Metodo Barca

Mentre tutti son concentrati sull’Agenda Monti, credo che qualcosa si stia muovendo a sinistra.

Le interviste de La Stampa e de Il Fatto Quotidiano, ieri, al Ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, mi pare dicano tra le righe tre cose.

La prima è che è possibile innovare da sinistra. È possibile innanzitutto avendo in testa obiettivi chiari e valori sufficientemente condivisi (sposando magari merito e inclusione, due concetti che – anche se non pronunciati espressamente – sembra di cogliere nelle parole del Ministro).

La seconda è che la frase Io tuttavia preferisco alla parola agenda, la parola metodo” dice più di quanto sembra (in parte lo spiega lo stesso Barca successivamente “La chance dell’Italia di ripartire dipende da questo, più che dalla lista delle cose da fare. Che sono, tra l’altro, arcinote”). E vale più di tanti manifesti che si susseguono di questi tempi. C’è dietro un’idea precisa di politica e lo “smascheramento” del Governo tecnico (un governo non è mai tecnico, perché non c’è un solo modo – metodo – per fare le cose. Scegliere il metodo è già un atto politico!). Ma c’è anche la rivalutazione implicita del ruolo delle persone e della loro preminenza sui “contenuti” (che è sempre stato un “cavallo di battaglia” della sinistra: prima i contenuti, poi i leader/le persone).

La terza e ultima è la sottolineatura del ruolo della cosiddetta società civile, di cui i partiti – in quanto organizzazioni intermedie – fanno parte. È forse il tratto più interessante delle interviste, che i giornalisti giustamente mettono in evidenza. Non tanto perché l’importanza che Barca attribuisce ai partiti (ma anche ai “corpi intermedi”) è in contrasto con il vento dell’antipolitica dominante. Ma perché esprime un’idea della politica in cui le istituzioni sono a servizio della società (e non il contrario). E la consapevolezza che è nella società che avvengono le trasformazioni più importanti e interessanti. E solo un partito aperto può coglierle e adeguarvi una governance. Solo così, il governo diviene così “rete di reti”.

Quest’ultimo punto è una critica – non voluta – persino all’operazione Monti (che sembra molto “calata dall’alto”, almeno per ora). Ma anche a tutta la seconda Repubblica, vissuta perlopiù secondo l’idea che a muover tutto in politica sia la conquista del potere. Accompagnata dalla convinzione (errata) che lo Stato cambi la società e non il contrario (da cui discende anche la mia critica più grossa all’azione della Chiesa cattolica – come lobby – negli ultimi decenni). Barca sembra paradossalmente sposare la concezione morotea del funzionamento di una comunità, ma con uno sguardo più ottimista.

Ed è cosa buona.

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