Archivi categoria: società

La tenuta sociale di Ardea

Secondo il Sindaco di Ardea, la “tenuta sociale” della città sarebbe minacciata dall’arrivo di 50 rifugiati, che saranno accolti – su “invito caloroso” della Prefettura di Roma – nel comprensorio di Lupetta, al confine con il Comune di Anzio, in periferia come sempre.

Gli fanno eco partiti e movimenti cittadini. La politica è come un grande spettacolo, anche nelle città di periferia. Si dice “tenuta sociale” per non dire intolleranza. Ma le parole sono importanti, come diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa.

Mi piacerebbe far tante domande ai tanti miei concittadini che si disperano per la venuta di questi 50 destabilizzatori della tenuta sociale della città. Ad esempio, perché lamentare ora un’assenza di attenzione verso “gli italiani” indigenti? Perché non un anno fa, o due, o dieci? Perché non chiedersi prima ad esempio cosa il Comune fa in tema di politiche sociali? Dove finiscono i circa 110 euro pro capite che l’amministrazione spende per questa voce di spesa (dati bilancio consuntivo 2012)?

 

 

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Resistere

Se, come diceva Alexis de Tocqueville, La democrazia è il potere di un popolo informato, credo che la cosa più sensata da fare, all’indomani delle stragi di Parigi, sia quella di resistere. Resistere alle tentazioni retoriche sulla minaccia alla libertà d’espressione, al mondo libero, alla civiltà ed ad altre amenità simili. Resistere, scegliendo di informarsi. Di leggere soprattutto. E fare un esercizio sublime di libertà (questa volta sì), di democrazia e consapevolezza: scegliere cosa leggere. Operazione non facile in una società ormai caratterizzata da un’inflazione di parole, discorsi, opinioni. Ma necessaria.

Io resisto, scegliendo due articoli trovati oggi in rete Continua a leggere

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Tre piccole cose su #CharlieHebdo

Tre riflessioni, solo tre (ché le cose dette e scritte son tantissime) e solo perché non ne ho sentite, perlomeno dette o scritte in questi termini.

1. A me la satira di Charlie Hebdo non faceva ridere. Lo dico in amicizia. E perché non mi piace l’unanimità da funerale. E probabilmente, da quel che ho letto, non sarebbe piaciuta neanche ai giornalisti uccisi nell’attentato. Il tipo (legittimo) di satira che animava Charlie Hebdo mi risulta offensiva e gratuita, non fa riflettere. O almeno, io non riesco a dedurne alcunché. Ho dato uno sguardo ad alcune delle prime pagine e no, proprio non mi diverte né mi dice nulla quel tipo di vignette. Un modo sottile – il mio – per dire che Charb e i suoi se la sono andati a cercare? No. Ecco, a me la retorica da funerale dà fastidio perché annulla le sfumature. Ché è poi uno dei presupposti (e degli obiettivi) del terrorismo e degli estremismi, no? Continua a leggere

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La mafia a Roma, Salvini e gli italiani brava gente

Finora le dichiarazioni più imbecilli sul casino scoperto a Roma sono di Matteo Salvini, as usual. Dice che lui aveva ragione a voler chiudere i centri di accoglienza e i campi rom.

Come se, di fronte alle indagini che solo qualche mese fa hanno colpito il suo partito (per varie “spese folli” e tangenti) qualcuno avesse ipotizzato di chiudere la casa di Bossi.

Il problema è che con quelle dichiarazioni si sarà guadagnato qualche voto in più. Segno che non è la politica in Italia il problema (e le inchieste di Roma, che vedono coinvolti veramente tutti, lo dimostrano, perlomeno ai lettori più attenti). Il problema vero dell’Italia sono, al momento, gli italiani! O buona parte di essi!

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Restituzioni

Oggi sul Corriere della Sera, in una bella lettera, l’on. Pietro Ichino ripercorre la sua “amicizia” con don Lorenzo Milani, nei giorni in cui la Chiesa rivaluta il libro Esperienze pastorali.

La lettera è un bel saggio sulla “restituzione” e su di noi, che in fondo siamo un po’ Pierini ed abbiamo un debito grande con gli ultimi. Continua a leggere

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Fine del giornalismo?

