Archivio mensile:giugno 2012

Mamme (ovvero, se Balotelli esce dallo stereotipo che si è scelto)

E comunque l’immagine di Balotelli che corre verso i tifosi e abbraccia la mamma, mi ricorda tanto la pubblicità Procter&Gamble per le Olimpiadi 2012… bellissimo… che, come dice Giovanna Cosenza, è costruito così abilmente da far piangere (nel senso che quello è lo scopo: far piangere tutti!).

Credo che Balotelli sia uno dei personaggi dello show-business più “costruiti”, un po’ come Mourinho (che di Balotelli è stato maestro e tutore). Anche grazie al contributo rilevante della stampa e dell’informazione.

Quando, invece, esce dal cliché del genio antipatico e coatto, fa anche un po’ tenerezza…

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Però è bello

La vittoria di Mursi in Egitto non significherà certo stabilità e pace assicurate per il Paese… non sappiamo come evolverà la situazione né in Egitto, né nell’intero Medio Oriente… però…

Però è bello lo stesso: piazza Tahrir in festa è un bel segno di speranza! Speriamo bene, le prime parole del neo presidente fanno ben sperare! E il pensiero va soprattutto alla minoranza copta

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Luce e ombra

Non sempre l’assenza di luce è buio. Non sempre l’assenza di parola è morte. Credo che nelle nostre vite così frenetiche e chiassose, sarebbero veramente necessari luoghi di silenzio. Luoghi in cui ritrovarsi e riconoscersi. Luoghi in cui incontrare e riconoscere l’altro. Incontri che hanno bisogno di tempo, calma, pazienza…

Chi vuol contribuire a migliorare il mondo perché lo dovrebbe fuggire? Chi cerca la luce perché dovrebbe rifugiarsi nel buio di una grotta? Domande fissate nella scritta che conduce allo Speco:

Lumina si quaeris, Benedicte, quid eligis antra?

Se vai in cerca della luce, Benedetto, perché hai scelto gli antri?

Quaesiti servant luminis antra nihil.

Nessuna caverna racchiude la luce che cerchi.

Sed perge in tenebris radiorum quaerere lucem

Ma tu continua a cercarne i raggi nelle tenebre

nonnisi ab oscura sidera nocte micant

perché solo dal buio le stelle brillano.

[G. Boatti, Sulle strade del silenzio, Ed. Laterza]

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Uno sguardo sulla Leopolda

L’intervento di Renzi non è stato male… mi è piaciuto (perché mi pare il dato politico-elettorale più importante, per chi volesse guidare il Paese), il passaggio sugli astensionisti. Credo che a loro deve guardare il PD, ma anche qualsiasi partito che voglia guidare questa nostra Italia un po’ scombussolata…

Mi è piaciuto molto anche il commento di Andrea Sarubbi. Il suo parere mi interessa forse più delle parole di Renzi (che comunque, comunicativamente parlando, batte Bersani 2-0, almeno…).

Renzi continua a sembrarmi “parziale”. Ci sarebbe bisogno di un bel tandem, capace di comunicare e di far sognare, ma anche di concretizzare una sinistra che punti sul senso di comunità come tratto caratteristico (e Renzi è ancora troppo appiattito su questioni – giuste – legate a meritocrazia, vincoli eccessivi a iniziativa individuale… tutti temi giusti, ma che necessitano di una cornice chiara, altrimenti, legati solo all’individuo, rimangono un tema “di destra”).

Certo… poi ascolto Bersani:

Al di là degli argomenti proposti… sembra di ascoltare un anziano sacerdote a messa!

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Le primarie bisogna saperle fare

L’Espresso pubblica un documento riservato del PdL delirante, che sostiene di appoggiare Renzi per portare Berlusconi al Quirinale. E Renzi pensa bene di attaccare l’Espresso (che, cmq, qualche colpa “giornalistica”, l’aveva, come – in parte – avevo anche suggerito qualche giorno fa). Invece di deridere la follia alla base del documento (e quindi attaccare la destra, anziché soffiare sul fuoco dello scontro a sinistra).

Il responsabile lavoro del PD, Fassina, commentando l’evento che – con tutta probabilità – lancerà la candidatura di Renzi alle primarie 2012, lo definisce un “ex portaborse, diventato sindaco di Firenze per un miracolo” (ovvero sfruttando le divisioni interne del PD. E questo rende il successo di Renzi, forse, un po’ meno miracoloso, visto che la divisione è il tratto fondante!).

