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Resistere

Se, come diceva Alexis de Tocqueville, La democrazia è il potere di un popolo informato, credo che la cosa più sensata da fare, all’indomani delle stragi di Parigi, sia quella di resistere. Resistere alle tentazioni retoriche sulla minaccia alla libertà d’espressione, al mondo libero, alla civiltà ed ad altre amenità simili. Resistere, scegliendo di informarsi. Di leggere soprattutto. E fare un esercizio sublime di libertà (questa volta sì), di democrazia e consapevolezza: scegliere cosa leggere. Operazione non facile in una società ormai caratterizzata da un’inflazione di parole, discorsi, opinioni. Ma necessaria.

Io resisto, scegliendo due articoli trovati oggi in rete Continua a leggere

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Paradossi della democrazia

L’ha detto chiaro e tondo – mi pare – Mario Calabresi ieri nel suo editoriale. Commentando il caso Fiorito (ma sarebbe da chiamare “Lazio Gate”), il direttore de La Stampa ha smascherato tre miti tanto di moda ultimamente: la bontà del federalismo (vicinanza governati-governanti), la necessità di politici giovani per uscire dall’impasse, la necessità di ridare ai cittadini il potere di scelta (con una nuova legge elettorale che reintroduca le preferenze).

Il Laziogate sembra spazzar via tutte e tre le pretese. Perché gente come Fiorito era un giovane, scelto – con un numero di preferenze quasi astronomico – dai cittadini, membro di una istituzione certamente più “vicina” ai cittadini rispetto al Parlamento.

Lo scandalo iniziato con Fiorito, ma capace di coinvolgere un’intera classe dirigente regionale (al di là dell’età, del colore politico, della provenienza geografica, ecc.), sembra finalmente aver svelato – parlo per me – il grosso inganno con cui ci siamo nutriti e ci nutriamo da anni, forse da quando siamo nati: la democrazia è la più alta forma di regolazione della convivenza desiderabile.

Nulla di più falso.

E – permettetemi – basta con la frase di Churchill che fa da paravento, da anni (troppi), ai timidi tentativi di mettere in discussione l’assioma con più falle del pensiero occidentale! Perché occorre iniziare a ragionare con serenità. Non su come tornare a forme di autoritarismo ingiustificabili e ormai dimentiche. Ma su come evolvere verso sistemi più giusti, più capaci di rispettare la dignità dei singoli, ma anche della collettività (qui sta uno dei punti focali), più idonee a farci guadagnare il futuro, più che a difendere il passato.

Vogliamo iniziare a ripensare un po’ tutto? Io ci sono… 😉

 

 

 

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4 giugno, 23 anni fa

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Saturi d'informazioni!

Emanuele Menietti oggi sul Post dedica ben due pagine alla copertina di Newsweek e all’inchiesta scientifica di Sharon Begley sugli effetti del boom d’informazioni sul nostro sistema cerebrale.

Molto, molto interessante!

Il tema in questo caso è quello che ci fa dire a volte “OK, a un certo punto basta analisi, indagini e riflessioni: bisogna decidere e agire”. Una volta era più facile. Che la nostra mente fatichi a orientarsi e a decidere quando ha troppe informazioni è noto ormai da secoli, eppure negli ultimi anni il problema si sarebbe acuito a causa delle nuove tecnologie e della Rete, mezzi che ogni giorno ci investono con quantità enormi di nuove informazioni.

e ancora

Il flusso continuo di stimoli e dati ci lascia meno possibilità di concentrarci per effettuare una scelta efficace, dicono i ricercatori. La nostra mente viene distratta, si focalizza meno sulla questione e spesso si lascia ingannare.

Ma la parte più interessante è questa:

Se sono investite da un numero eccessivo di informazioni, le persone tendono a non compiere una scelta. Nel 2004 uno studio condotto da Sheena Iyengar della Columbia University ha dimostrato che più dati ricevono le persone, più la loro partecipazione diminuisce. Il livello è sceso dal 75 al 70 percento quando il numero di scelte è passato da due a undici, e al 61 percento quando le opzioni sono diventate 59. I partecipanti all’esperimento si sono sentiti sopraffatti dall’eccessivo numero di scelte e hanno lasciato perdere.

