Cosa dice il Paese

Corriere.it Cosa dice il Paese

…che poi, se consideriamo il numero dei lettori dei giornali (anche online) in Italia, gli utenti registrati su Corriere.it e le cifre sul digital divide (anche in termini di alfabetizzazione digitale)…

 

 

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Mr Preferenze

A Messina, il GIP firma l’ordine di custodia cautelare in carcere per l’on. Francantonio Genovese. Avvocato, una carriera politica tra DC, CDU, UDR, PPI, Margherita, PD. Ma soprattutto legato ad un dato significativo alle primarie 2012 del PD per scegliere i candidati alle elezioni politiche: 19.590 preferenze e record nazionale.

Oggi si scopre che “in cinque anni, con un sistema di enti e società tutti a lui riconducibili, avrebbe fagocitato sei milioni di euro di risorse pubbliche destinate alla formazione professionale”, distribuendo – presumibilmente – soldi, posti di lavoro, favori.

Segno che, al di là della retorica, la politica è molto più vicina al “Paese reale” di quanto spesso sosteniamo. Continua a leggere

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Una splendida lezione di giornalismo (e non solo)

L’intervista rilasciata da Papa Francesco a Ferruccio de Bortoli è innanzitutto e soprattutto una lezione di giornalismo.

Lo sottintende in un post Luca Sofri sul suo blog, oggi. Ma la questione non è solo la non-notizia sul Papa che la notte esce dai sacri palazzi per assistere i poveri.

Tra le righe Continua a leggere

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Padron Palanca

Ché il modo migliore per ricordare Mario Lodi rimane quello di continuare a raccontare le sue storie.

Nella sua fabbrica padron Palanca faceva le bibite con gli scarti del petrolio. Ma nessuno comperava quelle bibite perché non piacevano. Allora inventò una pubblicità televisiva per convincere la gente a bere.

Una bibita da re per la mamma, per il papà e per te!

Così tutti le bevevano…e lui diventò ricco ricchissimo quasi come il re.
I ricchi sono sempre amici dei re e anche padron Palanca lo diventò. Una sera andò a cena nel suo castello gli disse:
“Ho un’idea! Perché non facciamo una grande guerra? Io ti costruirò una strabomba che nessuno ce l’ha e tu mi darai centro stramilioni. Io diventerò il più ricco del mondo e tu il re di tutta la terra”.
“Bene” disse il re, “ma come si fa a convincere la gente a fare la guerra per noi?”.
“Ci penso io” disse padron Palanca. Diventò capo della tv e fece un telegiornale pieno di pubblicità che diceva: “È bello combattere per il re e per me”.
E la gente credeva alle sue parole bugiarde, come beveva le sue bibite.
Padron Palanca nella sua strafabbrica nuova costruì la strabomba, gli aerei, i carri armati, i fucili e tutto quello che occorreva per fare la grande guerra. E vendette tutto al re per centostramilioni.

Il giorno della guerra il popolo, in piazza, guardava sul maxischermo il re e il generale Palanca.
Il generale diceva: “La guerra è incominciata. Fra poco vedrete l’aereo che sgancia la strabomba sul nemico. Noi siamo i più forti e vinceremo. Via il re e viva me!”.
L’aereo era arrivato sulla grande città e il generale ordinò: “Butta la strabomba sul nemico!”.
Il pilota guardò giù e vide bambini che giocavano. E pensò: “Se sgancio li ammazzo!” E volava sulla città che brillava al sole in cerca del nemico.
“Butta la bomba” ordinò il re arrabbiato.
Il pilota non ubbidiva, volava e cercava il nemico, e diceva: “Vedo solo bambini e gente che lavora… il nemico non lo vedo… il nemico non c’è”.
Il re e il generale gridarono insieme: “Sono loro il nemico! Sgancia e distruggili!”.
Ma il popolo e i soldati urlarono tutti insieme: “NO”.
Urlarono tanto forte che il pilota li sentì. Allora tornò indietro, volò sul castello e disse al re: “La bomba la butto addosso a te!”.
Insieme al generale il re scappò e da quel giorno un’altra storia incominciò.
In tutta la terra una storia senza guerra.

Da Favole di pace (via Internazionale)

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Partiti

Ma se un partito è un gruppo di persone, che persegue un obiettivo politico e si da – come tutti i gruppi di persone di questa terra – delle regole condivise, cosa c’è di riprovevole nel fatto che, sempre in base a tali regole, alcuni vengano espulsi dal suddetto partito?

