Americana [part one]

Son quasi sette giorni che sono negli States e già la voglia di fissare i pensieri e le riflessioni (condivise per ora solo con Vale) riaffiora… Sarà che gli Stati Uniti offrono veramente una marea di cose a cui pensare… oppure semplicemente sarà il paesaggio da Moby Dick che ammiro dalla finestra del Prince Albert Guest House dove alloggiamo, qui a Provincetown, sulla punta di Cape Cod.

Ci son delle cose che mi aspettavo di trovare ancor prima di partire. Cape Cod è molto simile a come me la immaginavo: i venti freddi, le casette caratteristiche in pieno stile americano, l’oceano (che vedo per la prima volta!)… molte delle cose che un italiano si aspetta di trovare negli USA son frutto della cultura nella quale siamo cresciuti. Una cultura USA-friendly passata attraverso i film, le sitcom, i polizieschi e i gialli, i cartoni animati, la musica… insomma: abbiamo respirato l’America sin da quando siamo nati, perlomeno nei suoi lati migliori. Ovvio che essa sia divenuta una sorta di miraggio, anche per la mia generazione, che non è stata costretta a lasciare l’Italia per necessità.

In fondo, questo fenomeno non è poi così diverso da ciò che accade ad un albanese o un nordafricano: anche loro vivono spesso guardando i nostri telefilm e le nostre trasmissioni televisive. Anche a loro l’Italia appare come il Paese delle opportunità, il miraggio così vicino da raggiungere. Anche loro – come i nostri nonni – tra il rischio di morire e la vita spesso infelice che son costretti a vivere, accettano il rischio e si imbarcano.

Rispetto all’America, però, è molto diverso ciò che trovano: non un melting-pot, quel miscuglio di razze e nazionalità per cui a New York ogni commesso conosce – oltre all’inglese – almeno lo spagnolo. Non una società finalmente aperta, capace di cogliere le capacità e perseguire (anche crudelmente) la disonestà e la criminalità. Piuttosto un Paese ripiegato su se stesso, dove lo straniero è essenzialmente una minaccia.

A completare il quadro (nostrano) ci sono poi le leggi, i cavilli, la burocrazia. Discutevo con Vale ieri a pranzo e pensavamo all’ansia che avevamo quando siamo arrivati e dovevamo semplicemente ottenere il visto dal policeman all’aeroporto. Noi sapevamo che era solo un timbro e che non correvamo nessun pericolo. Abbiam pensato per un attimo a cosa possa significare arrivare in un Paese di cui non si conosce neanche la lingua e non sapere mai neanche a chi rivolgersi per regolarizzare la propria presenza.

Nei cavilli burocratici – tutti italiani – spesso si annida la criminalità organizzata. Perché, esattamente come accade per noi italiani, essa offre soluzioni a basso prezzo, niente leggi e cavilli, ma protezione e sicurezza. Ecco svelata anche una delle motivazioni per le quali “gli stranieri rubano”… ché è poi uno dei motivi per cui anche noi italiani, quaggiù, ne abbiam fatte di cose poco oneste!

Da Cape Cod per ora è tutto… prossima tappa: Boston! Stay tuned!!! 😉

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