Creare il quadro

Mi ha colpito molto l’irruenza anti-grillina del premier Renzi durante il dibattito per la fiducia in Parlamento. Mi ha anche un po’ sorpreso, devo dire la verità. E mi sorprende molto lo iato tra ciò che sta accadendo e i commenti dei giornalisti, sospesi tra l’abbraccio interessato del nuovo verbo renziano e l’antico odio verso il sindaco di Firenze e tutto ciò che dice/fa.

E invece, secondo me, il giornalismo dovrebbe almeno tentare qualche lettura. Senza troppe pretese, ma almeno provarci. Possibilmente lasciando da parte il tifo da stadio, foriero di tante cose, tutte non buone.

E allora proviamoci:

Uno. Credo che il dato sorprendente dell’avvio di questo nuovo Governo non sia né la compagine ministeriale (i ministri sono molto deludenti, anche rispetto ai tantissimi nomi usciti nel totoministri), né le novità annunciate dal premier in diretta TV. La novità sta nel fatto che il nuovo premier è un accorto uomo di comunicazione. E la comunicazione, piaccia o non piaccia, finisce sempre per cambiare le cose. Non necessariamente in meglio, né in peggio.

Due. La prima cosa che la comunicazione cambia è il quadro politico. Perché – mi son chiesto – Renzi sceglie la diretta TV del dibattito sulla fiducia per attaccare i parlamentari del Movimento 5 Stelle? Le ipotesi su una presunta “vendetta” per lo streaming delle consultazioni con Grillo non mi convince. Più probabile, invece, che Renzi si sia creato un nemico (un po’ come accaduto con Berlusconi e la sua invenzione dei “comunisti”). In un quadro confuso e polivalente, i gesti e le parole di Renzi aiutano i cittadini a semplificare il quadro: da una parte Renzi, dall’altra Grillo o il Movimento 5 Stelle.

Tre. Cui prodest tutta questa attenzione al M5S? Ovviamente al Movimento 5 Stelle. Chi ci rimette, invece? Tutti gli altri. Insomma: gli attacchi ai grillini non sono affatto un modo per danneggiare il Movimento 5 Stelle, anzi. Sono un modo per delineare un “nemico” e definire quindi la propria identità. Dunque, sono un modo per rosicchiare consenso a tutte le altre forze. In primis la Forza Italia di Silvio Berlusconi. Che infatti è pressoché scomparsa in questi giorni di dibattito (complice l’assenza del leader dal Parlamento).

Quattro. E Berlusconi che fa? Berlusconi reagisce. Come? Qual è il modo migliore per affossare Renzi? Non può certo ritirar fuori la storia dei comunisti. Non sarebbe credibile, né vincente. Berlusconi reagisce stringendo Renzi a sé. Sa benissimo che c’è una parte consistente di Italia che lo odia e che – per sillogismo – odia tutto ciò che a lui piace. Sa anche che – complice anche l’avvento del Movimento 5 Stelle – il “complottismo” vive il suo momento aureo. Mostrando simpatia verso il giovane leader, ne indebolisce la leadership a sinistra e getta benzina sul fuoco a quanti vedono in Renzi solo un cavallo di troia della destra berlusconiana.

Cinque. Ultimo punto. E la sinistra? Bella domanda. La sinistra non esiste. Se Renzi si pone come argine al Movimento 5 Stelle, cattura voti moderati e lascia sguarnito il lato sinistro. Su cui, tra l’altro, non va proprio fortissimo e non tanto per il suo programma “di destra”, quanto per il suo carattere, assolutamente non in linea con la tendenza anti-leader della sinistra italiana negli ultimi trent’anni (il suo tallone d’achille, tra l’altro!). Questo sbilanciamento – ripeto: non sui contenuti, come continua a dire Civati, toppando! – sarebbe manna dal cielo se a sinistra ci fosse una forza e un leader capace di raccoglierlo. Il problema, però, rimane l’assenza di una forza inclusiva (la sinistra in questi ultimi decenni è divenuta forza estremamente esclusiva e “borghese”) e di un leader capace di una propria proposta autonoma (non di vivere di luce altrui, ovvero di una semplice opposizione a Renzi oggi, così come ieri si viveva di semplice opposizione a Berlusconi).

Conclusione. Renzi ha di fronte un momento estremamente propizio (l’Occasio di cui parlava qualche giorno fa Cacciari): debolezza delle leadership alternative e propria capacità nella semplificazione del quadro politico e nella creazione dell’agone. Se saprà sfruttare al meglio proprie capacità e debolezza altrui non possiamo saperlo. E probabilmente non dipenderà solamente da lui: le variabili in campo (dalla resistenza delle forze di conservazione al quadro internazionale, fino alle elezioni europee) sono tantissime, mentre lui è incredibilmente e volontariamente solo (si veda la compagine dei ministri).

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