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Restituzioni

Oggi sul Corriere della Sera, in una bella lettera, l’on. Pietro Ichino ripercorre la sua “amicizia” con don Lorenzo Milani, nei giorni in cui la Chiesa rivaluta il libro Esperienze pastorali.

La lettera è un bel saggio sulla “restituzione” e su di noi, che in fondo siamo un po’ Pierini ed abbiamo un debito grande con gli ultimi. Continua a leggere

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“Non si permetta…”

Sono figlio un’insegnante e la notizia pubblicata oggi sul sito di Repubblica non mi ha colpito più di tanto. Chi ha familiarità col mondo della scuola sa che – soprattutto negli ultimi decenni – la scuola italiana ha subito numerose trasformazioni, il più delle volte non in meglio.

Sembrerà strano e un po’ anacronistico, ma in case come la mia, la maestra (o il professore) aveva sempre ragione, su qualsiasi questione. I miei non si sono mai azzardati a mettere in discussione la sua autorità, o almeno non lo hanno mai fatto davanti a me. Continua a leggere

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E adesso tocca a noi

Ieri il premier Monti ha spiegato in Senato il senso dell’introduzione dell’Imu anche per edifici e immobili di proprietà della Chiesa Cattolica. Il Presidente del Consiglio si è soffermato sulla questione delle scuole cattoliche, precisando che – secondo quanto contenuto nel decreto – “sono esenti dall’Imu quelle che svolgono attività secondo modalità non commerciali”.

Sull’argomento avevo già detto la mia domenica. In una disperata battuta di sdegno verso il solito dibattito all’italiana:

Sulle scuole cattoliche – come sempre – tornano gli steccati ideologici. Ma una soluzione per cui le scuole cattoliche “per i ricchi” paghino (Imu e non solo) e gli istituti professionali per i figli dei nuovi poveri siano pagate dallo Stato proprio non vi piace, eh? Troppo pragmatica e poco ideologica, no? Meglio fare le barricate, in effetti…

Quindi diciamo che la proposta Monti non mi dispiace. E forse, un pochino, ne rivendico la paternità! 😉 Nel senso che della rilevanza sociale avevo parlato prima io di lui!

Anche se… quelle “modalità non commerciali” risultano ancora una formula vaga, sempre molto all’italiana, per intenderci. E non sempre potrebbero coincidere con la valenza sociale di cui parlavo nel mio stato facebook. Per questo secondo me, servirebbe una mossa a sorpresa. Per cambiare gioco e sparigliare clericali e atei ringhiosi.

Stavolta però, a fare la prima mossa non dovrebbe (e forse potrebbe) essere il Governo. Adesso tocca forse a noi cattolici. Perché – mi chiedo – non rinunciare alle scuole per i figli dei ricchi? Lasciamole a quelli che vogliono fare profitti o vogliono “pesare” nella formazione di quelle che credono essere “le future classi dirigenti”. Noi cristiani siamo chiamati a ben altro: condividere la nostra strada con gli ultimi, appassionarci al futuro dei figli dei poveri di oggi. Quelli che non si possono permettere di mandare la propria progenie al Massimo. E forse neanche capiscono l’importanza di far studiare i propri figli. Abbandoniamo una volta per tutte i sogni di gloria e la sete di “eccellenza”, per abbracciare il destino degli ultimi, la passione educativa che spinge tanti sacerdoti e laici a “spezzarsi” – come pane per gli affamati – nei quartieri più malfamati del Meridione, nelle periferie più lontane delle nostre città.

Un po’ come don Milani. O come San Filippo Neri, o San Giovanni Bosco. O Pino Puglisi. O come i Salesiani nel quartiere San Cristoforo di Catania (di cui avevo già parlato qui). Credo che sia questo il nostro posto. E credo che lì la nostra creatività può e deve dare una marcia in più. Lì c’è bisogno di noi.

Adesso – insomma – tocca a noi!

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