Renzi e il renzismo

Riesco finalmente a far prendere un pò di fiato al blog (dopo quasi un mese di assenza… e di lavoro!).

Lo spunto non poteva non essere l’evento di Matteo Renzi alla Leopolda, di cui si fa un gran parlare in questi giorni. Comprensibile. Perché è forse – dopo l’incontro promosso dalla coppia Civati-Serracchiani a Bologna il week-end precedente – la prima occasione di dibattito vero offerta a questo Paese da anni. E questo non significa che io sia d’accordo con tutto ciò che alla Leopolda è stato detto. Dico solo – per prima cosa – che là s’è parlato di politica. Dopo tanto.

Seconda cosa: il metodo. Già sperimentato lo scorso anno e in piazza Grande qualche giorno prima, il metodo usato da Renzi per costruire una vera e propria agenda politica è l’altra grande (e bella, a mio avviso) novità che emerge dalla Leopolda. Un metodo giovane, working in progress, ma non “fluido”. Ed è questo il motivo per cui chi rivede in Renzi una replica del Veltroni del Lingotto secondo me toppa alla grande. Perché Veltroni era un leader fluido di un partito che non prendeva mai posizione. Renzi appare invece di una concretezza che sceglie (e divide) e che lo rende addirittura antipatico. Il metodo da BarCamp riadattato e il fatto di proporre le 100 idee raccolte come un punto di partenza – e non d’arrivo – è proprio una bella ventata d’aria fresca. Il web fa (e farà) il resto: è stato entusiasmante seguire la diretta e i commenti su twitter. Se Renzi e il suo staff saranno bravi, non sarà difficile per loro continuare su questa strada, inserendo anche altri elementi innovativi (e partecipativi) anche a livello metodologico!

Terza cosa: la sinistra di Renzi, ovvero – scusate l’espressione – il renzismo. La inserisco tra le cose che mi piacciono. Non ideologica (o post-ideologica), per niente avvezza ai luoghi comuni su cui la sinistra di sta adagiando da anni, non scontata, mi pare capace di ascoltare i tempi e le necessità. La sinistra di Renzi mi pare decisamente più innovativa di quella di Civati (che avevo avuto modo di commentare già tempo fa), ancora troppo ancorata a posizioni classiche (vedi alla voce “lavoro”, ma anche “diritti civili” e più in generale l’idea di società un pò troppo “statocentrica”)… Belli alcuni interventi in questo senso, Baricco su tutti! Certo, non tutti i punti erano “buoni e giusti”, come fa notare giustamente oggi Lavinia Rivara.

Piccola postilla: Renzi. Io diffido dei personalismi. E vedo in Renzi questo pericolo, neanche troppo celato. Tra il politico Renzi e il politico Civati, preferisco il secondo. Come stile intendo. Paradossalmente più “tessitore”, nonostante le sue idee meno moderate. Su Renzi pesa – come molti hanno sottolineato – l’interrogativo sulla sua capacità di fare squadra, rete, network (cosa che a Civati non si può certo rimproverare!).

Il sogno (forse miraggio?) rimane quello del tandem Renzi-Civati: la sinistra di Renzi e la capacità politica di Civati, la carica innovativa di Renzi e la capacità di costruzione del consenso di Civati… Due leader che si completano. Come sostiene da tempo anche Sofri. Giustamente.

P.S. E qui sotto… gli interventi che mi son piaciuti di più 😉

per ora basta… poi vedremo!!! 🙂

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