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Sui 10.000 euro al mese per ospitare immigrati ad Ardea

Ieri – ahimé – mi sono imbattuto in questo articolo, sul sito de Il Corriere della Città, testata di informazione delle mie parti.

10mila euro al mese immigrati ardea

Sorvoliamo sulla frase “Del resto Ardea è già un paese multietnico grazie alla grande presenza di rom” che perlomeno fa venire il sospetto che l’autore non conosca la differenza tra rom e romeni.

Il finale dell’articolo è il pezzo forte. Quello in cui lo stesso autore riporta la “trascrizione” della presunta missiva arrivata alle agenzie immobiliari, per saziare la sete di verità di “chi ha dubbi sulla veridicità della richiesta”. Un vero e proprio bijoux.

A me l’articolo dà un enorme senso di tristezza. Se la qualità di una democrazia si misura dalla qualità dell’informazione, questo articolo (e il fatto che l’autore sia praticamente l’unica fonte di informazione ad Ardea) spiega molte cose.

Per non fare – solo – il saputello, mi permetto di segnalare qualche domanda, per render la critica un po’ più costruttiva:

  1. è possibile visionare non la “trascrizione”, ma una copia/foto dell’originale della richiesta pervenuta alle agenzie immobiliari del territorio?
  2. è possibile avere qualche altra informazione sul mittente della missiva, la “M.C. immobiliare Beni srl”?
  3. è possibile capire perché tale agenzia sia il tramite tra i fondi pubblici e altre agenzie immobiliari (in un processo che a questo punto diventa lunghissimo e costosissimo)?
  4. è possibile capire quanto guadagna dall’operazione la “M.C. immobiliare Beni srl”?
  5. è possibile capire quanto guadagna dall’operazione l’agenzia immobiliare che fa da tramite tra la “M.C. immobiliare Beni srl” e il proprietario dell’immobile?
  6. è possibile sapere chi eroga i fondi (lo Stato? La Regione? L’Unione Europea?)?

Ecco, un giornalismo di qualità si sarebbe di certo posto queste domande prima di scrivere il pezzo.

Ho come la sensazione che, rispondendo a queste domande, peraltro, l’articolo sarebbe stato molto differente. Che – nel caso la notizia fosse vera e non voglio dubitarne – avrebbe provocato meno reazioni “di stomaco” (di quelli che oggi lamentano il presunto “razzismo” dello Stato che non pensa agli “Italiani”) e magari qualche indignazione in più sui tanti (troppi) italiani che, grazie all’immigrazione e ai fondi a disposizione, anche in questa epoca di crisi, traggono profitto dalle tragedie in mare.

Ecco, per dire.

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Ardea, scuole materne e politica

Ad Ardea – luogo ameno in provincia di Roma, in cui vivo – alle ultime amministrative il 39,7% degli aventi diritto non si è recato alle urne. Alcuni probabilmente avevano di meglio da fare, molti sono nauseati dalla “politica” locale, tanto da reputare inutile andare a votare.

Qualche giorno fa il sindaco – espressione della maggioranza che governa la città da più di vent’anni, più o meno con gli stessi volti – ha annunciato, a scuole iniziate, che non ci sono più soldi per sostenere le scuole materne paritarie, che da noi svolgono un “servizio pubblico”, non riuscendo quelle pubbliche a soddisfare neanche il 50% della richiesta.

Grazie al tempismo perfetto del sindaco, questo comporterà per le famiglie che, ignare di tutto, hanno iscritto i propri figli alle scuole paritarie, un costo da 50 a più di 200 euro mensili (nel caso “fortunato” di un solo figlio iscritto).

La decisione della giunta (che è pure sempre una scelta) sta indignando molti. Alcuni probabilmente non si sono recati ai seggi nel maggio scorso. Altri hanno votato i “soliti noti” sperando nel piccolo favore al momento opportuno.

L’opposizione – al solito, anche giustamente – polemizza.

Pochi osservano e fanno osservare che le elezioni dovrebbero servire, in democrazia, proprio a decidere in che modo effettuare scelte come queste. Scelte politiche. Perché anche e soprattutto in un periodo di crisi, destinare fondi del bilancio ad asfaltare una strada o a sostenere i costi delle famiglie per l’educazione dei propri figli è una scelta politica. Che rispecchia un quadro valoriale di riferimento.

