Il silenzio che uccide

Accade che da qualche mese campi e terreni del Meridione italico, sequestrati alla criminalità organizzata e affidati a cooperative giovanili, legate perlopiù a Libera, siano bersagli di atti vandalici e intimidatori.

Accade che proprio negli stessi mesi e negli stessi giorni i giornali e il web impazziscano per le frasi di Cassano sui presunti compagni omosessuali, per i risultati della Nazionale di calcio, per future improbabili liste civiche nazionali, per le foto di questa o quella modella. Degli incendi ai campi di Libera poche righe, nelle edizioni locali, quando va bene.

Accade che l’ultima indignazione di massa contro la mafia ci sia stata qualche settimana fa, in occasione di un attentato (costato purtroppo la vita ad una ragazza innocente) che i giornali hanno subito etichettato come “mafioso” e che poi si è rivelato il gesto insensato di un folle. Segno comunque – al di là dell’effetto moltiplicatore dei social network – dell’importanza che hanno i mezzi di comunicazione e le testate giornalistiche (e del fatto di dare una certa notizia in un certo modo).

Il silenzio uccide molto più facilmente delle bombe. Attraverso la superficialità complice di molti.

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