Insomma, non basta dire “facciamo le primarie”. Bisogna poi saperle fare.

È una questione di cultura politica. Negli Stati Uniti, che delle primarie sono gli artefici, lo scontro durante la campagna per le primarie è duro e non esclude i cosiddetti “colpi bassi”. Ma non s’è mai visto, in America, che i partecipanti si insultino via twitter (insulti gratuiti, che con la politica hanno poco a che fare) prima ancora che le primarie inizino. Questione di strategia e intelligenza.

Io non dico che dobbiamo copiare gli Stati Uniti (a culture politiche diverse, primarie diverse), ma almeno trovare una via italiana alle primarie, capace di stimolare il confronto, anche aspro, sul tipo di Paese che vogliamo, anziché suscitare i soliti insulti da bar sport. E far vincere la destra.

Chiedo troppo?

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Roma, sciopero, traffico, caos, caldo

Sono queste le keyword della mia giornata di oggi.

Non sono il primo e neanche il più autorevole. Ma lo dico ugualmente: che utilità ha proclamare uno sciopero oggi? Che utilità ha proclamarlo sempre di venerdì? Che senso ha proclamarlo nella giornata più calda dell’estate?

Ma soprattutto: lo sciopero è ancora uno strumento per difendere – da lavoratori – i propri diritti?

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In difesa di Renzi, mio malgrado (a patto che si rottami pure lui)

Renzi non mi fa impazzire. Mi piacciono alcune sue proposte. Su alcune questioni mi sembra più audace di certa sinistra un po’ arroccata sui suoi dogmi (ci sono ancora sacche ideologiche che fanno paura). Su altre faccio fatica.

Non so se voterei Renzi alle primarie. Di certo non voterei Bersani. Probabilmente, se i candidati fossero solo loro due, non voterei: ho già votato, turandomi il naso, una volta. E ha vinto l’altro.

Comunque. Oggi l’Espresso pubblica un piano “segreto” di Berlusconi per fare di Renzi il futuro premier e dello stesso Berlusconi il Presidente della Repubblica.

Ora, a legger le carte pubblicate dal magazine, si rimane sbalorditi – a tratti divertiti – dalle idee messe in campo dalla presunta “macchina da guerra” berlusconiana. A cominciare da quel voler metter “la Rete al posto della tv” (Berlusconi non sa neanche pronunciare la parola Google, come ricorderanno i più attenti). Per non parlare, poi, dell’idea di “infiltrare” Marco Rizzo.

Evidentemente non sono di questo parere i giornalisti de l’Espresso, che invece hanno pubblicato il “piano”, con tanto di denuncia politica, nei confronti – ovviamente – di Matteo Renzi.

Siamo insomma, alle barzellette.

Il punto – che forse i giornalisti de l’Espresso, anch’essi parte del problema, non vogliono vedere – è che il PD, come gli altri partiti, sono di fronte ad una delle crisi di credibilità e di spessore politico più gravi degli ultimi decenni. E che non se ne esce, se non abbandonando le “sicurezze”, anche quelle ideologiche e “rottamando” la classe politica che le ha costruite e mantenute in questi anni. Renzi compreso (che ormai, come dice mia nonna “è Renzi da un pezzo”). 

Occorre ripensare la sinistra, ché anche le lotte degli anni ’70 hanno stufato tutti. Soprattutto chi – come me – quegli anni li vede così lontani. E negli steccati ideologici non solo non ci si riconosce, ma si sente a disagio.

Si tratta di uno sforzo bello grosso. Soprattutto di ascolto della società. Che – è vero – è cambiata, rispetto alla visione rigida dei conservatori. Ma anche rispetto a quella, altrettanto rigida e dogmatica, dell’antica sinistra italiana.

Come sarà la sinistra che verrà?!? Non lo so. E non lo sanno neanche i giornalisti dell’Espresso, anche se non vogliono dirlo. È un cantiere aperto, da costruire. Con facce nuove.

Ma la domanda che più mi spaventa è: saremo in grado, anche noi giovani (spesso più ideologici dei nostri padri) di fare il salto della quaglia?!?

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Adesso non esageriamo

Che il successo di Grillo sia dovuto – in parte – anche al suo uso, abbastanza lungimirante, del web è assodato.

Dire però che Grillo sfonda dove c’è internet (banda larga, uso dei social, diffusione smartphone…) mi pare un po’ eccessivo. E riduttivo, se si vuole comprendere il successo del Movimento 5 Stelle.

Influiscono di più, probabilmente, altri fattori (come ieri faceva notare Dino Amenduni su facebook). Non ultimo, direi, la diffusione reale e locale di un movimento che – con tutte le contraddizioni del caso – si presenta con volti normali, giovani, pragmatici.

Nonostante Grillo.

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Labirinti

Oggi, prima prova della maturità 2012.

Tra le varie, tematiche, un brano di Italo Calvino, da Le città invisibili che a me piace proprio tanto (e grazie a Lalli che mi ha suggerito il testo del Ministero):

«La gente che s’incontra, se gli chiedi: – Per Pentesilea? – fanno un gesto intorno che non sai se voglia dire: “Qui”,
oppure: “Più in là”, o: “Tutt’in giro”, o ancora: “Dalla parte opposta”.
– La città, – insisti a chiedere.
– Noi veniamo qui a lavorare tutte le mattine, – ti rispondono alcuni, e altri: – Noi torniamo qui a dormire.
– Ma la città dove si vive? – chiedi.
– Dev’essere, – dicono, – per lí, – e alcuni levano il braccio obliquamente verso una concrezione di poliedri opachi,
all’orizzonte, mentre altri indicano alle tue spalle lo spettro d’altre cuspidi.
– Allora l’ho oltrepassata senza accorgermene?
– No, prova a andare ancora avanti.
Così prosegui, passando da una periferia all’altra, e viene l’ora di partire da Pentesilea. Chiedi la strada per uscire dalla
città; ripercorri la sfilza dei sobborghi sparpagliati come un pigmento lattiginoso; viene notte; s’illuminano le finestre ora
più rade ora più dense.
Se nascosta in qualche sacca o ruga di questo slabbrato circondario esista una Pentesilea riconoscibile e ricordabile da chi
c’è stato, oppure se Pentesilea è solo periferia di se stessa e ha il suo centro in ogni luogo, hai rinunciato a capirlo. La
domanda che adesso comincia a rodere nella tua testa è più angosciosa: fuori da Pentesilea esiste un fuori? O per quanto
ti allontani dalla città non fai che passare da un limbo all’altro e non arrivi a uscirne?»

P.S. Se ripenso a me stesso e a com’ero alla mia maturità, non avrei mai scelto il saggio breve sul labirinto. Oggi forse sì… c’est la vie! 😉

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Diritti civili e diritti sociali

D’accordo con Gilioli e Civati (che lo riprende): i diritti civili non possono essere contrapposti ai diritti sociali, come alcuni cattolici un po’ furbetti vorrebbero far credere. Credo anche che una sinistra moderna non possa non includere una forma di riconoscimento delle unioni tra omosessuali nel proprio programma di governo.

Alcuni appunti, però:

  1. Un conto è porre una questione, fare una proposta, aggiornare un programma di governo. Altro è prendere una questione – di per sé piuttosto delicata – e farne una “battaglia di civiltà”, renderlo cioé il punto (o uno dei punti) su cui – anche comunicativamente – giocarsi la battaglia per le politiche 2013. Nel primo caso, concordo. Nel secondo, dissento fortemente.
  2. Possibile che – con tutte le cose sulle quali ci si trova d’accordo – il PD scelga sempre (spesso nel momento meno opportuno) di far leva sulle questioni sulle quali la convivenza tra le diverse tradizioni che compongono il melting pot democratico risulta più difficile? Cui prodest? Non a chi vuole l’introduzione di istituti giuridici per regolare le unioni omosessuali. Non ai fautori del “più sinistra”. Neanche ai cattolici del PD. O almeno, questo è quello che è accaduto finora.
  3. L’idea di base del PD – ma questo è quello che io credevo – sta nella sfida di far convivere più tradizioni differenti, ma disposte ad unirsi in nome di alcuni valori comuni (solidarietà, visione comunitaria della società, sostenibilità, ecc.). Per farlo, occorre individuare interlocutori autorevoli nelle e delle diverse tradizioni. Ed esser poi disposti a dialogare (che non significa trovare un compromesso, ma contaminarsi a vicenda). Se questo non avviene, meglio dire che è cambiata la vision e la mission del partito. Ci si dividerebbe. E ognuno tornerebbe a farsi le proprie battaglie di civiltà, supportato dai “suoi” e – probabilmente, ma qui è solo la mia idea – incapace di sintetizzare una visione d’insieme progressista, capace di riformare questa nostra società bloccata e iniqua.
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