Archivio mensile:novembre 2011

De Montibus

Ho aspettato un pò prima di scrivere qualcosa di Monti e del suo Governo (o, se volete, di questa inedita fase politica che si apre)…

Un pò perché non volevo dare giudizi affrettati. Un pò perché secondo me – e questa è la premessa da tener presente di fronte a tutto ciò che viene dopo – un uomo, un Governo, la politica istituzionale non cambiano un Paese, né sono in grado, da soli, di rimetterlo in marcia. Perciò tutta l’enfasi che nel bene e nel male ha accompagnato la formazione del nuovo Governo, mi sembra un pò infantile (della serie: eppure ci siamo passati, no?!?).

Detto questo. Riguardo Monti, il suo Governo e il suo discorso.

Cose che mi piacciono:

  1. Lo stile. Pacato. Competente. Noioso. La keyword è normalità. E di normalità abbiamo bisogno. Dopo 20 anni di politica spettacolo di cui non se ne può più. E non se ne può più neanche di un giornalismo (Santoro compreso, anzi… soprattutto Santoro!) che campa di gossip politico, di urla in studio, di discussioni sul sesso degli angeli che sono il miglior alleato dell’immobilismo di questo Paese. Perché di un Paese immobile stiamo parlando. Io invece voglio un premier noioso, che non va in tv e non rilascia dichiarazioni, se non quando serve (cioé quasi mai!). Voglio uno normale, possibilmente non “uno di noi” (sennò c’andavo io, no?), ma uno “meglio di noi”. Niente donne, battute, barzellette, corna, comizi….
  2. Mi piace l’europeismo di Monti. Oggi “Europa” è stata una delle parole più enfatizzate dal discorso del premier. Lo dico subito: ne ho le balle piene di questo anti-europeismo latente, all’italiana. Lo sappiamo tutto che oggi l’Europa è perlopiù un ammasso di burocrati. Ma non è per questo che è nata. E non è con quest’anti-europeismo da bar che risolviamo le cose!  “L’Europa siamo noi!” non è uno slogan, ma la verità. Se saremo capaci ed affidabili possiamo candidarci a guidarne le sorti. Perché siamo tra i 6 Paesi fondatori e l’eurogenoma ce lo portiamo dentro, nel profondo. Perché l’Europa è già oggi una grossa opportunità, per le regioni (soprattutto le più povere), per le imprese, per gli studenti (pensate a quanti si son formati grazie all’Erasmus… qualcuno ne è stato insoddisfatto???). Per me che ho cominciato a capire qualcosa dopo il 1989 l’Europa è una conquista già assodata. E non voglio tornare indietro. Punto. Per questo il discorso di Monti mi piace, lo condivido, lo aspettavo da tanto. Il resto (i complotti, le banche, le limitazioni di sovranità, ecc.) sono – in assenza di prove e controproposte “fattibili” – luoghi comuni o discorsi da bar. E io e il mio Paese alla politica da bar abbiamo già dato, grazie!
  3. Mi piace il respiro internazionale, quasi geopolitico direi, di questo Governo. Tre ministeri che “guardano” all’esterno: Esteri, Affari Europei e Cooperazione Internazionale e Cooperazione. Non era mai successo. Sottolineo che questo “guardare all’esterno” non mi pare dettato da quel sentimento di inferiorità che spesso riemerge, quando vogliamo copiare per forza gli altri! Monti oggi mi sembra abbia sottolineato più volte che è l’Italia il centro e che ce la faremo non perché altri ci dicono come fare (ha sostenuto persino che le misure imposte dall’Europa le avevamo già capite da soli!). Quello del nuovo Governo è un affacciarsi alla finestra del mondo, per esser protagonisti. E questo mi piace!
  4. Mi piacciono alcuni ministri. Riccardi su tutti. E qui non aggiungo altro.
  5. La consapevolezza di dover traghettare il Paese verso un contesto in cui il conflitto sia ricondotto all’interno di una normale dialettica politica e non elevato a paradigma della società (da Marx a Maria De Filippi il passo è stato breve nella nostra Italia!)… su questo pesa sicuramente il quadro desolante del nostro Parlamento (luogo di inetti perlopiù… specialmente tra quelli che amano mostrarsi in TV!)… ce la farà Monti in questo compito titanico? Forse non dipende solo da lui…

