Quirico e il mestiere del giornalista

“Io non so se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell’affidabilità, né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta […] Non ho elementi per giudicarle, sono abituato a parlare e a dare per certe le cose che ho verificato. In questo caso non ho potuto controllare niente. È folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”.

Sono contento che Domenico Quirico sia tornato tra noi. Lo sono perché Quirico è un giornalista di razza, lo si intuisce dalle sue parole oggi. Lo sono perché più che di libertà di espressione, abbiamo un bisogno disperato di libertà di informazione, che passa anche per la qualità dei cronisti, di quelli che raccontano le cose come stanno e che lo fanno grazie ad una strenua verifica di quel che vengono a sapere.

Lo sono perché – anche un po’ egoisticamente – vorrei proprio capire che cosa sta succedendo in Siria. Specialmente ora.

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