Questo in una democrazia funzionante.

Ma in una democrazia funzionante le persone vanno a votare consapevolmente, con in testa il bene comune. Colpa dei politici? O colpa di chi li ha votati? Oppure colpa di chi ha scelto di non votare (e dunque di non scegliere)?

 

 

 

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Un po’ di analisi sul voto ad Ardea

Iniziamo con quelle “a caldo” e poi – magari – ne faremo altre a freddo, più in là…

Ad Ardea vince Di Fiori (centrodestra) con poco meno di 11.000 preferenze. Secondo Abate (centrosinistra) distanziato di circa 4.000 voti. Terza Cristina Capraro (IdV) con 1.700 voti e ultima Debora Persi (liste civiche) con appena 500 voti.

I votanti sono stati appena il 60,3% del totale (circa 20.000 su 33.000 aventi diritto).

Prima riflessione: Luca Di Fiori diviene sindaco con il consenso di 1/3 degli aventi diritto. Il vero dato della consultazione, secondo me (come in tante altre zone del Paese) rimane quel 40% di astensione, che dovrebbe far riflettere: alcuni lo faranno, dubito che lo faccia Di Fiori.

Secondo riflessione: Luca Di Fiori diviene sindaco con un numero di preferenze superiore a quello di Carlo Eufemi cinque anni fa (10.894 contro 9.302), mentre Antonino Abate “perde” più di 1.000 voti, rispetto ai voti di Giordani alla precedente tornata elettorale (6.828 contro 7.873 e Giordani non aveva “dalla sua” DS, Verdi e SDI). Se consideriamo che gli aventi diritto al voto, cinque anni fa, erano 26.000 circa, l’incremento di voti di Di Fiori è la naturale conseguenza dell’aumento dei votanti. Mentre la candidatura di Abate appare una scelta sbagliata da parte del “popolo delle primarie”. Anche qui, forse i partiti del centrosinistra dovrebbero riflettere. Non tanto e non solo sulla bontà dello strumento delle primarie, quanto delle modalità per assicurare meno “inquinamento” da parte di elettori (ed eletti) del centrodestra.

Terza riflessione: tra le liste, apparente debacle per il PdL (2.926 voti contro i 6.460 della somma AN-Forza Italia del 2007), se non si tiene però conto del fatto che molti dei candidati dei Cristiano Riformisti e della Lista Eufemi figuravano nelle due liste pidielline nel 2007. Mentre il vero vincitore di questa tornata è il PD che guadagna ben 2.000 preferenze, passando dai 2.108 voti del 2007 ai 4.107 di domenica e lunedì. Viene però da chiedersi – per entrambi i risultati – quanto abbia pesato, nel voto, la presenza dei singoli. Perché ad Ardea più che il programma e la politica, conta la persona, nell’accezione negativa del termine. Come se il sistema politico, qui da noi, si fosse fermato al meridione degli ultimi decenni del 1800, quando a farla da padrone erano i pochi notabili del posto e il voto veniva assegnato in base al favore e alla “protezione” che essi riuscivano ad assicurare ai pochi aventi diritto al voto.

Quarta riflessione: flop totale per le liste civiche. Che non riescono ad incarnare il voto di protesta. Ora probabilmente i candidati della lista Fe.Li.Ci si rifugeranno nell’astio per la cittadinanza, incapace di esprimere con il voto una preferenza netta per il cambiamento. Sarebbe però un errore. Perché di fronte alla sconfitta, al di là dei mezzi (assai discutibili) utilizzati dai vincitori per assicurarsi i voti della popolazione, bisognerebbe interrogarsi sui propri errori (anche di comunicazione) anziché “maledire” gli avversari o – peggio ancora – i cittadini, rei di non aver accordato la fiducia necessaria. La politica chiede forse oggi un briciolo in più di autocritica, molto coraggio e moltissima perseveranza.

