Solleticare le smanie dei lettori

Leggo La Stampa da diversi anni e lo considero uno dei migliori quotidiani stampati in Italia. Mi piace la direzione di Calabresi: giovanile, attenta alle esperienze innovative e alle implicazioni etiche che il mestiere del cronista comporta, oggi più che mai.

Ed è proprio per questo che l’attenzione che in questi giorni il quotidiano mostra nei confronti della vicenda del professore di Saluzzo mi lascia un po’ “di stucco”.

Per carità, casi come questo son gravi ed è giustissimo dargli risalto. Ma, data la notizia, credo che vi sia un limite che il giornalista dovrebbe imporsi. Quando si verifica una denuncia di abusi (o plagio su minore… sempre di abuso si tratta!), sia che tale abuso sia vero e accertato, sia che non lo sia, vi sono (o vi saranno) conseguenze inimmaginabili sulle vite delle persone coinvolte. Nel caso specifico, parlo delle ragazze con le loro famiglie, ma anche del professore, della propria famiglia, di suo figlio. Fino al mondo della scuola, ai colleghi e all’intera cittadina.

In questi casi, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso e soprattutto che si attivino tutti quegli aiuti (anche psicologici) che la comunità dovrebbe assicurare alle persone coinvolte, un’eccessiva copertura mediatica, con tanto di scambi al vetriolo sulla stampa tra alunni (e genitori) che accusano e alunni (e genitori) che difendono il professore, mi sembra quanto mai dannosa per tutti. Per i ragazzi, innanzitutto e per la loro fiducia nell’altro. Per il professore, che – se colpevole – va condannato dopo il processo e non prima, sui media o nelle chiacchiere da bar. Per la famiglia del professore, perché vedere ogni giorno sul giornale la foto del proprio padre accanto a parole quali “abuso”, “violenza sessuale” non è certo piacevole, né giusto. Per il mondo della scuola, che ha bisogno – oggi più che mai – che non si attivi l’ennesima “caccia alle streghe”. Per la società civile, ché trovare ogni giorno sul giornale nuovi racconti sulla vicenda, non giova a nessuno.

Come non giova a nessuno continuare a solleticare un certo voyeurismo su vicende scabrose o presunte tali. Anzi.

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