Ossimori

Capita spesso, in occasione del Natale, di buttar giù due righe di moraletta sdolcinata. Sul senso del Natale. Ma più ancora sulla cecità di un mondo che vorremmo più attento. E che non lo è affatto.

Eppure.

Comincio a ricredermi. Non sull’utilità del riflettere. Né sulla necessità di distogliere lo sguardo da ciò che ormai occupa la nostra vista e ci allontana dall’essenziale.

Piuttosto comincio a pensare che sia normale che il mondo mostri tenga in così poco conto un bambino che nasce alla periferia del mondo, in un ambiente inusuale, da genitori “normali”. E dunque, se Dio ha voluto nascere in quel modo, non era certo per catturare l’attenzione.

Pretendere quindi che il mondo fermi la propria marcia per concentrarsi su un bambino che nasce (o meglio che è nato più di duemila anni fa)… non è da Dio!

Il fatto è che in realtà tutti nasciamo con un’idea di Dio, anche chi non crede. Secondo l’opinione di chi crede, ciò è persino segno dell’esistenza di Dio stesso. Per chi non crede, è semplicemente il frutto di una cultura che dura da secoli e che ha Dio nel proprio DNA. Ma il punto è che quel Dio che nasce così è una novità. Sia rispetto alla nostra idea di Dio, che alle caratteristiche che – nonostante le differenze tra cultura e cultura – da secoli gli vengono attribuite. Ed è una novità anche per chi è – o meglio si professa – cristiano.

Perché in fondo – e questa è la particolarità del Dio di Gesù Cristo – un Dio che si manifesta all’uomo come neonato è un ossimoro inaccettabile per chiunque. Ciò che noi chiediamo a Dio è l’onnipotenza in grado di risolvere i nostri problemi. Tutti lo immaginiamo e lo pretendiamo così. Persino chi ne contraddice l’esistenza, in base alla semplice constatazione che Dio non risolve i problemi del mondo, la sofferenza dell’uomo, il male presente tra di noi.

Un Dio così, insomma, non servirebbe a nulla. E non serve a nulla.

Celebrare il Natale è celebrare l’alterità assoluta di un Dio che sceglie di aver bisogno dell’uomo. È accettare l’ossimoro. È scommettere su un Dio che è totalmente Altro da me. E che io non riuscirò mai a contenere. E a rappresentare.

Per questo  – in fondo – quando si conosce un poco il Dio di Gesù, si lascia tutto e ci si mette in viaggio. Come i Re magi. Come in un rapporto a due. Come in un’amicizia profonda. Perché i più attenti intuiscono che dietro misteri così, persino tra le parole di un ossimoro, c’è qualcosa che dice tanto di noi uomini e della nostra grandezza. E dell’insopprimibile desiderio di felicità che ci portiamo dentro.

Buon Natale e buon cammino!

P.S. Per chi volesse leggere un bel racconto natalizio, consiglio il post di Paolo Curtaz. Merita! 😉

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3 thoughts on “Ossimori

  1. paola58 ha detto:

    Queste valutazioni fanno riflettere
    e le trovo molto interessanti…grazie!

  2. […] di Matteo, la storia di quegli uomini ricchi e colti che – in un ossimoro straordinario, di nuovo – si inginocchiano di fronte ad un neonato: “Ed ecco la stella, che avevano visto nel […]

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