Il teatrino della legge elettorale

Da qualche giorno la politica e i media hanno deciso di proporre a noi poveri cittadini-spettatori un ulteriore tema di “discussione” (non ho ancora capito dove se ne discute, al di là delle – ormai poche – sezioni di partito e dei due rami del Parlamento). Si tratta della fatidica riscrittura della legge elettorale.

Una legge – ricordiamolo – definita “porcata” dal politico che l’aveva scritta, all’indomani delle elezioni. Lo stesso politico che ancora oggi pretende di esser chiamato in causa nella riscrittura del meccanismo elettorale.

Ad ogni modo, nel noioso dibattito su quale meccanismo sia più adatto a rappresentare la democrazia italiana, mi pare si scontrino due “convenienze”.

La prima, a destra, punta a consegnare all’Italia un quadro frazionato dove non vi siano vincitori. Di modo che i reduci (se ce ne saranno) del PdL possano ancora ambire ad entrare in maggioranze tecniche o, quantomeno, a fare – facile – opposizione a governi di sinistra così eterogenei da esser praticamente un palliativo. Il meccanismo più adatto a consentire il verificarsi di queste due opzioni è quello contenuto nella bozza Malan: proporzionale con soglia di sbarramento bassa (=tanti partitini in parlamento, ovvero una moltiplicazione dei c.d. costi della politica), e premio di maggioranza esiguo (in modo che nessun partito abbia la maggioranza dei seggi e quindi possa governare da solo). In più, reintroduzione delle preferenze (qualcosa di diverso rispetto al Porcellum dovevano pur proporlo, no?)

A sinistra, come sempre, è il caos. Ovviamente si sentono tutti grandissimi esperti, tanto che ogni partito e ogni correntina propone la sua. La tesi più accreditata è quella che contrasta le preferenze in nome dei collegi uninominali. Di fatto, un ritorno alla legge precedente al Porcellum. Questa versione – che di solito premia il centro-sinistra – di per sé non risolve la questione governabilità. Salvo introdurre premi di maggioranza (al partito e non alla coalizione!) alti e sogli di sbarramento capaci di lasciar fuori dal Parlamento formazioni minoritarie e discutibili.

Ad ogni modo, al di là dei meccanismi scelti e del dibattito tra i partiti e sui media, colpiscono alcune dichiarazioni. Illuminante quella di Anna Finocchiaro di ieri:

Io penso che la cronaca di queste settimane e di queste ore ci consegna una nuova questione morale […] E ci racconta che uno dei modi in cui la corruzione e la criminalità organizzata hanno permeato la politica è stato proprio il sistema delle preferenze. Io credo che tutto questo imponga il nostro no, e il no dei cittadini alle preferenze. Io mi auguro che anche le forze politiche che hanno detto sì a questo sistema si ricredano.

Come sempre i nostri politici si dimostrano campioni della stupidità. O quantomeno geni della confusione. Chi segue un minimo il dibattito politico ed è stato costretto ad assistere in queste ultime settimane alla scoperta dell’acqua calda (cioé che il rapporto tra questa politica e la società dove viviamo sono inondati di corruzione), sa bene che non sarà un meccanismo elettorale a porre la “questione morale” al centro del dibattito. Che le preferenze non cambiano la sostanza di una società (prima ancora che la politica) malata di sotterfugi e scorciatoie per i pochi che se le possono permettere. E che, forse, i cittadini onesti (quelli a cui evidentemente la Finocchiaro si rivolge) non ci cascano più e sono anzi nauseati dal ricorso retorico alla questione morale. Della serie: c’è un limite a tutto! Speriamo…

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