Cose che non mi piacciono:

  1. Il nuovo ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Dove l’ha pescato? Già il suo curriculum mostrava più di un elemento scoraggiante. Poi ha pensato lui stesso a chiarirci i dubbi, aprendo bocca (l’unica cosa che non doveva fare…);
  2. Quadri apocalittici e urla di giubilo che hanno accompagnato l’inizio del Governo Monti. I commenti sui social network dimostrano che siamo ancora un popolo decisamente immaturo, minorenne direi, quando non minorato. Ci piace fantasticare complotti, per poi lasciarci andare al più idiota qualunquismo all’italiana e finire con la consueta nostalgia dell’uomo forte (che per ben due volte ci ha consegnati al primo imbecille di turno e alle conseguenze nefaste che ne sono derivate!!!). E non è questione di destra e sinistra… dobbiamo accettarlo prima o poi. Così come, sempre prima o poi dovremmo capire che per quanto la politica sia “importante”, essa non è “tutto” e che talvolta si può esser felici anche indipendentemente da chi è in carica al Parlamento o chi ricopre il ruolo di Primo Ministro. Forse ce ne dovremmo fare una ragione!
  3. In un normale Paese, il Governo Monti sarebbe espressione di una forza politica di centro. Per alcuni versi persino centro-destra. Probabilmente ci sono cose che Monti non farà e che a me sarebbero piaciute. Così come ci saranno cosa che farà e che io non condivido. Rimane curioso – ma ormai non mi stupisce più – che le critiche maggiori gli siano rivolte da destra, più che da sinistra! Sebbene Bersani e i suoi non brillino certo in fatto di prontezza!
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BUONA notte all’Italia!

Perdonate la partigianeria…

L’Italia ha un futuro in salita, su Monti comunque abbiamo dubbi su dubbi (nonostante, umanamente, con B. non ci sia battaglia!), i problemi sono ancora molti e B. era solo uno dei tanti, i lanci di monetine non mi piacciono, rimaniamo un popolo che – ahimé – ama troppo spesso i “ventenni”… però comunque stanotte dormirò più sereno! 🙂

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Origini

 

Oggi sono stato a Monte Sole.

Non riesco a descrivere né il posto, né le emozioni (tante) provate. Per tutto. Per quel che è successo lì il 29 settembre 1944. Per Giuseppe Dossetti che lì è sepolto. Per il silenzio che si respira e che entra dentro, come se anche la natura si fosse fermata lì, immobile di fronte alla barbarie di cui solo l’uomo è capace.

E lì è come tornare alle origini. Perché ogni tanto mi serve ricordare chi sono e da dove vengo, per capire dove vado. Capire cos’è importante e cosa no. Per cosa posso vivere e cosa mi farebbe morire, giorno dopo giorno. Che la vita parte e arriva sempre lì, nella terra. La stessa che da’ frutto e dignità al lavoro dell’uomo, come forse nessun’altra attività sa fare. La terra esiste prima di noi e noi la dovremo consegnare a chi verrà dopo di noi. Forse per questo alla terra non puoi mentire. Ti rende vero. Una bestia, se sei una bestia. Un uomo, se sei un uomo.

Queste cose – e tante altre – ho pensato, provato, respirato lassù sulla collina di Monte Sole oggi.

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Che crisi, che balle…

Stasera Mentana ha pure proposto un’edizione speciale del suo TG per dare la notizia della crisi di Governo!

