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La trappola di Gramsci

In questi giorni i commenti pro e contro il tentativo di Matteo Renzi si susseguono sui social, creando uno dei dibattiti più inutili e noiosi della storia della Repubblica (probabilmente). Sarà probabilmente il pathos che trasforma oramai ogni discussione in scontro tra tifoserie. Sarà l’effetto moltiplicatore di ignoranza tipico dei social network (l’ignoranza c’era già, eh… ma almeno prima non la sbraitavamo sui nostri profili facebook! Lo dico per non partecipare ad un’altra interessantissima discussione tra webtifosi e antiwebtifosi). Sarà, infine, che ho come la sensazione che su facebook vi sia soprattutto chi ha molto tempo a disposizione (mea culpa): presumibilmente chi ne ha poco, riuscirà a connettersi una mezzoretta, difficilmente a partecipare e a seguire un’intera conversazione, specialmente se molto lunga (come quelle che trattano temi politici, generalmente). Continua a leggere

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Velocità e politica

C’è una (sola) cosa di Matteo Renzi che mi piace poco: quel suo stile così “veloce” che lo rende – per dirla con le parole di Calabresi“completamente dentro il suo tempo, in sintonia con gli umori profondi della nostra società”.

In questa ridicola vicenda della “staffetta” a Palazzo Chigi (suggerisco la lettura del post di Sofri di questa mattina, che è una piccola lezione di politica, comunicazione e giornalismo!) è la velocità il vero discrimine tra il segretario PD e l’attuale premier.

Solo che, di fronte alla complessità che governa il mondo (o che abbiamo noi in testa quando proviamo a comprendere il mondo), la velocità non aiuta. Perché essa – benché richiesta dai tempi, soprattutto dopo la scomparsa delle ideologie che semplificavano la realtà di fronte a noi – riduce eccessivamente la complessità. E non aiuta, specialmente chi fa politica.

La politica ha bisogno di tempi lunghi, sempre. Bisogna amarla questa complessità e sforzarsi – insieme – di darle un senso, per poter cambiare realmente (e radicalmente) le cose. Che non significa tornare alla stasi cui la sinistra ci ha abituato negli ultimi trent’anni. Ma tornare a tessere. Con un’attenzione ai tempi e una alla meta e all’orizzonte.

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