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Una splendida lezione di giornalismo (e non solo)

L’intervista rilasciata da Papa Francesco a Ferruccio de Bortoli è innanzitutto e soprattutto una lezione di giornalismo.

Lo sottintende in un post Luca Sofri sul suo blog, oggi. Ma la questione non è solo la non-notizia sul Papa che la notte esce dai sacri palazzi per assistere i poveri.

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Velocità e politica

C’è una (sola) cosa di Matteo Renzi che mi piace poco: quel suo stile così “veloce” che lo rende – per dirla con le parole di Calabresi“completamente dentro il suo tempo, in sintonia con gli umori profondi della nostra società”.

In questa ridicola vicenda della “staffetta” a Palazzo Chigi (suggerisco la lettura del post di Sofri di questa mattina, che è una piccola lezione di politica, comunicazione e giornalismo!) è la velocità il vero discrimine tra il segretario PD e l’attuale premier.

Solo che, di fronte alla complessità che governa il mondo (o che abbiamo noi in testa quando proviamo a comprendere il mondo), la velocità non aiuta. Perché essa – benché richiesta dai tempi, soprattutto dopo la scomparsa delle ideologie che semplificavano la realtà di fronte a noi – riduce eccessivamente la complessità. E non aiuta, specialmente chi fa politica.

La politica ha bisogno di tempi lunghi, sempre. Bisogna amarla questa complessità e sforzarsi – insieme – di darle un senso, per poter cambiare realmente (e radicalmente) le cose. Che non significa tornare alla stasi cui la sinistra ci ha abituato negli ultimi trent’anni. Ma tornare a tessere. Con un’attenzione ai tempi e una alla meta e all’orizzonte.

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La cifra di un Paese normale

Per un attimo, vi prego, lasciamo stare la politica.

Il modo in cui B. tratta le donne… ricorda alcuni racconti biblici, quel modo in cui gli antichi trattavano la donna, merce di scambio nella migliore delle ipotesi, mero strumento di piacere per l’uomo, che poteva ripudiarla senza esser a sua volta ripudiato.

Poi venne il giorno in cui qualcuno fece capire a chiare lettere da che parte stava Dio.

Ripeto… non c’entra nulla con la politica (e dovremmo pure cominciare a pensare indipendentemente dalle prossime elezioni, prima o poi no?)… ma quest’uomo, con i suoi gesti volgari, offensivi, animali… non meriterebbe neanche tutti i soldi che ha (perché il merito non è tutto e la dignità degli esseri umani viene sempre prima di qualsiasi giusto compenso alle proprie capacità).

Spero che quando B. non ci sarà più, perlomeno questo eccesso di volgarità, questo modo di intendere i rapporti tra esseri umani, cessi di colpo e svegliandoci, tutto ci sembrerà solo un vago ricordo, un passato troppo surreale per esser veramente accaduto.

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Cosa ha detto di sconvolgente Bersani?

Non riesco proprio a capire in che modo questa frase del segretario PD “Non chiedo né a D’Alema né a nessuno di ricandidarsi perché non nomino io i deputati” possa rappresentare una presa di distanza di Bersani da D’Alema, come i giornali di oggi (forse anche i giornalisti sarebbero da “rottamare”) sembrano suggerire.

Lo conferma anche D’Alema, come giustamente fa notare Sofri sul suo blog.

Mentre tutti parlavano di contropiede di Bersani su Renzi, di necessità di cambiare stile e argomentazioni per il sindaco di Firenze… e chi pià ne ha, più ne metta.

Mentre forse, l’unica vera constatazione (o provocazione, se volete) è che il PD continua a non comprendere le richieste di cambiamento (che abbiano la faccia “amica” di Renzi o quella più inquietante di Grillo). E da questa constatazione un giornalista serio poteva anche estrapolare una domanda per Renzi e la sua rottamazione: come si fa a rottamare una classe dirigente, se – di fatto – anche per influire sulle candidature non basta vincere le primarie, col preciso mandato di non ricandidare i soliti noti?!?

Peccato nessuno l’abbia posta.

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Stupidaggini 2.0

Stasera, leggendo il post di Luca Sofri, ho capito che anche twitter – contrariamente ai miei discorsi apologetici verso il social network dei cinguettii – è stato contagiato dalla stupidagginomania che già domina facebook. L’idea del Post di comprendere la genesi dei Twitter Trends è veramente interessante e originale.

Più ancora, però, sarebbe capire il perché del bisogno irrefrenabile dell’uomo di oggi di buttare tutto in caciara…

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Renzi e il renzismo

Riesco finalmente a far prendere un pò di fiato al blog (dopo quasi un mese di assenza… e di lavoro!).

Lo spunto non poteva non essere l’evento di Matteo Renzi alla Leopolda, di cui si fa un gran parlare in questi giorni. Comprensibile. Perché è forse – dopo l’incontro promosso dalla coppia Civati-Serracchiani a Bologna il week-end precedente – la prima occasione di dibattito vero offerta a questo Paese da anni. E questo non significa che io sia d’accordo con tutto ciò che alla Leopolda è stato detto. Dico solo – per prima cosa – che là s’è parlato di politica. Dopo tanto.

