Archivio mensile:marzo 2013

Nunc dimittis

È il rischio del M5S: occupare un trono-postazione, in attesa dei tempi in cui il Messia verrà col suo Regno. Non lo sfiora il sospetto che il Regno sia già qui, che l’attesa sia un escamotage. Che le vie non siano due ma una: rinunciare all’isolamento splendido del trono, aprire un varco, proporre a chiare lettere il nome di un suo papa Francesco. Altrimenti ti chiamerai movimento ma vecchio partito rimarrai: con le sue abitudini da recinto, con la sua sconnessione dalla cittadinanza attiva che ti ha fatto re.

Quel che urge non è la prorogatio dell’esistente – una delle tentazioni di Cinque Stelle – ma la declaratio con cui Benedetto XVI ha innovato, spogliandosi del proprio scanno: le forze che ho “non sono adatte a esercitare in modo adeguato il ministero”. Alcuni hanno detto: “è la fine”. Era un inizio invece, era rinuncia a parte di sé per far spazio al nuovo. Così per i politici: sono a un bivio, e chi serve i propri ideali diminuisce un po’ se stesso, coglie il momento se si presenta. Apprende la destrezza astuta che prolunga il carisma: fin da subito mostra che entrare in un’altra orbita politica è possibile. E se non a Dio, chiede alla coscienza: “Dimettimi, esiliami dall’istinto abitudinario che mi abita”.

Dallo splendido articolo di Barbara Spinelli, ieri, su Repubblica (che merita di esser letto per intero!)

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La missione dell’umanità

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo.
È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

Dall’omelia del Papa, oggi.

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Non solo un uomo

aldo_moro

Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese. In Aldo Moro il terrorismo brigatista individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in un suo saggio giovanile, “forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete, ma è sempre un grande destino”.

Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica, Discorso di insediamento, 16 marzo 2013

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Guardando la prima seduta del Parlamento…

Ed ecco che mentre guardo questo spaccato di umanità che è il nuovo Parlamento, mi vengono in mente le parole di don Lorenzo Milani.

Ho poi studiato a teologia morale un vecchio principio di diritto romano che anche voi accettate. Il principio della responsabilità in solido. Il popolo lo conosce sotto forma di proverbio: “Tant’è ladro chi ruba che chi para il sacco”. Quando si tratta di due persone che compiono un delitto insieme, per esempio il mandante e il sicario, voi gli date un ergastolo per uno e tutti capiscono che la responsabilità non si divide per due. Un delitto come quello di Hiroshima ha richiesto qualche migliaio di corresponsabili diretti: politici, scienziati, tecnici, operai, aviatori. Ognuno di essi ha tacitato la propria coscienza fingendo a se stesso che quella cifra andasse a denominatore. Un rimorso ridotto a millesimi non toglie il sonno all’uomo d’oggi. E così siamo giunti a quest’assurdo che l’uomo delle caverne se dava una randellata sapeva di far male e si pentiva. L’aviere dell’era atomica riempie il serbatoio dell’apparecchio che poco dopo disintegrerà 200.000 giapponesi e non si pente. A dar retta ai teorici dell’obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell’assassinio di sei milioni di ebrei risponderà solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perché pazzo. Dunque quel delitto non è mai avvenuto perché non ha autore. C’è un modo solo per uscire da questo macabro gioco di parole. Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l’obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l’unico responsabile di tutto. A questo patto l’umanità potrà dire di aver avuto in questo secolo un progresso morale parallelo e proporzionale al suo progresso tecnico.

E ripenso alla mia responsabilità, ché quegli uomini e quelle donne stanno lì (in Parlamento) anche per il mio voto.

Alla responsabilità dei partiti, che non possono (anche se lo fanno spesso) scaricare sui cittadini che non li votano – fosse anche per ignoranza – le responsabilità dei propri fallimenti (vedi atteggiamento di tanta parte del PD sul voto grillino!).

Alla responsabilità dei grillini, ché in fondo quelli che stavano lì prima di loro, in passato li han votati anche loro (e magari hanno accettato in cambio pure qualcosa, talvolta): perciò più che continuare a dipingere gli altri come “la casta” e loro come i supereroi, dovrebbero cominciare a farci vedere di cosa son capaci e quali proposte (e come) intendono portare avanti.

