L’autorevolezza non si compra (nemmeno sul web)

Ho iniziato la mia mattinata internettiana, leggendo un curioso post di Mantellini (che a sua volta riportava ciò che Marco Camisani Calzolari aveva scritto su facebook)… e sto terminando la giornata con un piccolo articolo di Salvioli sul Sole 24 Ore.

Il comun denominatore di tutti questi interventi è l’uso di comprarsi “amici” o “fan” su facebook e “followers” su twitter. Uso apparentemente in voga ultimamente, sia tra i privati che tra le aziende.

Come fanno notare i più esperti (Vincenzo Cosenza nell’articolo di Salvioli, ad esempio), comprarsi amici o fan è un’operazione forse poco costosa, ma sicuramente di dubbia utilità. La pratica di comprare fan o followers è una tendenza che mi diverte e mi stupisce. Innanzitutto perché denota la totale incomprensione del paradigma comunicativo dei social network. Che non sono un mezzo di comunicazione unidirezionale e la cui validità, quindi, non dipende dal numero delle persone che si possono raggiungere.

La comunicazione nei social network è basata sulla relazione, sul dialogo, sulle interazioni. Per questo avere 800 fan o 15000 non indica nulla di per sé. Chi intende esser presente sui social network deve aver ben chiaro che “esserci” significa coltivare relazioni, favorire interazioni, abituarsi ad un dialogo che è – per forza di cose – almeno bidirezionale. Chi vuole “esserci”, insomma, deve innanzitutto saper ascoltare (i social network sono uno straordinario mezzo di ascolto).

Per questo il numero dei fan o dei followers non è sufficiente a stabilire il successo o meno della comunicazione di un’azienda sui social network. È l’interazione (e dunque alcuni indici come il PTA di facebook), il coinvolgimento degli altri utenti, il grado di empatia, che condiziona la reputazione di un brand (o un opinion maker) sui social network.

In poche parole: l’autorevolezza, nei social network così come nella vita reale, non è in vendita, ma va costruita con una presenza costante, duratura e dialogante. Altrimenti, meglio indirizzare il budget su altre voci di spesa.

P.S. Come facevano notare alcuni attenti commentatori della stato facebook di Marco Camisani Calzolari, questa tendenza (comprarsi followers o fan) ha avuto perlomeno il merito di mettere in discussione il ranking Klout (che invece, pare risenta molto dell’aumento di followers fittizzi e sostanzialmente inattivi, quindi inutili!).

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