Seconda cosa: il metodo. Già sperimentato lo scorso anno e in piazza Grande qualche giorno prima, il metodo usato da Renzi per costruire una vera e propria agenda politica è l’altra grande (e bella, a mio avviso) novità che emerge dalla Leopolda. Un metodo giovane, working in progress, ma non “fluido”. Ed è questo il motivo per cui chi rivede in Renzi una replica del Veltroni del Lingotto secondo me toppa alla grande. Perché Veltroni era un leader fluido di un partito che non prendeva mai posizione. Renzi appare invece di una concretezza che sceglie (e divide) e che lo rende addirittura antipatico. Il metodo da BarCamp riadattato e il fatto di proporre le 100 idee raccolte come un punto di partenza – e non d’arrivo – è proprio una bella ventata d’aria fresca. Il web fa (e farà) il resto: è stato entusiasmante seguire la diretta e i commenti su twitter. Se Renzi e il suo staff saranno bravi, non sarà difficile per loro continuare su questa strada, inserendo anche altri elementi innovativi (e partecipativi) anche a livello metodologico!

Terza cosa: la sinistra di Renzi, ovvero – scusate l’espressione – il renzismo. La inserisco tra le cose che mi piacciono. Non ideologica (o post-ideologica), per niente avvezza ai luoghi comuni su cui la sinistra di sta adagiando da anni, non scontata, mi pare capace di ascoltare i tempi e le necessità. La sinistra di Renzi mi pare decisamente più innovativa di quella di Civati (che avevo avuto modo di commentare già tempo fa), ancora troppo ancorata a posizioni classiche (vedi alla voce “lavoro”, ma anche “diritti civili” e più in generale l’idea di società un pò troppo “statocentrica”)… Belli alcuni interventi in questo senso, Baricco su tutti! Certo, non tutti i punti erano “buoni e giusti”, come fa notare giustamente oggi Lavinia Rivara.

Piccola postilla: Renzi. Io diffido dei personalismi. E vedo in Renzi questo pericolo, neanche troppo celato. Tra il politico Renzi e il politico Civati, preferisco il secondo. Come stile intendo. Paradossalmente più “tessitore”, nonostante le sue idee meno moderate. Su Renzi pesa – come molti hanno sottolineato – l’interrogativo sulla sua capacità di fare squadra, rete, network (cosa che a Civati non si può certo rimproverare!).

Il sogno (forse miraggio?) rimane quello del tandem Renzi-Civati: la sinistra di Renzi e la capacità politica di Civati, la carica innovativa di Renzi e la capacità di costruzione del consenso di Civati… Due leader che si completano. Come sostiene da tempo anche Sofri. Giustamente.

P.S. E qui sotto… gli interventi che mi son piaciuti di più 😉

per ora basta… poi vedremo!!! 🙂

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A proposito di voto…

Direi che a tre giorni dai risultati delle elezioni amministrative… un commentino ci vuole! Ne azzardo qualcuno (col beneficio del dubbio, visto che i risultati “definitivi” li avremo solo tra due settimane). Alcune cose mi hanno fatto riflettere:

1. Mi sembra che – come giustamente suggerisce Luca Sofri sul suo blog – più che questo o quel partito, centro-sinistra o centro-destra, qui a vincere siano le persone. Persone diverse, espressioni di storie molto diverse. Ma che, in un certo senso, son riuscite ad intercettare bisogni, necessità, a volte paure, probabilmente idee e progetti dei cittadini delle diverse città. E questo, tutto sommato (e al di là del significato politico che inevitabilmente il voto assume in città come Milano e Torino)… è un bene! Alla fine, secondo me – sarò un romantico – nelle amministrative il voto deve essere sull’operato di chi ha governato il territorio e sulla fiducia che una persona (appunto) suscita tra i cittadini…

2. Colpiscono i commenti del cosiddetto Terzo Polo e anche di alcuni soggetti (vedi Fondazione di Montezemolo, anche se il ragionamento che fa Italia Futura ha elementi “da studiare”) sulla fine del bipolarismo. Ammesso che (al contrario di ciò che ho scritto sopra) un voto amministrativo serva a capire come evolverà il sistema politico nazionale… a me, sinceramente, sembra proprio (come suggerisce anche l’Istituto Cattaneo) che il “centro” come formazione politica abbia preso una sonora batosta, facendosi superare spesso persino dalla formazione di Beppe Grillo!

3. Veniamo a Grillo. Tutti i miei amici qui mi scanneranno. Ma a me la formazione del comico genovese continua ad incuriosirmi. E non per ciò che propone (che comunque io continuo a non capire… Grillo è – come i comici – piuttosto schizzofrenico in questo!). Ma per come lo propone. A Pomezia – tanto per citare un esempio a me vicino – i grillini hanno preso oltre il 7%, senza aver stampato neanche un manifesto elettorale! Che non è poco. Anche a Pomezia il candidato sindaco era giovane e probabilmente (se il centrosinistra vincerà il ballottaggio) entrerà in consiglio comunale. Mi pare che alcuni meccanismi (di strutturazione del programma elettorale e di selezione dei candidati) siano veramente interessanti! E che non vadano scartati a priori!

4. Ultima cosa. Che forse c’entra poco con le amministrative… ma che mi fa tanto incacchiare! Sfatiamo questa cosa del centro. Il centro in Italia non è stato mai un partito. Non era “di centro” la DC (che era un partito conservatore guidato da un’elite progressista… almeno fino agli anni ’80). E non è una proposta seria quella che fa del centro una questione identitaria. Il centro è uno stile di far politica, è il luogo politico in cui possono convergere gli interessi, i bisogni, i progetti… è un modo di governare che non fa leva sul conflitto (come lo stile della seconda Repubblica), ma piuttosto sull’inclusione, sulla fatica non tanto del compromesso, ma dello sguardo ampio. Il centro come idea della politica esige politici all’altezza (lo erano De Gasperi, Moro… non lo sono né Casini, né Rutelli!), persone autorevoli perché coerenti con ciò che dicono. Senza politici così… per favore… non parlatemi più di centro (e non lo faccia manco la CEI, ve ne prego!!!)…

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