Ormai non se ne può più: ogni giorno pare l’ultimo (consultazioni del Quirinale, conta dei deputati, lettere anonime, dichiarazioni di qualche pezzo grosso contro il governo, prese per i fondelli di qualche partner europeo, e chi più ne ha più ne metta…) e poi, puntualmente, tutto si ricompone, il Governo resta al suo posto, i dissidenti dicono che era uno scherzo, l’opposizione dice che loro ci hanno provato ma nulla, il Quirinale sotto sotto rosica…

Insomma, non se ne può più. Pare il Grande Fratello. Crisi d’ascolti. E grande rottura di maroni!

Renzi e il renzismo

Riesco finalmente a far prendere un pò di fiato al blog (dopo quasi un mese di assenza… e di lavoro!).

Lo spunto non poteva non essere l’evento di Matteo Renzi alla Leopolda, di cui si fa un gran parlare in questi giorni. Comprensibile. Perché è forse – dopo l’incontro promosso dalla coppia Civati-Serracchiani a Bologna il week-end precedente – la prima occasione di dibattito vero offerta a questo Paese da anni. E questo non significa che io sia d’accordo con tutto ciò che alla Leopolda è stato detto. Dico solo – per prima cosa – che là s’è parlato di politica. Dopo tanto.

Seconda cosa: il metodo. Già sperimentato lo scorso anno e in piazza Grande qualche giorno prima, il metodo usato da Renzi per costruire una vera e propria agenda politica è l’altra grande (e bella, a mio avviso) novità che emerge dalla Leopolda. Un metodo giovane, working in progress, ma non “fluido”. Ed è questo il motivo per cui chi rivede in Renzi una replica del Veltroni del Lingotto secondo me toppa alla grande. Perché Veltroni era un leader fluido di un partito che non prendeva mai posizione. Renzi appare invece di una concretezza che sceglie (e divide) e che lo rende addirittura antipatico. Il metodo da BarCamp riadattato e il fatto di proporre le 100 idee raccolte come un punto di partenza – e non d’arrivo – è proprio una bella ventata d’aria fresca. Il web fa (e farà) il resto: è stato entusiasmante seguire la diretta e i commenti su twitter. Se Renzi e il suo staff saranno bravi, non sarà difficile per loro continuare su questa strada, inserendo anche altri elementi innovativi (e partecipativi) anche a livello metodologico!

Terza cosa: la sinistra di Renzi, ovvero – scusate l’espressione – il renzismo. La inserisco tra le cose che mi piacciono. Non ideologica (o post-ideologica), per niente avvezza ai luoghi comuni su cui la sinistra di sta adagiando da anni, non scontata, mi pare capace di ascoltare i tempi e le necessità. La sinistra di Renzi mi pare decisamente più innovativa di quella di Civati (che avevo avuto modo di commentare già tempo fa), ancora troppo ancorata a posizioni classiche (vedi alla voce “lavoro”, ma anche “diritti civili” e più in generale l’idea di società un pò troppo “statocentrica”)… Belli alcuni interventi in questo senso, Baricco su tutti! Certo, non tutti i punti erano “buoni e giusti”, come fa notare giustamente oggi Lavinia Rivara.

Piccola postilla: Renzi. Io diffido dei personalismi. E vedo in Renzi questo pericolo, neanche troppo celato. Tra il politico Renzi e il politico Civati, preferisco il secondo. Come stile intendo. Paradossalmente più “tessitore”, nonostante le sue idee meno moderate. Su Renzi pesa – come molti hanno sottolineato – l’interrogativo sulla sua capacità di fare squadra, rete, network (cosa che a Civati non si può certo rimproverare!).

Il sogno (forse miraggio?) rimane quello del tandem Renzi-Civati: la sinistra di Renzi e la capacità politica di Civati, la carica innovativa di Renzi e la capacità di costruzione del consenso di Civati… Due leader che si completano. Come sostiene da tempo anche Sofri. Giustamente.

P.S. E qui sotto… gli interventi che mi son piaciuti di più 😉

per ora basta… poi vedremo!!! 🙂

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