Archivio mensile:febbraio 2012

E adesso tocca a noi

Ieri il premier Monti ha spiegato in Senato il senso dell’introduzione dell’Imu anche per edifici e immobili di proprietà della Chiesa Cattolica. Il Presidente del Consiglio si è soffermato sulla questione delle scuole cattoliche, precisando che – secondo quanto contenuto nel decreto – “sono esenti dall’Imu quelle che svolgono attività secondo modalità non commerciali”.

Sull’argomento avevo già detto la mia domenica. In una disperata battuta di sdegno verso il solito dibattito all’italiana:

Sulle scuole cattoliche – come sempre – tornano gli steccati ideologici. Ma una soluzione per cui le scuole cattoliche “per i ricchi” paghino (Imu e non solo) e gli istituti professionali per i figli dei nuovi poveri siano pagate dallo Stato proprio non vi piace, eh? Troppo pragmatica e poco ideologica, no? Meglio fare le barricate, in effetti…

Quindi diciamo che la proposta Monti non mi dispiace. E forse, un pochino, ne rivendico la paternità! 😉 Nel senso che della rilevanza sociale avevo parlato prima io di lui!

Anche se… quelle “modalità non commerciali” risultano ancora una formula vaga, sempre molto all’italiana, per intenderci. E non sempre potrebbero coincidere con la valenza sociale di cui parlavo nel mio stato facebook. Per questo secondo me, servirebbe una mossa a sorpresa. Per cambiare gioco e sparigliare clericali e atei ringhiosi.

Stavolta però, a fare la prima mossa non dovrebbe (e forse potrebbe) essere il Governo. Adesso tocca forse a noi cattolici. Perché – mi chiedo – non rinunciare alle scuole per i figli dei ricchi? Lasciamole a quelli che vogliono fare profitti o vogliono “pesare” nella formazione di quelle che credono essere “le future classi dirigenti”. Noi cristiani siamo chiamati a ben altro: condividere la nostra strada con gli ultimi, appassionarci al futuro dei figli dei poveri di oggi. Quelli che non si possono permettere di mandare la propria progenie al Massimo. E forse neanche capiscono l’importanza di far studiare i propri figli. Abbandoniamo una volta per tutte i sogni di gloria e la sete di “eccellenza”, per abbracciare il destino degli ultimi, la passione educativa che spinge tanti sacerdoti e laici a “spezzarsi” – come pane per gli affamati – nei quartieri più malfamati del Meridione, nelle periferie più lontane delle nostre città.

Un po’ come don Milani. O come San Filippo Neri, o San Giovanni Bosco. O Pino Puglisi. O come i Salesiani nel quartiere San Cristoforo di Catania (di cui avevo già parlato qui). Credo che sia questo il nostro posto. E credo che lì la nostra creatività può e deve dare una marcia in più. Lì c’è bisogno di noi.

Adesso – insomma – tocca a noi!

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: