Elsa e l’autocritica

«Dobbiamo dare attenzione a quelli che sono in maggiore sofferenza, ai segmenti più deboli e su questo siamo in ritardo, forse c’è anche una qualche mia responsabilità, è anche un mio compito come ministro del Welfare».

Così il Ministro Fornero ieri all’Assemblea di Confcooperative. E sui social network si scatena già il “tiro al Fornero”. Alimentato dai soliti quotidiani del nazional-social-populismo nostrano.

Ora io dico: è vero che le scuse non bastano. Che i mea culpa si addicono più al Papa che ad un Ministro del Lavoro. Ed è vero che non si può sempre assolvere il Governo Monti da qualsiasi colpa, facendo leva sulle differenze col precedente esecutivo. Però… ammettiamo pure che a frasi del genere non siamo affatto abituati. Che di solito, in questo ultimo ventennio i politici che abbiamo votato ci hanno abituati alla negazione dell’evidenza. A commenti entusiastici di sconfitte elettorali trattate come vittorie. A lunghi elenchi di dati, sbrodolati in artificiosi quanto inutili talk-show, per coprire l’imbarazzo di non aver nient’altro da dire.

Per cui ora, vi prego, lasciateci gustare, anche per poco, quest’aria da Paese serio. E cerchiamo di crescere anche noi elettori. Anche noi che domani criticheremo il Governo Monti perché esser professori non significa affatto avere la soluzione in tasca. Perché comunque Monti è persona di destra che attua politiche liberali, forse già vecchie e stantìe. Perché da ricordi neanche troppo vecchi di corsi di politica economica, abbiamo capito pure noi che in periodi di recessione non si possono attuare politiche di rigore. Perché magari prima di colpire tutti indistintamente, avremmo voluto delle belle patrimoniali capaci di aumentare il prelievo sulle classi più abbienti, sui tantissimi dipendenti pubblici (militari, ministeriali) andati in pensione a 50/55 anni in epoche non sospette (e che ora si godono la prematura vecchiaia). E per tantissimi altri motivi…

A me, però, la frase della Fornero, così realista, è piaciuta. Per oggi.

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