Se la Chiesa sbaglia tattica

Nel pezzo d’apertura del numero di questa settimana, Famiglia Cristiana attacca – giustamente – quel “Satyricon felliniano” che si è rivelata la Regione Lazio.

Un bell’articolo, per una rivista che non ha mai nascosto i propri giudizi sulla classe dirigente. E gliene va dato atto.

Spiace però che nel mondo cattolico non si apra ora anche una serena riflessione sulla “tattica” tutt’altro che vincente, che la Chiesa “ufficiale” ha avuto in questi venti anni. Giacché la Chiesa non è stata immobile a guardare, durante il lungo inverno della Seconda Repubblica. E forse un minimo di autocritica non guasta, anche per noi cattolici, sempre molto propensi al perdono coi “nostri” e alla condanna degli “altri”.

Come la Chiesa era stata nel corso della Prima Repubblica fucina dell’impegno cattolico in politica, così nella Seconda ha rinunciato al ruolo di educatrice di coscienze per imbracciare quello della lobby. Scelta sicuramente dettata dalla scomparsa del partito che sanciva l’unità cattolica e dal crescente relativismo che tutto confonde e complica. Ma anche da una certa idea del ruolo della Chiesa nella società secolarizzata, non più lievito (con le dovute eccezioni, ci mancherebbe), ma gruppo di pressione.

Per farlo, le gerarchie ecclesiastiche hanno scelto in proprio le priorità dell’agenda politica (famiglia, vita, bioetica), propugnandole come veri e propri dogmi inconfutabili e spesso senza neanche preoccuparsi di verificarne l’urgenza nei rivoli di una società che cambiava, orfana – spesso, anche se non sempre e dovunque – proprio della “compagnia” dei discepoli di Gesù, intenti – almeno nei “piani alti” – più a giudicare che a farsi prossimi.

Per attuare questa tattica, la Chiesa “ufficiale” ha cercato alleanze in un mondo politico tutt’altro che preoccupato del bene comune. Seguendo una logica di scambio: silenzio dell’una verso l’incoerenza dei singoli e la mancanza di visione complessiva, silenzio degli altri sui temi che venivano loro indicati come prioritari.

Se come cittadino provo disgusto e disprezzo nei confronti del Satyricon, come cristiano chiedo riflessione collettiva e scelte chiare. Esser Chiesa non è cosa facile, non lo è mai stato. Ma un pizzico di chiarezza e umiltà forse ci aiuterebbe a seguire meglio gli insegnamenti del Maestro.

 

 

 

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