Il complottista che è in noi

L’elemento peggiore di quello che è successo ieri a Brindisi è sicuramente l’assenza di un colpevole. Quando il colpevole di un atto così barbaro e illogico esiste, subito il lutto si incanala nella richiesta di giustizia o nella voglia di vendetta.

Ma quando non c’è un colpevole, non abbiamo un nemico da combattere, una persona o un’organizzazione con cui prendercela, un volto o un simbolo contro cui scendere in piazza. È allora che si fanno strada strani mostri nelle nostre coscienze.

È per questo che da ieri giornalisti, testate, opinion leader, politici si stanno scervellando per dare un volto al killer. Svolgendo analisi, dando giudizi, ricorrendo ai più abili strumenti di retorica… tutto basato sul nulla. Perché, nonostante la fretta dei media, un’inchiesta ha bisogno generalmente di tempo. Vale per quelle della magistratura. Dovrebbe valere anche per quelle giornalistiche.

Alcuni in queste ore stanno evidenziando le pecche del giornalismo ufficiale e dei giudizi affrettati. Grazie a Dio.

In questo clima di incertezza, però, è facile che tra le varie ipotesi in campo, spunti anche la più frequente delle soluzioni nostrane: il complotto.

Le prime parole di Grillo (che, come spesso accade, non sapendo cosa sia il silenzio e la riflessione, non perde occasione per tacere!). Poi un articolo sul Fatto Quotidiano. E subito impazza la teoria del complotto (qui un bel post ironico di matteoplatone al riguardo). Servizi segreti, poteri forti. Tra poco magari uscirà fuori il nome del Vaticano e quello della CIA. Così siamo al completo.

Io di questo complottismo sono un po’ stanco. Perché è cieco come chi lo alimenta. Perché si inserisce nelle chiacchiere da bar, dove ognuno può dire quel che gli pare, senza assumersene la responsabilità. Perché distrugge il giornalismo vero e fa crescere il pettegolezzo da “sala d’aspetto”. Perché è fin troppo facile, dal momento che ci esime dalla fatica della ricerca (delle prove, di fonti affidabili, di intuizioni comprovate…). Perché semina il terreno per il raccolto del populismo (vedi alla voce Berlusconi, ma anche Grillo). Perché ci autoassolve. Tutti. Quindi anche i colpevoli.

Il complottismo è la strada migliore per non avere mai giustizia.

P.S. La strada migliore, quella che forse i media avrebbero dovuto sottolineare a dovere, è quella imboccata dai ragazzi del Morvillo-Falcone di Brindisi. Che domani saranno a scuola. Regolarmente. Dimostrando così che gli stereotipi degli adulti sul loro conto (“Ah, i giovani d’oggi…”) sono come sempre frutto dell’ignoranza e dell’incapacità. Ché quando “ne vale la pena”, i giovani ci sono. Sempre.

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One thought on “Il complottista che è in noi

  1. Solo Tnepd ha detto:

    Comunque sia andata, sono davvero in pochi a chiedersi perché.

    Qual è l’obiettivo di una strategia della tensione senza capo né coda come quella che sta prendendo piede oggi in Italia?

    http://www.tnepd.com/2012/il-perche-della-strategia-della-tensione-delle-bombe-e-degli-attentati-passati-e-prossimi-venturi

    Questo è il piatto forte.

    🙂

    p.s. Va detto che il termine ‘complottista’ indica chi ordisce i complotti. Chi li interpreta andrebbe definito ‘complottologo’.

    T

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