Papa, pace, gay e giornalismo

Venerdì scorso è stato diffuso il Messaggio del Papa per la XLVI Giornata Mondiale della Pace (prevista per il prossimo 1 gennaio). Il titolo, “Beati gli operatori di pace”, riprende il versetto 9 del capitolo 5 del Vangelo di Matteo.

Ho letto oggi il Messaggio. Cercando – per quanto possibile – di non tener conto di tutte le polemiche di questi ultimi giorni!

Si tratta di un testo pieno di spunti, perlopiù domande e stimoli alla riflessione, più che enunciati e anatemi. Alcuni passaggi sono particolarmente interessanti, altri sono caratterizzati da riflessioni che Benedetto XVI pone dall’inizio del suo pontificato.

Molto belli e importanti i passaggi sulla critica al sistema economico e al “lavoro” ridotto a variabile secondaria o quelli sulla pedagogia della pace.

Sono rimasto piuttosto deluso, invece, dall’assenza di condanne esplicite nei confronti delle unioni tra omosessuali. A legger gli articoli apparsi sui siti italiani venerdì, sembrava proprio quello l’oggetto del messaggio!

Ho anche cercato, disperato, di ricorrere ad una tag cloud per vedere – anche visivamente – se qualcosa mi fosse sfuggito. No, la parola “gay” o quella “omosessuali” (ma anche “matrimonio”) non compaiono proprio tra le parole più utilizzate. Compare semmai “famiglia”, ma in posizione di certo non preminente rispetto ad altre.

MessPace_tagcloud

E allora, permettetemi di fare alcune considerazioni:

Uno. Ho fatto una rapida ricerca: tra i maggiori siti di informazione stranieri, solo l’Huffington Post pubblica un articolo sull’argomento “Papa contro le unioni gay” (tra l’altro, chi conosce un minimo l’influenza del SEO nelle scelte dei titolisti dell’HP, sa le motivazioni che si celano dietro a quella scelta!). Nessuna traccia di post simili sui siti del New York Times, del Sunday Times o di Le Monde. L’agenzia Reuters fa riferimento all’opposizione del Papa ai matrimoni gay, ma dandole lo spazio che merita e mettendo in primo piano i contenuti principali del messaggio. La domanda quindi che mi pongo è: perché i principali siti d’informazione italiani (da Repubblica, a Il Fatto Quotidiano, da La Stampa al Sole 24 Ore e fatta eccezione, paradossalmente, proprio per l’Huffington Post!) hanno intravisto nel testo del messaggio una notizia che tale non era per i siti d’informazione del resto del mondo?

Due. Chi si occupa di comunicazione sa quanto oggi siano importanti gli uffici stampa nel veicolare le notizie. Ecco, se io lavorassi nell’ufficio stampa del Papa (la Sala Stampa vaticana) qualche domandina su come è stata gestita la diffusione del Messaggio me la farei. Perché ci può stare che qualche testata punti sull’effetto indignazione per aumentare le visualizzazioni del proprio sito. Ma quando il messaggio corre univoco sulla rete, qualche “colpa” ce l’ha anche in chi l’ha diffuso, per come l’ha diffuso.

Tre. Siamo di fronte ormai ad una deriva della democrazia e del dibattito pubblico. Da un lato l’indifferenza crescente di larghi strati della popolazione per qualsiasi cosa non riguardi espressamente la “mia” casa, il “mio” lavoro, la “mia” famiglia, il “mio” benessere. Dall’altro, chi si interessa di qualcosa lo fa senza più la curiosità di chi vuol comprendere i problemi. Come se le risposte fossero già scritte. Ci si confronta solo per ribadire la propria posizione, per far leva sulla propria “identità”. Per delegittimare tutte le altre idee in campo. Come se la realtà non andasse compresa, prima di pretendere di cambiarla. Ed è un guaio. Casi come questi servono ad una parte della comunità gay, abbastanza immatura, per “dare addosso all’untore” cattolico. Al fronte cattolico conservatore per dimostrare che i gay sono una lobby pericolosa e minacciano la famiglia. Ai conservatori di ogni razza e colore a difendere uno status quo che scontenta tutti (anche chi sostiene politiche per la famiglia vere e non fasulle come quelle a cui ci hanno abituato). A me, cattolico e favorevole al riconoscimento giuridico dell’unione tra persone dello stesso sesso, piacerebbe comprendere, capire e anche conoscere storie e persone. Piacerebbe anche, a volte, cambiare opinione. 

P.S. Dopo aver letto il Messaggio del Papa, mi sono imbattuto anche in due articoli che secondo me vanno letti e ci aiutano a capire quanto il dibattito migliore è quello sereno e quanto sia importante il fact checking in questa società in cui è sempre vero tutto e il suo contrario! Il primo è un pezzo di Fulvio Scaglione su Rebecca Kadaga, il cui nome è finito di colpo nel pastone anti-Papa. Il secondo è un’attenta lettura del Messaggio del Papa su Diritto di Critica (che non è certo Avvenire!).

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