Archivi tag: politica

Velocità e politica

C’è una (sola) cosa di Matteo Renzi che mi piace poco: quel suo stile così “veloce” che lo rende – per dirla con le parole di Calabresi“completamente dentro il suo tempo, in sintonia con gli umori profondi della nostra società”.

In questa ridicola vicenda della “staffetta” a Palazzo Chigi (suggerisco la lettura del post di Sofri di questa mattina, che è una piccola lezione di politica, comunicazione e giornalismo!) è la velocità il vero discrimine tra il segretario PD e l’attuale premier.

Solo che, di fronte alla complessità che governa il mondo (o che abbiamo noi in testa quando proviamo a comprendere il mondo), la velocità non aiuta. Perché essa – benché richiesta dai tempi, soprattutto dopo la scomparsa delle ideologie che semplificavano la realtà di fronte a noi – riduce eccessivamente la complessità. E non aiuta, specialmente chi fa politica.

La politica ha bisogno di tempi lunghi, sempre. Bisogna amarla questa complessità e sforzarsi – insieme – di darle un senso, per poter cambiare realmente (e radicalmente) le cose. Che non significa tornare alla stasi cui la sinistra ci ha abituato negli ultimi trent’anni. Ma tornare a tessere. Con un’attenzione ai tempi e una alla meta e all’orizzonte.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,

Il grande mare

Sta dicendo che siamo diventati una società ferma?
Sì, non solo ferma, ma che vuole restar ferma. Una società che tende alla tranquillità, che vuole azzerare il conflitto…

Questo è male?
Beh, senza un po’ di conflitto non si va avanti. Conflitto e controconflitto. Tutta la nostra società è cresciuta sul conflitto: dalla resistenza al terrorismo. Invece ora il conflitto si depotenzia subito, il conflitto viene di regola aggirato.

Per esempio?
Mah, per esempio, anche il caso Renzi. Salendo tutti di corsa sulla sua barca hanno esorcizzato il conflitto. Renzi, che finora andava bellamente all’attacco, ne risulta meno profilato, più sbiadito. La strategia degli avversari è quella, accostandoglisi, di togliergli identità. Alla fine tutti i fiumi portano al mare di Renzi e l’aria di tempesta che c’era prima è bella che evaporata. Ma il grande mare, come sappiamo, non lo controlla in realtà nessuno.

Giuseppe De Rita, intervistato da Giorgio Dell’Arti per il suo nuovo libro “Come sarà il 2014”

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Laicità

Stamattina mi sono imbattuto in un post di Gilioli. Si intitola “La laicità a scuola, un lusso costoso”.

Ci son dei giorni in cui mi piacerebbe esser nato in un Paese a maggioranza non cattolico, forse anche non credente dichiarato. Non ci sarebbe stata religione nelle scuole. E soprattutto non ci sarebbero stati gli anticlericali (non i laici, parlo proprio degli anticlericali che sono un’altra cosa!).
I quali – un po’ come Berlusconi che ci vuole convincere che i suoi problemi con la giustizia siano anche un po’ nostri – vogliono far passare l’Italia per l’Iran e questioni piuttosto irrilevanti come assolutamente prioritarie per il Paese.
Il risultato della loro visione – a leggerla bene – è una società in cui ognuno educa i propri ragazzi in base alla netta separazione con gli altri, i “retrogradi”, “talebani”, “impuri”. Che è un po’ ciò che sostengono anche i cattolici integralisti (quelli della “libertà di educazione cattolica” per intenderci).