Io quelli che si stracciano le vesti per le espulsioni di ieri nel M5S proprio non li capisco. Indignatevi se e quando qualcuno viene picchiato dai propri compagni di partito. O penalizzato in un concorso pubblico per la propria appartenenza politica. Indignatevi se viene discriminato sul posto di lavoro. Indignatevi insomma quando siamo di fronte ad “epurazioni” vere: i fascisti non epuravano espellendo dal PNF, ma picchiando, licenziando, impedendo a cittadini che non condividevano le proprie idee di lavorare e vivere serenamente.

C’è quantomeno un po’ di confusione sul concetto di democrazia, mi pare.  Continua a leggere

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Creare il quadro

Mi ha colpito molto l’irruenza anti-grillina del premier Renzi durante il dibattito per la fiducia in Parlamento. Mi ha anche un po’ sorpreso, devo dire la verità. E mi sorprende molto lo iato tra ciò che sta accadendo e i commenti dei giornalisti, sospesi tra l’abbraccio interessato del nuovo verbo renziano e l’antico odio verso il sindaco di Firenze e tutto ciò che dice/fa.

E invece, secondo me, il giornalismo dovrebbe almeno tentare qualche lettura. Senza troppe pretese, ma almeno provarci. Possibilmente lasciando da parte il tifo da stadio, foriero di tante cose, tutte non buone.

E allora proviamoci Continua a leggere

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Berlusconi ha vinto

Guardate che Berlusconi non ha vinto perché Renzi ha stipulato con lui il “patto dell’Italicum”… E neanche perché alla fine è riuscito – benché condannato ed interdetto dai pubblici uffici – a farsi ricevere dal Colle per le consultazioni per la formazione del nuovo governo…

Berlusconi ha vinto perché “tette e culi” sono oggi la via principe per fare pubblicità a qualsiasi (QUALSIASI) prodotto. Continua a leggere

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La trappola di Gramsci

In questi giorni i commenti pro e contro il tentativo di Matteo Renzi si susseguono sui social, creando uno dei dibattiti più inutili e noiosi della storia della Repubblica (probabilmente). Sarà probabilmente il pathos che trasforma oramai ogni discussione in scontro tra tifoserie. Sarà l’effetto moltiplicatore di ignoranza tipico dei social network (l’ignoranza c’era già, eh… ma almeno prima non la sbraitavamo sui nostri profili facebook! Lo dico per non partecipare ad un’altra interessantissima discussione tra webtifosi e antiwebtifosi). Sarà, infine, che ho come la sensazione che su facebook vi sia soprattutto chi ha molto tempo a disposizione (mea culpa): presumibilmente chi ne ha poco, riuscirà a connettersi una mezzoretta, difficilmente a partecipare e a seguire un’intera conversazione, specialmente se molto lunga (come quelle che trattano temi politici, generalmente). Continua a leggere

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Velocità e politica

C’è una (sola) cosa di Matteo Renzi che mi piace poco: quel suo stile così “veloce” che lo rende – per dirla con le parole di Calabresi“completamente dentro il suo tempo, in sintonia con gli umori profondi della nostra società”.

In questa ridicola vicenda della “staffetta” a Palazzo Chigi (suggerisco la lettura del post di Sofri di questa mattina, che è una piccola lezione di politica, comunicazione e giornalismo!) è la velocità il vero discrimine tra il segretario PD e l’attuale premier.

Solo che, di fronte alla complessità che governa il mondo (o che abbiamo noi in testa quando proviamo a comprendere il mondo), la velocità non aiuta. Perché essa – benché richiesta dai tempi, soprattutto dopo la scomparsa delle ideologie che semplificavano la realtà di fronte a noi – riduce eccessivamente la complessità. E non aiuta, specialmente chi fa politica.

La politica ha bisogno di tempi lunghi, sempre. Bisogna amarla questa complessità e sforzarsi – insieme – di darle un senso, per poter cambiare realmente (e radicalmente) le cose. Che non significa tornare alla stasi cui la sinistra ci ha abituato negli ultimi trent’anni. Ma tornare a tessere. Con un’attenzione ai tempi e una alla meta e all’orizzonte.

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“Non si permetta…”

Sono figlio un’insegnante e la notizia pubblicata oggi sul sito di Repubblica non mi ha colpito più di tanto. Chi ha familiarità col mondo della scuola sa che – soprattutto negli ultimi decenni – la scuola italiana ha subito numerose trasformazioni, il più delle volte non in meglio.

Sembrerà strano e un po’ anacronistico, ma in case come la mia, la maestra (o il professore) aveva sempre ragione, su qualsiasi questione. I miei non si sono mai azzardati a mettere in discussione la sua autorità, o almeno non lo hanno mai fatto davanti a me. Continua a leggere

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