Un arrivederci ad @andreasarubbi

A me non interessano gli equilibri di partito, la lotta tra renziani e bersaniani, le correnti, le questioni sull’identità, le dispute tra ex, se il PD sia più postcomunista o più postedemocristiano. Non mi interessano neanche le questioni da “sesso degli angeli” sulla necessità di un PD più di sinistra, un PD più di centro, un PD maggioritario o minoritario.

Non ho mai avuto la tessera di nessun partito, perché di Chiesa ne ho una sola e già faccio fatica ad accettare sempre le posizioni di coloro che son chiamati a guidarla. Figuriamoci in un partito, in cui – tra l’altro – si entra per scelta propria e non per “vocazione”.

Mi ritengo persona di sinistra, se la sinistra è scelta preferenziale per gli ultimi. Rispondo, in questa mia scelta, alla mia coscienza. Che mi dice sempre di tentare di usare logica e creatività, piuttosto che seguire maggioranze e ideologie.

Credo che informarsi sia un bisogno, non un diritto, né probabilmente un dovere. Perché la democrazia – la forma politica “meno peggio” secondo molti – richiede cittadini informati e motivati. Altrimenti è quasi peggio della dittatura.

In questi anni ho apprezzato il lavoro di Andrea Sarubbi, come deputato. Le sue posizioni su immigrazione e disarmo e la sua attenzione a ridurre le distanze tra istituzioni e società civile, anche attraverso l’uso “creativo” dei social network e del web sono vicine alla mia sensibilità. Andrea è uno dei deputati eletti in quanto “nominati”. Segno che anche nelle situazioni peggiori, qualcosa di buono può accadere. Ma il fatto di esser nominato gli impedisce di avere truppe cammellate nel proprio collegio, tali da permettergli una rielezione (perché, inutile negarlo, queste primarie PD saranno soprattutto mobilitazione di truppe cammellate! Nonostante la scelta delle primarie sia una scelta giusta, da difendere anche in questa forma un po’ frettolosa!).

Quindi Andrea non si candida. Gli rimane la possibilità di esser scelto nella “quota del segretario”. Cosa che, salvo sorprese che farebbero onore a Bersani, non credo avverrà. Ed è – onestamente – un peccato.

Son convinto, però, che il futuro avrà bisogno anche di Andrea e di quelli come lui. Perché ho l’impressione che siamo solo all’inizio di un terremoto, che è sociale prima che politico. E che nel nuovo mondo avremo bisogno di persone vere, creative, entusiaste, idealiste e realiste allo stesso tempo, poco apparato di partito e molto capacità di networking, poco ideologici e molto inclusivi. Non so quando la transizione che abbiamo imboccato arriverà a compimento. Ma di sicuro cambieranno molte cose. Le cose nuove vedranno Sarubbi in prima linea, ne son certo.

Quindi… arrivederci! 🙂

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