Atene, Europa

Bello l’editoriale di oggi di Barbara Spinelli su Repubblica. Bello per la drammaticità della situazione che descrive. Ma anche per la prospettiva che, di fatto, propone:

Il non-detto dei nostri governanti è che la cacciata di Atene non sarà solo il frutto d’un suo fallimento. Sarà un fallimento d’Europa, una brutta storia di volontaria impotenza. Sarà interpretato comunque così. Non abbiamo saputo combinare le necessità economiche con quelle della democrazia. Non siamo stati capaci, radunando intelligenze e risorse, di sormontare la prima esemplare rovina dei vecchi Stati nazione. L’Europa non ha fatto blocco come fece il ministro del Tesoro Hamilton dopo la guerra d’indipendenza americana, quando decretò che il governo centrale avrebbe assunto i debiti dei singoli Stati, unendoli in una Federazione forte. Non ha fatto della Grecia un caso europeo. Non ha visto il nesso tra crisi dell’economia, della democrazia, delle nazioni, della politica. Per anni ha corteggiato un establishment greco corrotto (lo stesso ha fatto con Berlusconi), e ora è tutta stupefatta davanti a un popolo che rigetta i responsabili del disastro.
Le difficoltà greche sono state affrontate con quello che ci distrugge: con il ritorno alle finte sovranità assolute degli Stati nazione. È un modo per cadere tutti assieme fuori dall’Europa immaginata nel dopoguerra. Ci farà male, questa divaricazione creatasi fra Unione e democrazia, fra Noi e Loro. La loro morte sarebbe un po’ la nostra, ma è un morire cui manca il conosci te stesso che Atene ci ha insegnato. Non è la morte greca che Aiace Telamonio invoca nell’Iliade: “Una nebbia nera ci avvolge tutti, uomini e cavalli. Libera i figli degli Achei da questo buio, padre Zeus, rendi agli occhi il vedere, e se li vuoi spenti, spegnili nella luce almeno”.

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One thought on “Atene, Europa

  1. Alessandro ha detto:

    Beh, per fare una Federazione europea serve anche fiducia e rispetto reciproci fra i popoli che DECIDONO di federarsi. Ora, detto che i popoli NON HANNO DECISO di federarsi e, se oggi venissero posti di fronte alla scelta, deciderebbero di tornare alle vecchie monete nazionali, interrompendo per chissà quanto tempo il processo di integrazione fra gli stati, possiamo aiutare un paese che è entrato nell’area Euro dopo aver truccato i bilanci pubblici? Che non accetta riforme di alcun tipo e vuole solo sostegno finanziario dai paesi più ricchi? Che, nonostante i miliardi ricevuti dall’UE con il Fondo Sociale Europeo negli anni scorsi, non ha saputo utilizzarli per rilanciare la propria economia? Un paese dove corruzione, evasione fiscale e clientelismo stanno divorando [o l’hanno già fatto] le poche risorse disponibili?
    Ora, sono d’accordo se si dice che la Grecia non può cambiare radicalmente dall’oggi al domani e sono convinto che si dovrebbero chiedere riforme graduali in un piano di sviluppo pluriennale. Ma credo che per superare questa crisi servirebbe uno sforzo da parte di entrambe le parti, compresa la Grecia, che non mi sembra voglia farlo questo sforzo.

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