In difesa di Renzi, mio malgrado (a patto che si rottami pure lui)

Renzi non mi fa impazzire. Mi piacciono alcune sue proposte. Su alcune questioni mi sembra più audace di certa sinistra un po’ arroccata sui suoi dogmi (ci sono ancora sacche ideologiche che fanno paura). Su altre faccio fatica.

Non so se voterei Renzi alle primarie. Di certo non voterei Bersani. Probabilmente, se i candidati fossero solo loro due, non voterei: ho già votato, turandomi il naso, una volta. E ha vinto l’altro.

Comunque. Oggi l’Espresso pubblica un piano “segreto” di Berlusconi per fare di Renzi il futuro premier e dello stesso Berlusconi il Presidente della Repubblica.

Ora, a legger le carte pubblicate dal magazine, si rimane sbalorditi – a tratti divertiti – dalle idee messe in campo dalla presunta “macchina da guerra” berlusconiana. A cominciare da quel voler metter “la Rete al posto della tv” (Berlusconi non sa neanche pronunciare la parola Google, come ricorderanno i più attenti). Per non parlare, poi, dell’idea di “infiltrare” Marco Rizzo.

Evidentemente non sono di questo parere i giornalisti de l’Espresso, che invece hanno pubblicato il “piano”, con tanto di denuncia politica, nei confronti – ovviamente – di Matteo Renzi.

Siamo insomma, alle barzellette.

Il punto – che forse i giornalisti de l’Espresso, anch’essi parte del problema, non vogliono vedere – è che il PD, come gli altri partiti, sono di fronte ad una delle crisi di credibilità e di spessore politico più gravi degli ultimi decenni. E che non se ne esce, se non abbandonando le “sicurezze”, anche quelle ideologiche e “rottamando” la classe politica che le ha costruite e mantenute in questi anni. Renzi compreso (che ormai, come dice mia nonna “è Renzi da un pezzo”). 

Occorre ripensare la sinistra, ché anche le lotte degli anni ’70 hanno stufato tutti. Soprattutto chi – come me – quegli anni li vede così lontani. E negli steccati ideologici non solo non ci si riconosce, ma si sente a disagio.

Si tratta di uno sforzo bello grosso. Soprattutto di ascolto della società. Che – è vero – è cambiata, rispetto alla visione rigida dei conservatori. Ma anche rispetto a quella, altrettanto rigida e dogmatica, dell’antica sinistra italiana.

Come sarà la sinistra che verrà?!? Non lo so. E non lo sanno neanche i giornalisti dell’Espresso, anche se non vogliono dirlo. È un cantiere aperto, da costruire. Con facce nuove.

Ma la domanda che più mi spaventa è: saremo in grado, anche noi giovani (spesso più ideologici dei nostri padri) di fare il salto della quaglia?!?

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4 thoughts on “In difesa di Renzi, mio malgrado (a patto che si rottami pure lui)

  1. ilsensocritico ha detto:

    Mi sembra strano che, da una parte, voglia rottamare la classe dirigente PDL, dall’altra voglia invece conservare ruderi come Santanché, Sgarbi e Verdini.

  2. […] cmq, qualche colpa “giornalistica”, l’aveva, come – in parte – avevo anche suggerito qualche giorno fa). Invece di deridere la follia alla base del documento (e quindi attaccare la destra, anziché […]

  3. uqbal ha detto:

    Non capisco una cosa (non ti conosco, è la prima volta che passo di qua), ma perché dici cose molto simili a quelle di Renzi e poi aggiungi che Renzi no? Perché è già vecchio?

    • luvi84 ha detto:

      No, non credo sia vecchio. Alcune idee di Renzi mi piacciono, altre no. Credo – forse come lui – che la politica debba rinnovarsi e che ci sia bisogno, soprattutto a sinistra, di abbandonare vecchie logiche ideologiche ormai inadeguate. Ma sul “come” dissento un po’ da Renzi (io credo, ad esempio che la questione del lavoro vada affrontata a 360°: giusto dire che ci sono troppi legacci strutturali nel nostro Paese, che soffocano l’iniziativa di chi vuole investire o mettersi alla prova. Altrettanto giusto, però, è dire che non possiamo riformare il mercato del lavoro avendo come ottica solo quella degli imprenditori o dei potenziali imprenditori: mica possiamo tutti fare gli imprenditori in Italia! Vanno riscritti e ribaditi alcuni diritti, probabilmente…).
      E poi non mi piace lo stile di Renzi, troppo saccente, troppo “in solitaria”… oggi ha parlato di “noi”, ma deve dimostrare sul campo di saper lavorare in squadra, finora non ha molto brillato! Il rischio è quello di riproporre ancora una volta i soliti personalismi, che tanto hanno incasinato la sinistra in questi anni…

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