Io son credente, cattolico. Figlio di un’insegnate della scuola pubblica. Ho imparato la laicità a casa, in oratorio e a scuola (pubblica). La laicità vera, che non è togliere il crocifisso dall’aula della scuola o esonerare il proprio figlio dall’insegnamento della religione cattolica (mai incontrato un ragazzo “convertitosi” grazie all’insegnamento di religione a scuola!). Ma imparare a confrontarsi col diverso. Capire che una mia convinzione può anche non esser tale per tutti, qualunque essa sia. Lottare per le cose in cui credo e rispettare quelle in cui credono gli altri. Ove possibile, cercare sempre terreni valoriali comuni, perché in fondo a tutte le fedi e a tutte le convinzioni c’è sempre un’unica idea di bene, benché faticosa da cercare e trovare.
E soprattutto capire che non posso “usare” un terreno neutro (sia essa un’istituzione, una parrocchia, un ruolo “pubblico” che ricopro) per far prevalere i miei interessi e le mie convinzioni. Questa è laicità. A 360°. E non vale solo per i cattolici. Vale per tutti.

Il resto è altro. E, onestamente, non interessa a me, come non interessa agli italiani.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Perché Letta è un furbone e i suoi critici hanno torto

Ovvio che le parole di Letta ieri al Meeting di Comunione e Liberazione siano una furbata da vecchio democristiano. Perché il conflitto esiste in tutte le relazioni umane. Ed è comunque una forma di incontro.

Ma anche perché compito della politica non è quello di favorire l’incontro anziché il conflitto. Ma di proporre soluzioni per andar oltre il conflitto. Che è ben altra cosa.

Però leggo alcuni dei commenti autorevoli e continuo a pensare: attenzione a non ricascare nel tranello. A criticare le parole di Letta in nome di un’adolescenziale voglia di conflitto. A ripetere l’assioma marxista “sinistra uguale conflitto”, che condanna la sinistra a star sempre alla finestra a guardare (oltre che ad una sterile cecità).

Come se il conflitto fosse un qualcosa da auspicare. Il conflitto – ripeto – è parte delle dinamiche sociali. Non è evitabile, né deve esserlo. Non è però neanche auspicabile, se ti occupi di politica. Occorre saperlo leggerlo, anche quando è sopito. Ciò che non serve è cavalcarlo… ché Berlusconi son vent’anni che li cavalca, i conflitti, senza risolverli… e Grillo sta facendo la stessa cosa! A loro il conflitto interessa per sopravvivere. E Letta, in fondo, sta facendo lo stesso: usarlo per rimanere a galla.

P.S. Poi ci sarebbe da capire a chi parlava Letta, a quanti italiani è arrivato il messaggio e se davvero la paura del conflitto esiste nelle dinamiche sociali di questo nostro Paese. Ché io son sempre più convinto che ci sia un divario tra chi si occupa (o scrive) di politica e il “resto del mondo” da far paura…

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Un problema di leadership

Leggo i resoconti dei giornali all’iniziativa di Fare il PD di questo pomeriggio. Sembra quasi si sia tornati all’autunno scorso (mentre il mondo, intanto, va avanti alla solita velocità della luce). Non mi pare proprio un buon segno.

Continuo a pensare che il fallimento più grande della classe dirigente democratica non sia tanto il risultato più che deludente dell’ultima tornata elettorale. Ma il fatto di non aver saputo individuare e costruire una leadership vera e credibile. E non bastano i soliti vecchi commenti/slogan (l’importanza del partito, il senso di appartenenza, i contenuti prima delle persone, ecc.) a colmare il gap politico.

Perché da sempre la politica parla attraverso leadership personali e comunitarie. Tanto più oggi. Mentre invece il dramma vero a sinistra è proprio l’assenza di una leadership autorevole. E più ti spingi a sinistra, più l’emergenza leader aumenta. Per questo Renzi non ha avversari veri (al Congresso del PD, come nella partita per la premiership).

Non lo è Cuperlo, né Fassina. E persino Civati stenta ad avere un profilo capace di tradurre idee, valori, programmi in parola, emozione, mobilitazione. E sia chiaro: l’assenza di una leadership alternativa a Renzi non è dovuta al fatto che il sindaco di Firenze sia il miglior leader possibile per il PD!