Ché a maledire la notte, non si fa mica giorno!

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Il silenzio del Papa

La dico breve breve, perché sennò tradisco pure il senso del post: lo so che oggi è facile dirlo (ché sembra quasi che tutti ci riscopriamo papalini), ma a me quel lunghissimo silenzio del Papa è piaciuto tantissimo.

Veramente molto significativo. Ha ragione Gramellini:

Mezzo minuto di silenzio, cioè di spiritualità, qualcosa di molto più ampio della religiosità. Le parole trasmettono emozioni e pensieri. Il silenzio, sentimenti. Erano anni che lo aspettavamo. Anni orribili di applausi ai funerali e di minuti di silenzio inquinati da coretti da stadio non solo negli stadi. Questo terrore di entrare in contatto con se stessi, contrabbandato per empatia ed espansività. Questo bisogno di buttare sempre tutto fuori, per paura di sentire che cosa c’è dentro, fra la pancia e la testa. Il cuore. Il gesuita Francesco ha mandato nel mondo il suono dimenticato del silenzio.

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Un Papa di nome Francesco

Dicono che i commenti a caldo sono i migliori. Io inizio ad apprezzarli perché poi, a freddo, rischiamo sempre di eccedere in ragionamenti astratti dalla realtà. E invece noi avremmo un gran bisogno di realtà.

Spero che Jorge Mario Bergoglio sia un Papa ancorato alla realtà, poco teorico (e se vogliamo, anche poco intellettuale).

Mi piacciono – oltre al nome, ma questo lo hanno detto praticamente tutti! – quel suo sottolineare che è Vescovo di Roma, prima ancora che Papa (ché, se vogliamo, delinea una chiara idea di Chiesa, più eloquente di mille parole). Mi piace quella croce di ferro che profuma di storia, una storia personale non si rinnega mai, né è possibile cambiarla. Mi piace il coraggio, perché ci vuole coraggio a chiamarsi Francesco, si rischia di illudere le persone, ché la ragione lo dice chiaramente: non basta mica un Papa a cambiare il mondo! Mi piace quel sapore antico delle parole pronunciate oggi, quel pregare “Dio e la Madonna”. Sa di semplicità e di ritorno all’essenziale. Cosa di cui abbiamo disperato bisogno. Mi piace la scelta dei cardinali, che hanno spiazzato quanti vedono sempre e solo lotte di potere, in ogni angolo e in ogni sagrestia.

Papa Francesco non avrà un compito semplice. E quando si placherà l’euforia del momento, in molti calcheranno la mano sui suoi limiti, sulle cose inevitabilmente non fatte o non dette. O su quelle già dette (molti hanno già cominciato a misurare ogni dichiarazione). Stasera però, da cristiano, son contento: mi pare che più degli scandali, siano stati altri i pensieri dei cardinali. Era ciò che speravo (un Papa non è mica un funzionario, né un giudice, ma un padre, un fratello, un compagno di strada).

Buona strada, Francesco!

 

P.S. Stasera insieme ad altri 6 matti, abbiamo dato il via all’avventura che impegnerà i prossimi anni della nostra vita (e forse – speriamo – la vita intera!). Avere proprio stasera un Papa di nome Francesco… non c’era modo migliore per iniziare! 🙂

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Extra Omnes

conclave

…e nel vedere quella processione così antica e ancora così affascinante, di uomini vestiti di rosso che camminano e pregano, come dei pellegrini, verso la Cappella Sistina…

Beh… per un credente tutto ha un fascino discreto e misterioso, che le parole non riescono a descrivere.

È, in fondo, proprio questa la bella contraddizione di queste settimane: un mondo ansioso e morboso di informazione, di comunicazione, di parola, di gossip… che si trova di fronte il muro del silenzio, un silenzio che non comprende fino in fondo (come, fino in fondo, non lo comprende neanche una parte di noi stessi), ma che rimane un tratto fondamentale della vita sociale e personale.

Da ora – per chi crede – comincia il mistero, che è un impasto di umanità, di preghiera, di incarnazione, di divino…

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