Caro giovane amico di destra

Caro giovane amico di destra,

ho letto questa settimana sui giornali del ritorno – ancora – di Silvio Berlusconi sullo scenario politico, come candidato premier dello schieramento di centro-destra alle prossime elezioni. E non ho saputo fare a meno di scriverti.

Io proprio non ce la faccio ad esser di destra. Nella prospettiva “Dio-patria-famiglia” (lo so, è un modo un po’ vecchio di concepire la destra!), mi trovo assai stretto. E non perché non creda in Dio, non sia orgoglioso di essere italiano o non consideri la famiglia un dato importante nella mia storia personale e in quella di ogni essere umano. Ma perché il mio Dio è morto a causa degli intrighi dei potenti, senza lasciare – volutamente – programmi politici (si fida troppo degli uomini e della loro creatività). Considero patria le persone che condividono con me il comune destino degli esseri umani, al cui servizio è anche questo mio essere italiano. Quanto alla famiglia, la retorica che le ruota attorno mi fa ormai venire il voltastomaco. Del resto, ho sempre pensato che le vere politiche per la famiglia siano quelle occupazionali, ovvero politiche in grado di far andare via di casa i giovani prima possibile. Tutto il resto è strumentalizzazione.

Anche nella divisione filosofica tra destra e sinistra, che il grande Bobbio proponeva qualche decennio fa (ho divorato quel libro più di una volta), l’uguaglianza, l’attenzione a chi non ce la fa, a chi perde o viene additato nella società come perdente, ha sempre avuto in me un ruolo più forte della libertà, considerando anche che proprio attorno a strani concetti di libertà si è andata formando negli ultimi cinquant’anni una particolare concezione del vivere insieme, per la quale “fare ciò che voglio” o “fare tutto ciò che posso” diviene il viatico per l’offesa – quando non la distruzione – dell’altro, del diverso, dell’ultimo. Non posso sopportarlo.

Perdona questa mia lunga premessa, ma è bene capire ciò che ci differisce, caro amico, prima di arrivare al nocciolo del discorso.

Dicevamo… la ri-discesa in campo di Berlusconi. Viviamo sicuramente uno strano momento storico. L’incertezza sembra esser divenuta ormai il tratto distintivo del futuro, anche il più prossimo. Capisco quindi come a volte, scegliere una mediocrità certa sia più rassicurante che gettarsi nella mischia, rischiando volti, stili e idee nuove. Ma credo ci sia un limite a tutto.

Non sono preoccupato ora, infatti, di rivedere qual faccione ormai anziano comparire tra capi di stato più giovani di lui di 20, 30, 40 anni, durante i vertici internazionali. Né mi preoccupano gli stili di vita discutibili di un vecchio con evidenti problemi con sé stesso, il sesso, l’autostima. Insomma, in questo momento tante cose mi preoccupano, ma non la persona Berlusconi, che pure in passato ha avuto il pregio di suscitare grandi amori e grandi odii nel nostro Paese.

Il motivo per cui ti scrivo è che sento che, al di là delle idee divergenti, un Paese come il nostro abbia bisogno di una destra nuova, di uno schieramento conservatore vero ed europeo. Berlusconi è un uomo del passato. Un leader ormai al tramonto. Può vincere le prossime elezioni, probabilmente. Ma sceglierlo come candidato premier è un suicidio culturale e politico.

Il berlusconismo ha esaurito la propria carica ideale e politica (che pure ha avuto, anche se della proposta poltico-culturale della destra degli ultimi vent’anni non ho condiviso un H). Il mondo in cui si è formato è ormai finito. E non tornerà. Berlusconi potrebbe vincere solo per i suoi trucchetti comunicativi. Per poi ritrovarsi però di fronte, un Paese da governare, di cui non conosce più le viscere, i dinamismi. E non sarà certo la classe politica che lo circonda (arroccata in una sorta di iperuranio che la estranea dalla vita quotidiana) a salvarlo da una catastrofe ampiamente annunciata. Una catastrofe per la destra, in primis. E per il Paese intero.

Ci vuole altro. Le sfide dell’oggi e del domani chiedono a tutti uno sforzo di immaginazione e creatività, a destra come a sinistra (il discorso che faccio a te vale anche per la sinistra, ma non ti voglio annoiare!). Chiedono una forte presenza giovanile. Aggressiva, se serve. Perché la gerontocrazia che governa il Paese (non solo nella politica!) non si farà da parte volontariamente. Purtroppo.

Lasciate Berlusconi a casa, a raccontar fiabe ai nipoti. Farebbe bene anche a lui. E lasciate a casa anche chi gli sta intorno. Anche i giovani, incapaci di scegliere autonomamente, già vecchi dentro.

Per battere lo sconfittismo abbiamo bisogno di aggredire lo scacchiere politico e culturale del Paese. Non è detto che sarà facile. Non è detto che sarà tutto giusto e bello ciò che farete o faremo. Ma sarà quantomeno nuovo, sarà al passo con i tempi. Poi starà a noi e alla nostra capacità di autocritica e di verifica continua… Ma è ora di prendere in mano il futuro. Di non lasciarlo a chi ci ha già consegnato un mondo peggiore di come l’ha trovato.

Amico di destra, perdona la lunghezza di questa mia lettera. Ma proprio non ce la facevo a non dirtelo. Bisogna cambiare la mentalità per cambiare il Paese, qualunque sia la strada che abbiamo in mente. E io volevo fare la mia parte. Parlarsi è da sempre il sale della democrazia. E condividere qualche riflessione forse fa bene ad entrambi.

Spero di ritrovarti a breve. Su qualche blog. Su qualche pagina di giornale. Spero di vederti sugli scranni di qualche consiglio comunale o provinciale. O magari in parlamento, chi lo sa.

Ti saluto e ti abbraccio.

Buona strada,

L.

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