La barbarie, ormai ci siamo

Bell’intervista di Enzo Bianchi oggi al Fatto Quotidiano. La riporto integralmente, visto che sul web non ne ho trovato traccia… finora… 😉

Chiediamo a Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, un’intervista sulla situazione politica. E lui: “Avevo scritto 15 anni fa A piccoli passi verso la barbarie, poi ho dovuto scrivere A grandi passi verso la barbarie e tre anni fa La barbarie, ormai ci siamo”.

Padre, come siamo arrivati qui?
La crisi etica ci ha portato a una situazione in cui da parte dei cittadini non c’è più fiducia in chi è stato eletto per garantire un governo secondo equità e giustizia.

Cosa significa per un Paese che la fiducia dei cittadini nei partiti sia a percentuali da prefisso telefonico?
Vuol dire che i partiti sono occupati da persone non più affidabili. Non si ha il coraggio di dirlo apertamente, ma quel che è venuto a mancare è la fiducia verso gli eletti.

I politici minimizzano lo schiaffone che hanno preso nelle amministrative. Pensa che si ripeterà alle politiche?
La situazione è sempre più allarmante: i politici sembrano non avere nessun ascolto delle persone che in questo momento sono indignate e frustrate dalla politica. Ogni giorno che passa vediamo scandali che coinvolgono i politici, l’illegalità praticata da loro: se continua così, il prossimo anno sarà una disfatta.

C’è qualche pericolo, in questo scenario?
La democrazia non s’impone da sé. Quando nella società domina l’indignazione, che può diventare rabbia e poi violenza, a quel punto nemmeno un progetto democratico può essere realizzabile. Dovremmo avere tutti un maggiore senso di responsabilità. Ho paura che non siano solo le periferie, come in Gran Bretagna o in Francia: da noi ho l’impressione che interi strati della popolazione abbiano terminato le riserve di pazienza.

La gente ha paura?
Non c’è dubbio, da un anno a questa parte non fa che crescere. La paura viene da una situazione economica in cui i poveri non riescono ad arrivare alla fine del mese: c’è un limite che ormai è vicino.

Anche se erano pochi, i terremotati hanno contestato Mario Monti, salutato a novembre come un salvatore. Comincia a vacillare la fiducia nel premier?
Purtroppo sì. Il clima è esasperato. E purtroppo i partiti che lo sostengono continuano con la diffidenza e i ricatti. Nonostante le buone intenzioni, l’azione del governo è difficile da comprendere. E quindi sì, può esserci rabbia anche nei confronti del nuovo esecutivo. Ma non dimentichiamoci cosa avevamo prima…

Si parla molto di antipolitica. In particolare a proposito del Movimento 5 Stelle e di Grillo.
Come monaco non mi voglio schierare. Dico solo che è sbagliato pensare che oggi ci sia l’antipolitica. Sto tanto in mezzo alla gente e ai giovani: sento una grande domanda di ritorno alla polis. A un progetto serio, che possa dare speranza. Era peggio fino a un anno fa, quando si accettavano comportamenti e azioni che certo non erano degne di uno Stato di diritto. Non è corretto condannare né dire che ci sono posizioni antipolitiche solo perché questi movimenti non si esprimono nelle forme tradizionali. Io credo e vedo un bisogno di ritorno alla politica, all’etica, alla legalità. Questo ovunque io incontro la gente e su questo vedo un grandissimo cambiamento rispettoagli ultimi anni, in cui c’era solo silenzio. Queste voci per me sono una  speranza.

Dopo mesi di scandali quotidiani, da che pulpito i politici danno lezioni?
Siamo stati abituati a non vedere ricambio della classe dirigente e ad accettare da costoro qualunque cosa. Per questo i politici non hanno coscienza dei danni che in termini culturali hanno prodotto. Non hanno autorità per chiedere ancora fiducia.

Vent’anni fa c’è stata Tangentopoli, non abbiamo imparato nulla?
Ci siamo abituati, dopo un grande sconcerto iniziale. Dopo, con la Seconda Repubblica, l’arroganza non è cessata, soprattutto da parte di questi ricchi che ostentano il lusso di fronte ai poveri. Il così fan tutti era diventato una cosa accettata, anche riguardo all’illegalità. Senza critiche e senza resistenza. In pochi abbiamo alzato la voce e siamo stati anche poco ascoltati…

Se ci risentiamo tra un anno, cosa ci diremo?
Spero che il quadro muti profondamente e che ci sia l’emergenza di qualche novità. Altrimenti si andrà verso uno sfaldamento. E ci vergogneremo di essere italiani

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