Mentre leggevo, mi venivano in mente diverse cose:

  1. innanzitutto… da buon “elemento della generazione digitale” anch’io sono immerso nel flusso continuo di informazioni! Quindi, in sostanza, l’articolo parla anche di me!!! E in effetti, spesso mi capita, ultimamente, di riflettere su un certo immobilismo… pigrizia forse… insomma su quel continuo valutare, considerare, ponderare, prima di prendere una decisione. Non che non abbia alcuni aspetti buoni… però spesso poi ci si ritrova a non scegliere! Come dice la ricerca…
  2. di solito, abbiamo sempre pensato che informazione fosse sinonimo di democrazia… ora però mi chiedo: se troppa informazione provoca una diminuzione della partecipazione… che ne sarà delle nostre convinzioni “democratiche”??? E che ne sarà delle nostre democrazie???
  3. leggo ancora nel post “Le persone tendono ad assumere decisioni creative quando si lasciano prendere da pensieri inconsci, rispetto a un approccio oggettivo e completamente analitico”. Che sia meglio, alla fine, non pensarci troppo, prima di prendere una decisione???

Indicazioni terapeutiche:

Gli esperti consigliano di occuparsi delle email e degli SMS in blocco, invece che in tempo reale: questo dovrebbe consentire al vostro sistema inconscio di farsi avanti. Evitate la trappola di pensare che sia meglio assumere una decisione che richiede di valutare molte informazioni complesse in maniera metodica e consapevole; farete meglio, e avrete meno frustrazioni, se lascerete che il vostro inconscio si faccia avanti sottraendovi dall’influsso delle tante informazioni. Agite per priorità: se una scelta dipende da un numero limitato di criteri, focalizzatevi consapevolmente su quelli. Alcune persone sono meglio di altre nell’ignorare le informazioni aggiuntive. Questi esperti di cosa è sufficiente sono in grado di dire quando è abbastanza: fanno zapping e quando trovano un programma accettabile si fermano, mentre chi cerca il massimo non smette mai di cambiare canale, cercare informazioni, e così alla fine faticano a prendere una decisione e ad andare oltre. Se pensi di essere un “massimizzatore”, la ricetta migliore per te potrebbe essere quella di spegnere il tuo smartphone.

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Antidoti al potere…

Il solito articolo di Gramellini sulla prima pagina de La Stampa di oggi (sì, lo so, quando mi fisso sono tremendo!) mi ha fatto tornare alla mente un insegnamento splendido in cui sono inciampato per caso qualche tempo fa.

Anche quello era un articolo. Un bell’articolo di Giovanni Bachelet, figlio di Vittorio, ucciso dalle Brigate Rosse negli anni ’80 proprio sulla scalinata della mia facoltà (e ancora oggi quando ci passo davanti mi vengono i brividi). “Gli antidoti democratici contro la corruzione del potere” era il titolo.

Mi è piaciuto perché – forse per la prima volta – ho compreso la tentazione più grande a cui si va incontro quando si ricopre un ruolo, un incarico di responsabilità, quando si è una persona importante per qualcuno. La tentazione delle tentazioni: il potere. Perché il potere logora, al contrario di ciò che disse Andreotti quella volta, sopratutto chi lo detiene. E lo logora, perché lo consuma dentro. Gli cambia la visuale, anche se magari, prima di averne un pò, il poveretto era una persona per bene!

Succede così anche a noi, anche a quelli tutti d’un pezzo, quelli che fanno la moraletta ora a questo e ora a quel personaggio pubblico, quelli che si scandalizzano per gli stipendi dei politici o dei grandi manager di qualche multinazionale. Non che non sia giusto criticare certi eccessi scandalosi. Anzi.

Ma criticare significa anche sapere che siamo noi il grande nemico di noi stessi, quello contro cui è necessario lottare. Perché il potere è una tentazione che riguarda anche noi. E tanto più ci riguarderebbe se anche noi occupassimo certi “posti”.

Il servizio verso gli ultimi, in questi casi, è sempre un buon antidoto. E l’umiltà la grande conquista che ci aspetta alla fine della strada.

E però, ha ragione Gramellini. E dai buoni antidoti al potere che bisogna ripartire!

Riporto l’articolo di Bachelet. Buon lettura!