Si tratta di un problema culturale. A sinistra la leadership fa paura. Viene sempre contrapposta alla democraticità (ma senza leader la democrazia non funziona), al collettivo. Concettualmente il “leader” evoca clima da ventennio (fascista o berlusconiano), catalizza accuse di semplicismo, superficialità, adesione acritica. Contrappone la capacità comunicativa ai contenuti, alla “sostanza” (come se poi l’assenza di personalità comunicative ci avesse regalato in questi ultimi vent’anni una vivacità di proposte, un fermento programmatico!).

E così, quest’incontro di Fare il PD mi fa un po’ pena. Perché l’unico dato significativo sono i toni aggressivi verso il sindaco di Firenze, che puntualmente Renzi riutilizza per proporsi come “l’uomo solo contro l’apparato”, in un tira e molla che prima o poi stuferà anche i suoi sostenitori più accaniti. La notizia vera, per i lettori più attenti è il vuoto che si manifesta nei volti dei partecipanti, sempre gli stessi mediocri volti, incapaci di suscitare la minima reazione (non tra gli addetti ai lavori, ma tra i cittadini, gli elettori).

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Bella politica e bella comunicazione

Ecco, i Giovani Democratici di Padova han fatto una bella video/infografica. Semplice, chiara, capace di parlare alla testa, al cuore e allo stomaco. Alcuni dati a sottolineare la situazione che stiamo vivendo e un’idea precisa della politica.

Contrassegnato da tag , , ,

Metodo Barca [parte II]

La scorsa settimana, il Ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca, è stato ospite della trasmissione Otto e Mezzo su La7. L’intervista è – soprattutto nella prima parte – una sorta di lezione di politica. Bella e alta. Ma raccontata con un linguaggio semplice. Una bella pagina di comunicazione, oltre che di politica.

Sempre Barca è stato protagonista di una bella iniziativa/esperimento dell’account twitter @pazzixbarca. Lodevole e notevole. 😉

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Io tifo Andrea…

Non ho lo spessore, né la fama, né l’esperienza dei nomi che compaiono sotto l’appello a far sì che il nome di Andrea Sarubbi figuri tra i parlamentari della prossima legislatura. Sono tra gli anonimi cittadini che ne hanno apprezzato competenza e qualità umane. Non sempre così frequenti in politica, come nella società in cui viviamo.

Ma condivido il giudizio su Andrea e sul lavoro che ha fatto in questi anni. A riprova che no, non sono tutti uguali! E che se essere onesti e bravi rappresentanti è compito dei politici… conoscere, scegliere e votare i migliori è dovere di ogni cittadino!

“Fra i parlamentari uscenti ci sono alcune competenze specifiche che, sebbene trasversali ai collegi elettorali, possono contare su un consenso diffuso in tutto il territorio nazionale e su un notevole apprezzamento. Così è certamente per l’on. Andrea Sarubbi, che dall’inizio della legislatura si è distinto per l’impegno sui temi dell’immigrazione, della cittadinanza alle nuove generazioni, del terzo settore, della cooperazione internazionale, del disarmo, dando anche una non trascurabile testimonianza personale sul piano dell’etica pubblica e della trasparenza.
In questi cinque anni, Andrea Sarubbi è stato al nostro fianco in moltissime occasioni, dandoci la sensazione di essere degnamente rappresentati in Parlamento. La sua battaglia bipartisan per la cittadinanza è riuscita a riportare trasversalmente al centro del dibattito politico un tema altrimenti destinato a restare prigioniero della contrapposizione ideologica. Sarubbi si è impegnato con costanza nei Cie con visite annunciate e ispezioni a sorpresa; è andato a Lampedusa nel momento più critico degli sbarchi; ha tenuto in tutta Italia centinaia di conferenze e seminari sull’immigrazione e sul ruolo dei nuovi italiani; ha presentato decine di atti parlamentari sui temi a noi più cari; fa parte stabilmente, dall’inizio della legislatura, della speciale classifica dei 10 parlamentari più attivi sul tema degli aiuti allo sviluppo e della lotta alla povertà; ha avuto il coraggio di affrontare battaglie scomode, dall’acquisto degli armamenti al trattato Italia-Libia, anche quando la sua voce è stata minoranza.
Senza mai nascondere le proprie convinzioni religiose, infine, ha saputo metterle al servizio di una sintesi alta anche negli argomenti più difficili. In una parola, Andrea Sarubbi è stato per noi, in questi anni, un esempio di buona e sana politica. Per tutti questi motivi ci auguriamo, con forza e convinzione, di poter contare sulla sua competenza anche nel prossimo Parlamento”.