Una volta – stando alle descrizioni forse un po’ agiografiche dell’epoca aurea in cui il giornalismo è nato – i giornalisti erano persone curiose di capire l’origine dei fatti e il perché dei fenomeni sociali.
Oggi, nella maggior parte dei casi, il giornalista o è un giovane precario (sotto)pagato al pezzo, o un fine intellettuale che dal suo salotto o dalla villa in campagna piega fatti e fenomeni sociali alle sue convinzioni.
Ad esser scomparsa è la curiosità, che non si insegna più neanche a scuola.
In una siffatta società, che futuro può avere il giornalismo, se non quello di popolare rubriche intrise di gossip (politico o sportivo che sia)?

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Cosa dice il Paese

Corriere.it Cosa dice il Paese

…che poi, se consideriamo il numero dei lettori dei giornali (anche online) in Italia, gli utenti registrati su Corriere.it e le cifre sul digital divide (anche in termini di alfabetizzazione digitale)…

 

 

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Mr Preferenze

A Messina, il GIP firma l’ordine di custodia cautelare in carcere per l’on. Francantonio Genovese. Avvocato, una carriera politica tra DC, CDU, UDR, PPI, Margherita, PD. Ma soprattutto legato ad un dato significativo alle primarie 2012 del PD per scegliere i candidati alle elezioni politiche: 19.590 preferenze e record nazionale.

Oggi si scopre che “in cinque anni, con un sistema di enti e società tutti a lui riconducibili, avrebbe fagocitato sei milioni di euro di risorse pubbliche destinate alla formazione professionale”, distribuendo – presumibilmente – soldi, posti di lavoro, favori.

Segno che, al di là della retorica, la politica è molto più vicina al “Paese reale” di quanto spesso sosteniamo. Continua a leggere

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Una splendida lezione di giornalismo (e non solo)

L’intervista rilasciata da Papa Francesco a Ferruccio de Bortoli è innanzitutto e soprattutto una lezione di giornalismo.

Lo sottintende in un post Luca Sofri sul suo blog, oggi. Ma la questione non è solo la non-notizia sul Papa che la notte esce dai sacri palazzi per assistere i poveri.

Tra le righe Continua a leggere

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Padron Palanca

Ché il modo migliore per ricordare Mario Lodi rimane quello di continuare a raccontare le sue storie.

Nella sua fabbrica padron Palanca faceva le bibite con gli scarti del petrolio. Ma nessuno comperava quelle bibite perché non piacevano. Allora inventò una pubblicità televisiva per convincere la gente a bere.

Una bibita da re per la mamma, per il papà e per te!

Così tutti le bevevano…e lui diventò ricco ricchissimo quasi come il re.
I ricchi sono sempre amici dei re e anche padron Palanca lo diventò. Una sera andò a cena nel suo castello gli disse:
“Ho un’idea! Perché non facciamo una grande guerra? Io ti costruirò una strabomba che nessuno ce l’ha e tu mi darai centro stramilioni. Io diventerò il più ricco del mondo e tu il re di tutta la terra”.
“Bene” disse il re, “ma come si fa a convincere la gente a fare la guerra per noi?”.
“Ci penso io” disse padron Palanca. Diventò capo della tv e fece un telegiornale pieno di pubblicità che diceva: “È bello combattere per il re e per me”.
E la gente credeva alle sue parole bugiarde, come beveva le sue bibite.
Padron Palanca nella sua strafabbrica nuova costruì la strabomba, gli aerei, i carri armati, i fucili e tutto quello che occorreva per fare la grande guerra. E vendette tutto al re per centostramilioni.

Il giorno della guerra il popolo, in piazza, guardava sul maxischermo il re e il generale Palanca.
Il generale diceva: “La guerra è incominciata. Fra poco vedrete l’aereo che sgancia la strabomba sul nemico. Noi siamo i più forti e vinceremo. Via il re e viva me!”.
L’aereo era arrivato sulla grande città e il generale ordinò: “Butta la strabomba sul nemico!”.
Il pilota guardò giù e vide bambini che giocavano. E pensò: “Se sgancio li ammazzo!” E volava sulla città che brillava al sole in cerca del nemico.
“Butta la bomba” ordinò il re arrabbiato.
Il pilota non ubbidiva, volava e cercava il nemico, e diceva: “Vedo solo bambini e gente che lavora… il nemico non lo vedo… il nemico non c’è”.
Il re e il generale gridarono insieme: “Sono loro il nemico! Sgancia e distruggili!”.
Ma il popolo e i soldati urlarono tutti insieme: “NO”.
Urlarono tanto forte che il pilota li sentì. Allora tornò indietro, volò sul castello e disse al re: “La bomba la butto addosso a te!”.
Insieme al generale il re scappò e da quel giorno un’altra storia incominciò.
In tutta la terra una storia senza guerra.

Da Favole di pace (via Internazionale)

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