Resistere

Se, come diceva Alexis de Tocqueville, La democrazia è il potere di un popolo informato, credo che la cosa più sensata da fare, all’indomani delle stragi di Parigi, sia quella di resistere. Resistere alle tentazioni retoriche sulla minaccia alla libertà d’espressione, al mondo libero, alla civiltà ed ad altre amenità simili. Resistere, scegliendo di informarsi. Di leggere soprattutto. E fare un esercizio sublime di libertà (questa volta sì), di democrazia e consapevolezza: scegliere cosa leggere. Operazione non facile in una società ormai caratterizzata da un’inflazione di parole, discorsi, opinioni. Ma necessaria.

Io resisto, scegliendo due articoli trovati oggi in rete:

  1. Come evitare lo scontro di civiltà dopo la strage di Parigi è un articolo di padre Giulio Albanese su Limes, molto interessante soprattutto nella prima parte, dove tenta un’analisi del frame comunicativo del terrorismo: Certo fanatismo religioso è incentrato sulla provocazione, uno dei tratti caratteristici dell’ideologia salafita su cui si reggono le cellule eversive d’estrazione islamica. Il loro intento è quello di strumentalizzare la religione per fini eversivi, attribuendo all’Occidente la responsabilità del degrado mondiale. Ecco che allora certa propaganda integralista sfrutta volentieri la tradizionale apologetica anticolonialista e terzomondista, radicata nell’Islam, per avere presa sulle masse che soffrono spesso di arretratezza e frustrazione”. Un po’ meno (interessante) nelle conclusioni, che non condivido al 100%.
  2. Una risata seppellirà l’odio? Noi e l’Islam di fronte agli assassini di Voltaire è il post di Francesca Paci sul suo blog su La Stampa, forse ancor più interessante del primo, per la sua fine analisi del “mondo musulmano”, delle premesse e delle conseguenze dell’attacco terroristico, del percorso che il radicalismo (di qualsiasi tipo) ha avuto in Europa negli ultimi decenni. E infine, per il fatto di andare al cuore del problema (secondo me, ovviamente): “Questa nuova guerra globale tra civiltà e inciviltà ci vede tutti in campo e gli schieramenti non sono di carattere religioso (tra le vittime dei macellai di Parigi ci sono il poliziotto Ahmed Merabet e il correttore di bozze Mustapha Ourad, entrambi musulmani). L’estremismo (purtroppo non solo verbale) ha preso la scena, il fanatismo guida le danze, le voci fuori dal coro sono inudibili a meno che urlino odio, il gap tra le società europee e i musulmani europei sta aumentando sulla spinta di paura e diffidenza reciproca (è questo il vero obiettivo dei fondamentalisti). L’attentato a Charlie Hebdo è un film da riguardare all’infinito tutti, musulmani compresi, perché colpisce a morte la possibilità di essere controcorrente, ossia di pensare”.

Buona lettura (se volete)!

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