Cose che mi piacciono

Qualche giorno fa ho riletto la nota facebook della mia amica Laura. Poco più di due anni fa, ha raccolto in una lista tutte le cose che ama e tutte quelle che odia. Alla Fazio-Saviano (chi mi conosce sa quanto mi piaccia quel format!)… 

Lo trovo un esperimento utile. Soprattutto per capire come si cambia. E fare un bilancio.

Perciò… ringrazio Laura per lo spunto, la copio (rubare le idee altrui è da sempre una delle mie qualità migliori – o peggiori, forse!) e tento anch’io di buttar giù una lista.

Si comincia dalle cose che mi piacciono:

Mi piacciono le mezze stagioni, anche se non capisco perché si chiamino “mezze”. Mi piacciono i colori dell’autunno, i profumi della primavera. Mi piace un paesaggio dove la traccia dell’umano è ridotta al minimo. Mi piace il giallo dei campi d’estate e le balle di fieno, rotonde. Mi piace l’olfatto, un senso che troppo a lungo ho considerato poco. Mi piace l’odore della pioggia, specialmente quella estiva o autunnale. Mi piace la montagna, l’adoro.

Mi piace la solitudine, trascorrere anche giornate intere a pensare, da solo. Mi piace stare con gli amici, sempre quelli, ché l’amicizia vera chiede tempo e non riesco ad offrirla a chiunque.

Mi piace camminare in città. Mi piace, in città, osservare l’interno degli appartamenti dalle finestre, d’inverno. E immaginare le persone che ci vivono, le loro storie, la loro quotidianità. Mi piace vedere come cambiano i palazzi da un quartiere all’altro di Roma. Roma mi piace, ma non troppo. Mi piace più la periferia. Mi piace il luogo dove son cresciuto, perché – nonostante tutto – le radici danno senso alla mia esistenza.

Mi piacciono i monasteri, le chiese, specialmente quelle moderne. Mi piace l’architettura. Ma nelle chiese, la cosa che mi piace di più è osservare il crocifisso, perché rimane per me uno dei grandi misteri della vita.

Mi piace il gusto stracciatella: non prendo mai un gelato senza. Mi piace viaggiare e mangiare, possibilmente insieme. Mi piace sfogliare la carta dei giornali. Mi piace leggere i titoli e scegliere quale articolo merita di esser letto e quale no. Mi piace la politica, m’appassiona e anche quando lo sdegno prende il sopravvento, dura poco. Mi piace seguire le campagne elettorali. Se potessi, lo farei di mestiere. Nonostante tutto. Mi piace scrivere e mi innervosisco quando – ultimamente è capitato molto spesso – non riesco più a scrivere perché ho troppe cose da fare. Mi piace la lentezza: son convinto che prima o poi capiremo che la sostenibilità passa inevitabilmente per la lentezza. Senza lentezza la qualità è impossibile. E un mondo senza qualità è un mondo brutto.

Mi piacciono le persone che non hanno paura di scoprirsi incoerenti. Sarà una sorta di contrappasso, visto che sono stato abituato (o mi sono abituato) ad essere estremamente severo con me stesso.

Mi piace viaggiare con Valeria. Lei vede cose che io non vedo. Mi piace quel suo modo buffo di meravigliarsi delle piccole cose. Mi piace l’entusiasmo che sprigiona, la capacità di parlare con i bambini, di prenderli sempre sul serio.

In montagna mi piace camminare. Mi piace la fatica e il sudore. Mi piace quando, nonostante abbia pensato durante la camminata di fermarmi e mollare tutto, riesco a raggiungere la cima. Mi piace guidare la macchina, anche se ultimamente devo combattere contro la stanchezza, come mai mi era capitato. Mi piacciono le partenze in aeroporto. Mi piace quando l’aereo decolla. Mi piace prendere il treno. Specialmente per i viaggi lunghi. E mi piace sostare nel vagone ristorante.

Mi piace trattenermi dopo una riunione a chiacchierare con qualche amico. A costo di fare tardi all’appuntamento successivo. Mi piace osservare. Gli oggetti, le persone, i gesti. Mi piace chi fa gratuitamente. Grazie a chi fa gratuitamente, la gratuità è ancora credibile. Mi piace chi crede. In Dio, in un ideale, in un’idea: hanno una marcia in più. Mi piace la serenità di chi crede. Non è ingenuità o faciloneria. Chi crede veramente ha lo sguardo lungo. E questo lo rende sereno. Mi piace chi spende tempo ed energie, creatività.

Mi piace chiacchierare con i ragazzi in oratorio. Mi piacciono però le chiacchierate spontanee, non gli incontri organizzati. Un incontro vero non è mai organizzato. Mi piace trovarmi a parlare di cose importanti in una serata goliardica in pizzeria.

Mi piace l’arcobaleno. Mi piacciono le viti e l’uva. E mi piace l’olivo, quel suo crescere lento che impone all’uomo l’attesa. Mi piace toccare la terra, sbriciolarla nel palmo della mano. Mi piace il legno, il suo odore e le sue venature. Mi piace quando la sera torno a casa, mi siedo a tavola e si parla di come è andata la giornata. Mi piace, poi, la facilità con cui passiamo a discutere di questioni importanti ed enormi: la scuola, la politica, il Paese, la spiritualità. Come se da quella tavola, a cui sono sedute almeno tre generazioni di italiani, dipendesse la salvezza del mondo.

Mi piace il vento la mattina presto, quando sorge il sole. Mi piace il fresco delle sere estive. Mi piace il sole quando tramonta e le sfumature che produce nel blu del cielo. Mi piace la luna. Mi piace guardare un cielo stellato e riconoscere l’orsa maggiore, quella minore, la stella polare. Mi piace ascoltare un anziano che racconta. Mi piace ascoltare una favola. Mi ricorda quanto son stati bravi i miei genitori.

Mi piace dire l’ultima parola, quando discuto con i miei. So di essere veramente insopportabile. Ma dà un gusto particolare avere ragione, non c’è niente da fare. Mi piace inventare scuse. Non quelle banali. Quelle costruite come macchine, in grado di far combaciare fatti inventati come seguissero tutti una logica infallibile.

Mi piace leggere storie e leggere la storia. Di persone, popoli, Paesi. Mi piace il pranzo a casa dei miei nonni paterni. Ops… a proposito… vado… 😉

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