Tre piccole cose su #CharlieHebdo

Tre riflessioni, solo tre (ché le cose dette e scritte son tantissime) e solo perché non ne ho sentite, perlomeno dette o scritte in questi termini.

1. A me la satira di Charlie Hebdo non faceva ridere. Lo dico in amicizia. E perché non mi piace l’unanimità da funerale. E probabilmente, da quel che ho letto, non sarebbe piaciuta neanche ai giornalisti uccisi nell’attentato. Il tipo (legittimo) di satira che animava Charlie Hebdo mi risulta offensiva e gratuita, non fa riflettere. O almeno, io non riesco a dedurne alcunché. Ho dato uno sguardo ad alcune delle prime pagine e no, proprio non mi diverte né mi dice nulla quel tipo di vignette. Un modo sottile – il mio – per dire che Charb e i suoi se la sono andati a cercare? No. Ecco, a me la retorica da funerale dà fastidio perché annulla le sfumature. Ché è poi uno dei presupposti (e degli obiettivi) del terrorismo e degli estremismi, no?

La satira è satira. Così come un’opinione è un’opinione. E nessun’opinione, nessun insulto, neanche il peggiore, dà diritto ad una ritorsione. Men che meno a togliere la vita. Questo – mi sembra – lo abbiamo imparato alle elementari.

2. Mi piacerebbe fare una richiesta – da credente – agli amici laici, persino a quelli un po’ irriverenti con la religione e le religioni: non trasformate i giornalisti barbaramente uccisi da quegli squilibrati ieri in dei santini. O peggio ancora in dei martiri. Non fareste loro un grande onore. Non usateli per dimostrare alcunché, se non che credere che il mondo non abbia sfumature (e negare che proprio le sfumature lo rendono così bello) genera follia. E la follia genera mostri. La religione, l’islam, l’ideologia o altro… son solo degli attributi secondari. Del resto, nessuno è esente dal totalitarismo, ahimé.

Non usateli come martiri della democrazia, per dire (o sottintendere) che il nostro è il migliore dei sistemi possibili. Da alcune delle cose che sento o leggo sui social network, mi chiedo spesso se un sistema che non si cura della consapevolezza dei propri cittadini possa considerarsi il migliore.

Ricordatelo, se potete, anche quando la tentazione (priva di sfumature, appunto) di dire “ogni religione genera odio e guerra” sarà a portate di mano.

3. Ho letto riflessioni che suonano più o meno così (mi scuso per la brutale semplificazione): “gli attentati di ieri sono il frutto delle politiche dell’occidente nel Sud del mondo, che hanno trasformato i poveri in terroristi”. Amici, ma non vi accorgete che questo è un modo di ragionare degno del peggiore imperialismo, che voi vi proponete di combattere? Quell’imperialismo che condanna se stessi (l’Occidente) e assolve tutto il resto del mondo, perché convinto – inconsciamente – che stiamo su due “livelli” diversi e distinti. E che tratta il “Sud del mondo” (o l’Islam), con lo stesso paternalismo con cui i genitori d’oggi trattano i bambini ripresi a scuola, difendendoli anche di fronte all’evidenza.

Anche qui, ripartiamo dalle sfumature: ovvio che l’idea che Islam faccia rima con terrorismo non frulla neanche nella testa di Salvini ormai (che però la usa, perché gli fa comodo). E tutti sappiamo che due attentatori folli su milioni di fedeli non possono metter sotto accusa un intero credo religioso. E tuttavia è innanzitutto quel credo religioso che oggi è chiamato ad interrogarsi e ad agire. Del resto, se un folle si fosse fatto esplodere in una moschea al grido di “Cristo vi ammazzerà tutti”, non ci saremmo forse interrogati su quale tipo di uomo di fede avesse educato l’attentatore? Che tipo di chiese avesse frequentato, quale ambiente avesse mai permesso all’odio di giocare una parte così atroce e insensata?

L’attentato di ieri chiama in causa tutti ed in particolare i fratelli musulmani. E’ da loro – soprattutto – che può partire l’antidoto a questo tipo di follia omicida.

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One thought on “Tre piccole cose su #CharlieHebdo

  1. teresid ha detto:

    Forse è vero esistono anche i folli, ma all’origine dell’odio spesso ci può essere anche molto molto dolore. Non sempre però è dimostrabile da dove nasce se in famiglia o da altro contesto.

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