Carlo Petrini e la parola TERRA

Tra i vari interventi di ieri sera a Quello che (non) ho… quello di Carlo Petrini, creatore di Slow Food è stato il più bello, o almeno quello che mi ha toccato di più. Mi piaceva riportare video e testo (i grassetti sono i miei, perché sono le frasi che mi scuotono di più!) anche nel mio blog. Quasi un onore… 😉

Appartengo alla Terra. E come me tutta l’umanità, e ogni forma di vita. Piante e foreste, frutti e fiori, e ancora fiumi, monti, animali d’ogni specie e tutto ciò che il lavoro umano ha plasmato e trasformato nel tempo.

San Francesco la chiamava sorella e madre, che ci governa e dà sostentamento. E per essa rendeva lode al Creatore. La Terra non appartiene a nessuno o non dovrebbe appartenere a nessuno; i suoi frutti appartengono a tutti o dovrebbero appartenere a tutti. Eppure l’avidità di pochi prende possesso di immensi spazi, estromette intere comunità, distrugge la bellezza del paesaggio e la fertilità dei suoli, gli arroganti prevalgono sugli umili. Umile, da humus, colui che è vicino alla terra.

Da sempre amo quella parte di umanità che si prende cura della Terra. Non ho mai capito perché viene considerata come l’ultima ruota del carro. Le alte gerarchie del sapere, della conoscenza e della politica non lasciano spazio ai contadini, ai pastori, ai pescatori e alla parte più sensibile di essi: le donne, gli anziani, gli indigeni. Eppure grazie a loro condividiamo il cibo, energia della vita. Essi conoscono le cose intime della natura, le proprietà delle erbe, il cambiamento del tempo, i movimenti delle stelle, le fasi della luna, le buone pratiche per accudire l’orto.

Figli della Terra, sanno governare il limite nelle loro azioni, praticano la vera economia. È con la Terra, è con la natura che i nostri conti non tornano. Da troppo tempo consumiamo e sprechiamo più di quanto produciamo, prendiamo più di quanto diamo. Riconciliarci con la Terra è l’unico modo per voler bene a noi stessi e agli altri e forse è l’unico modo per uscire dalla crisi. Le buone pratiche della lotta allo spreco, della condivisione e del dono si realizzano con lentezza, senza frenesia e ansia. “C’è più tempo che vita” dicevano i nostri vecchi. Proprio perché abbiamo la sensazione di aver toccato il fondo e ci sentiamo con il culo a mollo, sento che il nostro spirito deve esser più determinato e propenso a vivere con coraggio e letizia il cambiamento.

La comunità terrestre è chiamata a reagire ora. Baldo al magone e allo scoramento: siamo in tanti e in buona compagnia. Forse è giunto il tempo di ascoltare i consigli del buono e saggio Gargantua, figlio di Gargamagna e Gargamella. Vediamo cosa dice Gargantua:

Qui si sta in letizia, qui non c’è malizia, qui non vi sono eccessi onde imbastir processi, qui non entrate, pidocchi e avari, usurai, leccapiatti, mangiagatti, taccagni, lesinai intenti solo ad ammucchiar denari, mai contenti di quelli già fatti, curvi e ricurvi sulle vostre ciotole colme e ricolme a ricontar i mille e mille e mille, a far rotoli e le pile. Sano il corpo, lieto il cuore, qui regna l’Amicizia, lode ed onore. Meglio di riso che di pianto scrivere, poiché è dell’uomo e di lui solo il ridere. Vivete lieti!

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