Perché

Gli antropologi sanno bene che in qualsiasi società la vita di un individuo è scandita da riti. I quali sanciscono il passaggio da una fase all’altra, da uno status ad un altro.

Oggi nelle nostre società “secolarizzate” tutto è più difficile. Fino a qualche decennio fa, ad esempio, il primo contratto di lavoro o il matrimonio sancivano il passaggio di un individuo dall’adolescenza o giovinezza all’età adulta. Non a caso, questi eventi venivano festeggiati insieme alle persone più care.

Oggi non è più così. Quegli stessi eventi che fino a qualche decennio fa segnavano il passaggio ad una condizione “definitiva” nella vita di una persona, oggi hanno perso la loro caratteristica principale: al matrimonio spesso seguono separazioni, divorzi e ulteriori matrimoni. Il primo contratto di lavoro (precario) non garantisce più la sicurezza necessaria ad impedire regressioni nel mantra della disoccupazione.

E così alla domanda: ma quand’è che un essere umano diventa adulto? non sapremmo trovare una risposta.

L’altra sera sono stato a cena in pizzeria con gli amici con cui abbiamo giocato a fantacalcio quest’anno. Ci siamo conosciuti in oratorio e per anni alcuni sono stati animatori, altri sono “passati” per i gruppi giovanili. Poi le strade si sono separate, ma è rimasta l’amicizia.

Matteo è uno di questi ragazzi. Una capoccia dura (la sua) e tante incacchiature (le mie). E viceversa. Ancora ci pizzichiamo quando pubblica “ricordi” del ventennio fascista – così, un po’ per sfida – sulla sua bacheca facebook.

L’altra sera, davanti alla pizza, si parlava, si scherzava come sempre. Ci si prendeva in giro e ognuno diceva un po’ quello che avrebbe fatto il prossimo anno e negli anni a venire. Sogni, scommesse, desiderio di futuro. Questi sono i momenti più belli e autentici. Poi d’un tratto Matteo s’è fermato e con quell’aria canzonatoria che di solito ha nei miei confronti, m’ha chiesto che senso avesse tutta la vita. Perché uno lavora e s’ammazza per anni e poi tutto finisce. Per quale motivo uno dovrebbe viver così? Per il paradiso? E se poi non ci fosse nulla e fosse solo tutto un grosso inganno?

Non ho risposto. Ho abbozzato una mezza battuta. Sul fatto che il paradiso non è “poi” ma qui ed ora. Ed è la felicità qui ed ora la posta in palio. Ma non era importante la risposta. D’un tratto ho capito che Matteo aveva fatto il salto. S’è chiesto il perché giusto. E il mio compito d’animatore e d’educatore è finito. Sarà lui a cercarsi la risposta. Ora è un uomo.

Auguri Matté… la vita non sarà semplice e a volte ci domanderemo chi ce l’ha fatto fare. Ma rimane l’avventura più bella. E io ti auguro di esser felice qui ed ora. Che è poi il motivo per cui la nostra amicizia è nata e continua.

Quel perché è stato il suo rito di passaggio. L’iniziazione di Matteo. Ora è tutta una salita, forse. Ma fatta da uomo. 😉

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One thought on “Perché

  1. […] così anch’io mi trovo oggi a farmi le stesse domande sacre di Matteo sul senso. Segno che la vita ti riprende spesso, proprio quando (e perché) credi di […]

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