Quinta riflessione: riesce invece ad entrare in consiglio comunale Cristina Capraro, il vero volto nuovo (nonché l’unica donna) dell’assise ardeatina. Su di lei probabilmente si concentrerà nei prossimi anni l’attenzione dei delusi (i quattro del PD son volti vecchi, troppo navigati per rappresentare “il futuro”). Non avrà compito facile. Anche perché l’attività politica in consiglio dovrà dimostrare, oltre al suo spessore, anche la reale consistenza della sua “squadra”, quella dell’Italia dei Valori, sui cui – sia a livello locale che nazionale – personalmente nutro forti dubbi. Sperando di esser smentito.

Direi che cinque riflessioni per ora possono bastare… il resto domani, in attesa che il Comune dia i dati ufficiali (per ora solo ufficiosi!)…

P.S. Dimenticavo… ho usate come fonte per i dati 2012 e 2007 Repubblica.it

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Antipolitica made in Italy

Pare che l’affluenza alle elezioni amministrative sia in calo. In Italia come ad Ardea. Aspetteremo domani pomeriggio per i primi bilanci. E domani sera per una lettura globale.

Dalle voci che sento, mi pare però che tanti si dicano schifati, delusi, arrabbiati, disgustati dalla politica. A livello macro e micro, nazionale e locale.

Eppure mi sembra anche – sempre ascoltando qua e là e spero vivamente di esser smentito domani sera – che molti stanno votando, hanno votato o voteranno i soliti noti. Perché c’erano nel momento del bisogno (individuale, ovviamente). Perché hanno promesso qualche “diritto” scambiato per “favore”. Perché sono amici. O per altri motivi simili.

E allora permettetemi: che senso ha questa antipolitica all’italiana? Che si tratti dell’ennesimo indice di conservazione del nostro bel Paese, ovvero “lamentati, perché nulla cambi”?!?

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Endorsement

Approfitto di questo venerdì pomeriggio per un piccolo endorsement politico. Dopodomani si terranno le elezioni amministrative e si rinnoverà anche il Consiglio Comunale di Ardea.

E siccome trovo l’astensione ripugnante e riprovevole (un non voto è pur sempre un voto regalato al più forte e potente di turno!), mi recherò anch’io alle urne.

Ad ogni tornata elettorale mi stupisco di come la politica a livello locale possa toccare livelli di dignità ai limiti della decenza. Così è stato anche queste settimane. Solo che questa volta ho cercato di impegnarmi un po’ di più e di abbandonare la semplice critica (che in Italia va di moda, soprattutto quando non è accompagnata dall’impegno concreto e quotidiano).

Ardea ha bisogno di una politica vera. Di persone appassionate alla politica. Che si confrontano e a volte perfino si scontrano, ma su questioni importanti per la città. Persone competenti, capaci di ascoltare le necessità della collettività. E di coinvolgerla nell’amministrazione di un territorio abbandonato ai troppi abusi (non solo edilizi). Ma soprattutto Ardea ha bisogno di mandare in pensione una classe dirigente prepotente e totalmente incapace. Che riesce ad ottenere consenso, solo aggrappandosi a logiche vecchie e a distorsioni della pratica democratica (voti di scambio, soprattutto).

Per questo ho sostenuto Enrico Cacciotti nella sua campagna per le primarie del centrosinistra. E lo sostengo tutt’ora, mentre si presenta nelle liste del PD. Enrico è giovane, non è mai stato in consiglio comunale, ma conosce la politica (perché fa politica dagli anni del liceo) quanto basta per crear problemi al potente di turno. E credo che in questa situazione un giovane guastafeste sia quello che serve ad una città assopita troppo spesso sugli interessi di gruppi di potere più o meno forti.

Non voterò Tonino Abate come candidato sindaco. Non lo conosco personalmente e non esprimo giudizi sulla persona. Ma il fatto che sia in consiglio comunale da più consiliature lo rende “uno di loro” (non ricordo, tra l’altro, molte sue battaglie da consigliere comunale… e di materiale ce n’era!). Non basta attivarsi solo per le campagne elettorali. E non basta l’uso della parola cambiamento. La stoffa di un politico si vede nell’attività quotidiana, non in campagna elettorale.

Come candidato sindaco, meglio Cristina Capraro. Donna e giovane. Per lei vale il ragionamento che ho fatto sopra per Enrico.

