Archivio mensile:marzo 2012

Scuola macedonia

Ma… onestamente… crediamo davvero che aumentando il numero delle tipologie di scuola si migliori la formazione dei ragazzi?!?

Mai come oggi la scuola ha bisogno di qualità, non di quantità… E la qualità si persegue aumentando gli investimenti (dello Stato), puntando su una formazione adeguata degli insegnanti, riscoprendo il valore dell’educazione e delle sfide che le nuove tecnologie pongono ai ragazzi di oggi e alla loro sete di libertà. Una sete che il mondo degli adulti ha il dovere di colmare!

Il liceo “sportivo” – con più ore di educazione fisica, in un’epoca in cui lo sport è onestamente sovradimensionato nella vita e nei tempi dei ragazzi (responsabilità degli adulti che preferiscono “riempire” il tempo dei piccoli, anziché “coltivarlo”!) – è l’ennesima risposta sbagliata ad una domanda reale (quella di riforma della scuola, medie in pole position!).

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Derby, razzismo… Auschwitz… silenzio!

Ho visto da qualche parte che c’è un programma, un progetto (o qualcosa di qualche istituzione, forse Provincia di Roma, non ricordo) per portare ad Auschwitz gli studenti delle scuole romane più meritevoli. Ho appena letto dei cori razzisti a Juan, durante il derby romano. Leggo le “prediche” dei tifosi romanisti (hanno tutti ragione, per carità, ma dubito che si sarebbero mossi con la stessa rabbia se il bersaglio dei buuu fosse stato un laziale!). Credo che ad Auschwitz dovremmo portare loro, quelli dei buuu, gli alunni “peggiori”. Sono loro che dovrebbero vedere coi loro occhi, calpestare con i loro piedi, ascoltare con le loro orecchie. E convertire i loro buuu in grida di difesa del fratello africano, o zingaro, o gay, o diverso.

Ad Auschwitz io e Vale siamo andati “preparati”: la guida ma anche gli amici che ci erano stati ci avevano avvertiti. Eppure, per quanto tu abbia messo in campo tutte le possibili difese, non c’è guida, né amico, né le decine di film sulla shoah visti e rivisti, né i documenti letti sui libri di storia, né i documentari de “La Storia siamo noi” che riescano a darti quel patrimonio di emozioni, reazioni, riflessioni che una “visita” ad Auschwitz comporta.

Ho una certa difficoltà a descrivere cosa ho visto, cosa ho provato.

Direi che ad Auschwitz incontri il Male. Quello con la M maiuscola. Entri nel campo, vedi i fili spinati con la corrente, poi entri nei blocchi, vedi le stanze. E poi è la volta delle foto, immagini di giovani, donne, bambini. Milioni di volti, alcuni hanno un nome e cognome. Altri neanche quello. Condannati all’oblio. Poi i mucchi di capelli, delle milioni di donne passate di là. Poi le scarpe, a destra e sinistra, così tante da farti girare la testa. E la terra. Terra sacra, mista alla cenere dei tanti martiri innocenti che ad Auschwitz hanno perso la dignità e la vita.

Mi torna in mente ora quel verso del Salmo 8, “Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli”. Troppo forte quell’atrocità, per non gridare anch’io: “Dio dov’eri? Dove diavolo stavi quando qui si prendevano gioco dei tuoi figli? Quando le bestie facevano scempio del tuo tempio?”.

Non c’è risposta al mio grido, al grido di tanti come me che son passati di là, probabilmente. Rimane solo forse il volto di padre Kolbe, morto tra gli ultimi, per amore del suo Dio e di quell’uomo, “fatto poco meno degli angeli”. Mi vengono in mente le tante catechesi in cui ho cercato di dire – a modo mio – che il nostro Dio è così diverso da quello che ci siamo disegnati. Eppure. Sarei stato capace di riconoscerlo nel volto di quell’ebreo umiliato? Nel grido di un padre che lasciava i propri figli, proprio mentre anch’io rischiavo la mia vita? E ancora: sarei stato capace di non arrendermi alla rabbia? Di dare la vita in quel luogo di atrocità? Di non imbracciare il primo fucile e sparare all’impazzata contro quelle bestie, morendo sì, ma non prima di aver appagato la sete di vendetta? Bestialità chiama bestialità. E quel luogo forse è stata la tentazione più grande per padre Kolbe.

Mi vengono in mente tantissime cose ora. La scientificità con cui le SS hanno progettato quei campi spariglia in un attimo tutte le illusioni sul primato della ragione (l’ingegnosità e la ragione di chi progettò lo sterminio, la “soluzione finale”, mette i brividi). E rimette al centro la questione dell’interiorità (eppure mai come oggi si assiste al silenzio assordante riguardo all’interiorità, come se non avessimo imparato nulla!). Milioni di perché affollano ancora adesso la mia mente… E tante emozioni: la rabbia, il pianto, la tristezza, l’angoscia, la vergogna.

Ci vorrà un po’ per elaborare. Ma vi prego: lasciamo che quei 22 uomini che hanno giocato oggi a pallone rimangano 22 uomini dietro un pallone. Bello, divertente, ma pur sempre un gioco. Un privilegio. Un lusso. Non facciamo la moraletta agli altri, se non siamo pronti a divenire noi stessi sentinelle a 360°.

Grazie.

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