Un problema di leadership

Leggo i resoconti dei giornali all’iniziativa di Fare il PD di questo pomeriggio. Sembra quasi si sia tornati all’autunno scorso (mentre il mondo, intanto, va avanti alla solita velocità della luce). Non mi pare proprio un buon segno.

Continuo a pensare che il fallimento più grande della classe dirigente democratica non sia tanto il risultato più che deludente dell’ultima tornata elettorale. Ma il fatto di non aver saputo individuare e costruire una leadership vera e credibile. E non bastano i soliti vecchi commenti/slogan (l’importanza del partito, il senso di appartenenza, i contenuti prima delle persone, ecc.) a colmare il gap politico.

Perché da sempre la politica parla attraverso leadership personali e comunitarie. Tanto più oggi. Mentre invece il dramma vero a sinistra è proprio l’assenza di una leadership autorevole. E più ti spingi a sinistra, più l’emergenza leader aumenta. Per questo Renzi non ha avversari veri (al Congresso del PD, come nella partita per la premiership).

Non lo è Cuperlo, né Fassina. E persino Civati stenta ad avere un profilo capace di tradurre idee, valori, programmi in parola, emozione, mobilitazione. E sia chiaro: l’assenza di una leadership alternativa a Renzi non è dovuta al fatto che il sindaco di Firenze sia il miglior leader possibile per il PD!

Si tratta di un problema culturale. A sinistra la leadership fa paura. Viene sempre contrapposta alla democraticità (ma senza leader la democrazia non funziona), al collettivo. Concettualmente il “leader” evoca clima da ventennio (fascista o berlusconiano), catalizza accuse di semplicismo, superficialità, adesione acritica. Contrappone la capacità comunicativa ai contenuti, alla “sostanza” (come se poi l’assenza di personalità comunicative ci avesse regalato in questi ultimi vent’anni una vivacità di proposte, un fermento programmatico!).

E così, quest’incontro di Fare il PD mi fa un po’ pena. Perché l’unico dato significativo sono i toni aggressivi verso il sindaco di Firenze, che puntualmente Renzi riutilizza per proporsi come “l’uomo solo contro l’apparato”, in un tira e molla che prima o poi stuferà anche i suoi sostenitori più accaniti. La notizia vera, per i lettori più attenti è il vuoto che si manifesta nei volti dei partecipanti, sempre gli stessi mediocri volti, incapaci di suscitare la minima reazione (non tra gli addetti ai lavori, ma tra i cittadini, gli elettori).

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