Padre di una buona idea

Mentre attendo di ascoltare Matteo Renzi e i motivi per cui crede sia il caso di votarlo – alle primarie e anche dopo – un dubbio mi assale. Che cioé, in fondo, i due duellanti (Renzi e Bersani) – come anche tutti gli altri che sembrano affacciarsi alla sfida delle primarie – propongano ricette già applicate e in gran parte fallimentari. Di destra o di sinistra non cambia. Che ci sia cioé una certa stagnazione delle idee. Che ci siamo arresi a riproporre visioni del passato, per pigrizia, perché osservare la realtà che muta, tentare chiavi di lettura nuove e provare ad applicarle, con la pretesa di cambiare le cose o almeno facilitarle è compito arduo, difficile, impegnativo.

E questa democrazia sgangerata ci ha reso tutti un po’ meno disposti alla fatica, più propensi al compromesso che a rimboccarsi le maniche.

Non è un problema di oggi, come testimonia il bell’inedito di Carlo Maria Martini pubblicato oggi da La Stampa. Solo che anche oggi come ieri abbiamo bisogno di padri, forti, in piedi, capaci di farci scorgere l’orizzonte e di lasciarci andare, senza troppe regolette già pronte (che di pappe pronte per il futuro ce ne son ben poche!).

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