“Non si permetta…”

Sono figlio un’insegnante e la notizia pubblicata oggi sul sito di Repubblica non mi ha colpito più di tanto. Chi ha familiarità col mondo della scuola sa che – soprattutto negli ultimi decenni – la scuola italiana ha subito numerose trasformazioni, il più delle volte non in meglio.

Sembrerà strano e un po’ anacronistico, ma in case come la mia, la maestra (o il professore) aveva sempre ragione, su qualsiasi questione. I miei non si sono mai azzardati a mettere in discussione la sua autorità, o almeno non lo hanno mai fatto davanti a me.

Oggi, famiglie come quella dove son cresciuto sono assai rare. A sentire i racconti degli insegnanti, la scuola è divenuta terra di combattimento, trincea, luogo di contrapposizione. E non tra l’autorità del docente e la voglia di libertà dello studente. Piuttosto tra l’insegnante sempre più chiuso nella propria “roccaforte assediata” e il genitore che implicitamente non ne riconosce il ruolo, né la funzione di educatore nei confronti del figlio.

Non so cosa significhi esser genitore. Ho incontrato spesso però figli braccati da genitori in ansia, premurosi fino all’orticaria, presenti nella vita dei ragazzi, o per nulla o troppo. Non è la situazione maggioritaria (o almeno spero). Ma è di certo quella che fa più “rumore”.

Il rischio dell’ansia della mamma (e della contemporanea assenza del padre) è quello di generare figli che non sono in grado di esser uomini, che non amano il mare infinito, non sapendo come affrontarlo senza la presenza della coccolosa ed asfissiante figura materna. Figli schiavi, che non sanno di esserlo e – cosa ancor più grave – che non vogliono esser liberi.

Ho amato letture come Lettera ad una professoressa, pietre miliari per chi vuole pensare una scuola diversa, vicina al desiderio di libertà e autonomia dei ragazzi. Oggi però si avverte forte la necessità di una Lettera ai genitori, che con la stessa grinta di don Milani riesca a mettere a nudo comportamenti che distruggono la scuola e l’educazione.

Una scuola che ha certamente bisogno di insegnanti capaci di accompagnare i desideri e i sogni dei ragazzi, di seminare capacità di giudizio più che nozioni inutili. Tutte cose nient’affatto scontate, in un mondo che privilegia la mediocrità alla passione. Ma anche di una scuola in cui non sia permesso ad un genitore gridare all’insegnante del proprio ragazzo “Non si permetta di giudicarlo!”.

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