono inadeguate: occorre aprire una stagione straordinaria su produttività e competitività del territorio preso nel suo complesso. Inoltre, le  élite  locali sono consapevoli di dover  2)  fare “intermediazione alta” tra risorse economiche ed opportunità di sviluppo, nel senso che la riduzione e il controllo della spesa pubblica non bastano, serve adottare una  strategia di crescita esplicita, comprendendo l’impatto sui territori dei processi di globalizzazione, in modo da inserirsi positivamente in essi senza limitarsi a subirli – rinunciando, in tutto questo processo all’individualismo. Infine, compito principale delle classi dirigenti locali è 3) promuovere la coesione sociale, mirando allo sviluppo inteso nel senso più completo del termine, includendovi anche la coesione sociale, in quanto una ripresa economica possibile deve essere accompagnata da un’attenzione per il tessuto sociale che non può vivere solo di strappi troppo forti.
Da qui il bisogno per la classe dirigente locale che in primis deve fronteggiare la crisi e “cambiare pelle”, accettando una sorta di mutazione del suo DNA, ossia del proprio modo di essere, operare e di rinnovare le proprie componenti dalle analisi sui territori locali, i cui risultati sono contenuti nella prima parte del Rapporto, emerge come di questo cambio di passo le classi dirigenti siano effettivamente consapevoli, con particolare riferimento a tre strategie principali da adottare, che si sostanziano in:  1)  superare la “replica del modello” è innanzitutto necessario: le politiche di sviluppo territoriale perseguite in passato sono inadeguate: occorre aprire una stagione straordinaria su produttività e competitività del territorio preso nel suo complesso. Inoltre, le  élite  locali sono consapevoli di dover  2)  fare “intermediazione alta” tra risorse economiche ed opportunità di sviluppo, nel senso che la riduzione e il controllo della spesa pubblica non bastano, serve adottare una  strategia di crescita esplicita, comprendendo l’impatto sui territori dei processi di globalizzazione, in modo da inserirsi positivamente in essi senza limitarsi a subirli – rinunciando, in tutto questo processo all’individualismo. Infine, compito principale delle classi dirigenti locali è 3) promuovere la coesione sociale, mirando allo sviluppo inteso nel senso più completo del termine, includendovi anche la coesione sociale, in quanto una ripresa economica possibile deve essere accompagnata da un’attenzione per il tessuto sociale che non può vivere solo di strappi troppo forti. Da qui il bisogno per la classe dirigente locale che in primis deve fronteggiare la crisi e “cambiare pelle”, accettando una sorta di mutazione del suo DNA, ossia del proprio modo di essere, operare e di rinnovare le proprie componenti.
Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: