Corvi

Si fa proprio un gran parlare di questo/i benedetto/i corvi che infestano i corridoi dei palazzi vaticani, alla ricerca di scoop, carte segrete, giochi di soldi e potere. Come nei migliori romanzi di Dan Brown.

Prima riflessione: che il Vaticano non sia certo il luogo più puro del mondo, lo sanno anche i bambini. È evidente che ci siano lotte intestine nei sacri palazzi (forse dovute anche alla debolezza di un Papa che, in queste questioni, si pensava erroneamente più duro dell’amato Wojtyla). A ciò si somma la crescente domanda di vicinanza – e dunque di rinuncia alle “sacche” di potere – della società nei confronti della Chiesa.

E il tutto avviene proprio in un momento in cui sembra più forte la distanza tra la Chiesa e la vita quotidiana di questa nostra umanità. E per “Chiesa” non intendo ovviamente solo cardinali e vescovi, ma anche sacerdoti e laici impegnati nelle parrocchie, troppo spesso appiattiti su un clericalismo di ritorno, poco attenti (e questo forse sarebbe proprio un compito da laici) alle “gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono”.

Accondiscendenti invece alla retorica da cittadella assediata, tutta arroccata sulla filosofia della “difesa”. Poco disposti all’ascolto. Molto alle battaglie. Nonostante ci si professi tutti credenti in un Dio morto in croce, proprio per non fare del suo messaggio, della sua buona notizia, una questione identitaria.

Seconda riflessione: ieri Michele Serra nella sua solita Amaca, si chiedeva giustamente:

La vera domanda, attorno ai cosiddetti misteri vaticani, è quanto ancora possono incidere, i maneggi e le lotte intestine di quegli anziani prelati, sulla vita della società italiana. Nel resto del mondo il loro peso politico è ormai vicino allo zero…

Concordo con Serra: contrariamente a ciò che credono i politici e gli anticlericali, la Chiesa italiana oggi non condiziona le coscienze, non sposta un voto (anche perché vota in maniera diversa!), non ha un sufficiente potere di ricatto nei confronti di forze politiche e sociali.

Siamo condannati – anche in questioni non di mero calcolo politico – ad una progressiva irrilevanza. Che ha di per sé, almeno per noi cristiani, notevoli aspetti positivi, quando ci purifica dall’ombra e dalla tentazione del potere, che ci trasciniamo dietro da secoli. Ma anche quello meno positivo (ma comunque sempre frutto del nostro modo di stare in questa società), di non essere minimamente incisivi nel tessuto sociale del nostro Paese.

Ma è sempre un buon inizio! 🙂

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