Eravamo con papà davanti ad una tv in bianco e nero, forse una Tribuna politica. Pajetta disse, aggressivo: il potere logora. Andreotti rispose, sorridente: è vero, il potere logora. Poi soggiunse: logora soprattutto chi non ce l’ha.
Forse era proprio il 1978: l’anno di Moro, della scorta, dei devastanti cinquantacinque giorni; e anche delle dimissioni del presidente della Repubblica per lo scandalo Lockheed. Eppure ridemmo di cuore: era una battuta irresistibile, da parte di un uomo-simbolo del trentennale potere democristiano in quegli stessi anni sbeffeggiato, accusato di ogni nefandezza dai trentennali oppositori comunisti, processato nelle piazze e colpito al cuore dai terroristi. Dopo molte risate papà disse: certo quest’uomo è molto intelligente. Aggiunse poi: forse, però, un cristiano potrebbe cogliere l’occasione anche per riconoscere che il potere è davvero una grave responsabilità e un grosso rischio. Nel Vangelo è l’ultima tentazione di Gesú, la piú insidiosa.
Ci ho ripensato vent’anni fa, quando un film di Martin Scorsese attribuí erronemanente al sesso e all’amore l’ultima e piú grande tentazione. Il potere è insidioso, disse papà quella volta, anche per chi è buono e ricco di ideali altruistici. Si parte con un progetto di bene per la propria città, il proprio paese, il mondo. Se si ha capacità, si comincia a realizzarlo con successo.
A quel punto, anche in buona fede e senza interessi personali, occorre continuare e consolidare il progetto. Man mano che le cose procedono, ci si comincia a chiedere: come potrà continuare questo progetto senza di me? Senza accorgersene, per il bene dell’umanità, ci si comincia pian piano a sentire insostituibili, e perciò via via autorizzati anche a qualche deroga sui principi, purché il progetto vada avanti. Come cristiani occorre essere molto vigili, ma un grande antidoto è proprio nella democrazia: l’avvicendamento, l’alternanza, un turno che consenta di purificarsi, riscoprendo le proprie ragioni ideali. Finora, in Italia, gli elettori non hanno voluto sperimentare questa alternanza: non si fidano ancora dei comunisti. Domani, chissà.
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Rivoluzione internet!

Mentre in Italia ci occupiamo di cose sicuramente più importanti (!!!)… la storia, grazie a Dio, procede.

La Stampa di oggi riporta alcuni interessanti articoli sul discorso tenuto ieri dal Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, alla George Washington University, con cui di fatto gli Stati Uniti riconoscono nel web un potente (e “possibile”, direi io… ché su alcuni aspetti rimango comunque scettico!) fattore di democratizzazione dell’intero pianeta.

Non sappiamo ancora quale portata avranno le parole di Hillary Clinton, ma – come giustamente fa notare Lucia Annunziata, sempre su La Stampa di oggi – già nei recenti episodi mediorientali, egiziano prima, iraniano poi, la rete ha svolto un ruolo da protagonista. Nel favorire la comunicazione e la condivisione tra le varie e molteplici anime della rivolta. Ma soprattutto nel permettere una comunicazione tra l’interno e l’esterno, nell’internazionalizzare, di fatto, questioni fino a ieri represse nel silenzio della comunità internazionale.

La Clinton, nel sottolineare il potere del web, sottolinea anche alcune “sfide” su cui occorre trovare insieme delle risposte:

  1. trovare l’equilibrio fra «libertà e sicurezza»;
  2. bilanciare «trasparenza e riservatezza» perché «la trasparenza è necessaria» ma «la riservatezza consente alle aziende di tutelare i brevetti, ai giornalisti di proteggere le fonti e ai governi di svolgere missioni come lo smantellamento di arsenali nucleari al riparo dai terroristi»… e anche, direi io, di evitare che qualcuno possa utilizzare le informazioni personali dei singoli cittadini, per scopi pubblicitari sempre più invadenti (un effetto neanche troppo imprevisto del web 2.0!);
  3. proteggere la «libertà d’espressione» (cosa non scontata, come giustamente mette in luce anche il NYT questi giorni)…

Interessante soprattutto l’apertura ad un dibattito pubblico sulla rete. Condivisibili le preoccupazioni.

Meno convincenti i passaggi in cui il Segretario di Stato se la prende con Wikileaks. Non che io sia un fan sfegatato dell’organizzazione di Assange… ma è innegabile che un soggetto che vuole ergersi a paladino dei processi di democratizzazione agevolati dal web, debba avere quella buona dose di autorevolezza. E l’autorevolezza deriva anche da una buona dose di trasparenza. Nei processi decisionali. Ma anche nelle relazioni internazionali!

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