Leonardo Becchetti, Fondazione Achille Grandi per il bene comune
Riccardo Bonacina, direttore Vita
Stefano Corradino, direttore Articolo 21
Luca De Fraia, Action Aid
Luigina Di Liegro, presidente Fondazione internazionale don Luigi Di Liegro
Giovanni Fulvi, presidente Coordinamento nazionale comunità minori
Antonio Gaudioso, segretario generale Cittadinanzattiva
Massimo Guidotti, direttore Centro interculturale Celio Azzurro
Christopher Hein, direttore Consiglio Italiano Rifugiati
p. Giovanni La Manna, presidente Associazione Centro Astalli – Jesuit Refugee Service
Flavio Lotti, coordinatore nazionale Tavola della pace
Sr. Giovanna Montagnoli, direttrice Vides
Maria Egizia Petroccione, portavoce Comitato Italiano Network Internazionali
Franco Pittau, responsabile Dossier statistico immigrazione
Harwant Singh, presidente Comunità Sikh in Italia
Piero Soldini, responsabile nazionale immigrazione CGIL
Mohamed Tailmoun, Rete G2 – Seconde generazioni
Franco Vaccari, presidente Rondine Cittadella della pace
Massimo Vallati, presidente Calciosociale Italia
Francesco Vignarca, Rete disarmo

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Le scelte del cardinale Dolan

Pare che il cardinale Dolan, presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, interverrà alla convention repubblicana di Tampa, per la benedizione finale.  “È un sacerdote che va lì per pregare” ha tenuto a precisare il portavoce, che ha smentito le voci su un tentativo di endorsement da parte della Chiesa Cattolica USA al candidato del GOP, Mitt Romney.

La scelta del cardinale Dolan, in realtà, è in linea con le polemiche degli ultimi mesi tra la Chiesa statunitense e la Casa Bianca sulla riforma sanitaria targata Obama e con le simpatie manifestate più volte verso il candidato alla vicepresidenza di Romney, Paul Ryan.

Non saprei dire se la scelta di Dolan sia oculata o meno, se la sua sia semplicemente l’accettazione di un invito o una vera e propria benedizione (come in Italia qualche web magazine suggerisce).

Quello che continuo a non capire è il motivo per il quale la Chiesa cattolica sia tendenzialmente schierata a destra. Perché – cioé – nella cabina elettorale l’aborto dovrebbe contare più della pena di morte? La difesa della famiglia più della lotta alla povertà? La bioetica più della pace nel mondo? Eppure non mi sembra che Gesù avesse dato un ordine di priorità!

Lo dico con sincera curiosità: qualcuno può rispondere?!?!

P.S. Non valgono risposte “provocatorie” del tipo: “la Chiesa è sempre schierata col potente, con il ricco”. Ho il timore che qui siamo di fronte ad un problema culturale, che va ben al di là dell’istituzione ecclesiastica. Il tempo e il contesto in cui sono cresciuto – da cattolico – giudica tendenzialmente la politica una cosa sporca di cui non vale neanche la pena parlare. E il voto a destra come una lineare conseguenza logica della fede in Gesù Cristo. Sono cresciuto in un contesto del tutto particolare o si tratta di una cultura diffusa?

 

 

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , ,
Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: