Tettonica a zolle (il quadro politico che cambia)

La tettonica a zolle, che è movimento – come tutti i processi dinamici – provoca in natura scosse e terremoti. Non è così per la politica italiana (e spesso anche per alcune zone d’ombra della società), per la quale, molto gattopardianamente, i cambiamenti annunciati in pompa magna hanno l’unico scopo di conservare lo status quo. E i processi di cambiamento lento e graduale difficilmente vedono momenti di rottura. Anche quando ce ne sarebbe bisogno.

Spero, però, che ciò che è stato annunciato oggi nella direzione nazionale PD e nel vertice PdL produca qualche piacevole novità.

Certo, annunciare primarie aperte (capaci quindi di coinvolgere anche movimenti, associazioni, società civile) e poi indicare preventivamente un’alleanza coi moderati come mèta del percorso non è proprio il massimo della coerenza. Me meglio di niente.

Le primarie “aperte” hanno il merito di creare dibattito, di azzardare ipotesi future (e non solo in termini di alleanze elettorali). Molti, quindi, da ieri si stanno cimentando nel totocandidati (che in un contesto personalizzato come quello attuale equivale a fare ipotesi sul futuro della sinistra italiana!).

Tra i tanti, mi ha colpito ieri Pietro Raffa che, prendendo spunto da un precedente post di Gilioli, parla di una possibile sfida a tre, tra Bersani, Renzi e – forse – Civati. La “sfida a tre” sintetizzerebbe il confronto rispettivamente tra centro, destra e sinistra PD.

Probabilmente Raffa vede lungo e bene. A me, però, piacerebbe un partito (o una coalizione) che sapesse interpretare meglio lo spirito dei tempi. E che si confrontasse lungo cleavages che tenessero conto delle domande della società oggi.

La sfida a tre ricalca il classico confronto nella sinistra italiana (anche se spesso nella sinistra si assiste a sfide a cinque, sei, sette…). La sinistra storica contro i cosiddetti “riformisti”. In mezzo, la soluzione di compromesso (Prodi nel ’96), che di solito è quella vincente.

Ammesso che i tre nomi proposti da Raffa siano realmente espressione di queste tre sinistre (difficile che Civati sia leader di una sinistra che ricomprende anche la FIOM, ad esempio. O che Bersani – e il suo entourage – sia concepito come soluzione non riformista), mi pare che oggi vi siano innumerevoli altre “fratture” nella società, che la sinistra trinitaria non ricomprende.

Forse dovremmo smettere di guardare alla società come qualcosa da cambiare. E iniziare a farci cambiare dalla società. Che tradotto non significa abbandonare la vocazione egualitaria (non egualitarista). Ma capire che si vince se si colgono le nuove fratture (vecchio vs nuovo, centralismo vs policentrismo, partito-apparato vs partito-rete, garantismo vs meritocrazia, precarietà vs stabilità, ecc.), se si ascoltano le priorità che gli italiani chiedono per il proprio Paese.

In fondo, Grillo – con tutte le sue contraddizioni e il suo populismo – vince per questo. Perché è garantisce, per ora, facce nuove e normali, possibilmente giovani, per guidare città e territori. E questa è una domanda forte oggi nel Paese reale.

P.S. Per tutti i motivi che ho elencato sopra, le parole di Civati a margine della direzione fanno ben sperare…

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