P.S. Ci sono diversi giovani in gamba (e amici) che si candidano: Riccardo, Massimo, Michele su tutti. Auguro anche a loro di aver fortuna in questa competizione. Ardea ha bisogno di una nuova classe dirigente. Loro fanno ben sperare!

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Mos maiorum

Riposto senza commento (come nelle vignette de La Settimana Enigmistica):

Ad Ardea, in provincia di Roma, il Pdl candida allo scranno di sindaco Luca Di Fiori: l’uomo che, secondo la Procura della Repubblica di Velletri, si sarebbe occupato di questo e dell’altro mondo. Su Di Fiori pende una richiesta di rinvio a giudizio per concussione: i fatti risalgono al 2009 e l’inchiesta – che segue diversi filoni d’indagine – riguarda l’appalto per la manutenzione del cimitero cittadino. L’aspirante sindaco – secondo l’accusa – in concorso con altri amministratori, avrebbe avanzato richieste di soldi al titolare della cooperativa appaltatrice del servizio cimiteriale in cambio della liquidazione dei lavori.

Nel mirino della procura, sempre nella stessa inchiesta, ci sarebbero anche riferimenti a ipotetiche promesse di posti di lavoro. Le indagini, condotte dal pm Giuseppe Travaglini, sono in dirittura d’arrivo, ma nel frattempo, nel comune a sud della capitale, ci sono le elezioni e in pochi hanno voglia di parlare. Raggiunto da ilfattoquotidiano.it, Di Fiori commenta così: “Stanno circolando sul mio conto accuse false e sono certo che la magistratura dimostrerà che è tutto infondato”. Alla richiesta di fornire la propria versione dei fatti, non vuole aggiungere né smentire nulla.

La scelta di Di Fiori, per il centrodestra, è nel segno della continuità. Oltre che da Udc e La Destra, è sostenuto da varie liste civiche, inclusa quella che porta il nome dell’attuale primo cittadino, Carlo Eufemi che è al secondo mandato e non può ricandidarsi. Una lista che rischiava di essere esclusa se un candidato al consiglio – a sportelli già chiusi – non si fosse arrampicato alla finestra del municipio per consegnare la documentazione mancante. Ed è lo stesso candidato che qualche giorno dopo è finito all’ospedale per uno scontro con dei ladri sorpresi a rubare un suo striscione elettorale. Esponenti dell’Italia dei valori , che non hanno dubbi sullo scopo della civica in questione, più che un giudizio, esprimono un pronostico: “Se Di Fiori dovesse vincere, i consiglieri di Eufemi, tempo un anno, faranno cadere la giunta, permettendo così all’ex sindaco di ritornare a governare”.

Di certo, c’è che, per cinque anni, ha comodamente governato con una maggioranza di 19 consiglieri su 20. L’opposizione è stata sostenuta dal solitario Antonio Abate del Pd, attualmente candidato per il centrosinistra, appoggiato anche da Verdi, Psi, Sel, Prc, Api. L’Idv invece decide di andare da sola, presentandosi con la trentenne Cristina Capraro.

Altro fatto certo: l’abusivismo edilizio è la vera piaga della città. Interi quartieri sfuggono all’anagrafe comunale. Un giudizio che era già stato emesso durante il primo mandato di Eufemi. Nel 2006 il prefetto di Roma, Achille Serra istituì una commissione di accesso agli atti del comune: evidenziò uno stato di diffusa illegalità gestionale dell’ente locale e un’inerzia sull’osservanza delle norme edilizie e nella repressione dell’abusivismo. In particolare nel settore degli appalti – si legge negli atti della commissione – sono state riscontrate illegittimità nella procedura di affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. In assenza di una delibera del consiglio comunale, la raccolta dei rifiuti sarebbe stata affidata direttamente con determina dirigenziale, senza richiedere il prescritto certificato antimafia.

Stesso comportamento – si riscontra nella relazione – è stato tenuto per l’affidamento del servizio del trasporto scolastico. Identiche irregolarità per quanto riguarda gli incarichi dirigenziali, oggetto di una richiesta di immediata rimozione. Il comune non produsse la documentazione richiesta ma non fu comunque sciolto, e i lavori della commissione prefettizia caddero nel vuoto.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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