Archivio mensile:settembre 2013

Laicità

Stamattina mi sono imbattuto in un post di Gilioli. Si intitola “La laicità a scuola, un lusso costoso”.

Ci son dei giorni in cui mi piacerebbe esser nato in un Paese a maggioranza non cattolico, forse anche non credente dichiarato. Non ci sarebbe stata religione nelle scuole. E soprattutto non ci sarebbero stati gli anticlericali (non i laici, parlo proprio degli anticlericali che sono un’altra cosa!).
I quali – un po’ come Berlusconi che ci vuole convincere che i suoi problemi con la giustizia siano anche un po’ nostri – vogliono far passare l’Italia per l’Iran e questioni piuttosto irrilevanti come assolutamente prioritarie per il Paese.
Il risultato della loro visione – a leggerla bene – è una società in cui ognuno educa i propri ragazzi in base alla netta separazione con gli altri, i “retrogradi”, “talebani”, “impuri”. Che è un po’ ciò che sostengono anche i cattolici integralisti (quelli della “libertà di educazione cattolica” per intenderci).

Io son credente, cattolico. Figlio di un’insegnate della scuola pubblica. Ho imparato la laicità a casa, in oratorio e a scuola (pubblica). La laicità vera, che non è togliere il crocifisso dall’aula della scuola o esonerare il proprio figlio dall’insegnamento della religione cattolica (mai incontrato un ragazzo “convertitosi” grazie all’insegnamento di religione a scuola!). Ma imparare a confrontarsi col diverso. Capire che una mia convinzione può anche non esser tale per tutti, qualunque essa sia. Lottare per le cose in cui credo e rispettare quelle in cui credono gli altri. Ove possibile, cercare sempre terreni valoriali comuni, perché in fondo a tutte le fedi e a tutte le convinzioni c’è sempre un’unica idea di bene, benché faticosa da cercare e trovare.
E soprattutto capire che non posso “usare” un terreno neutro (sia essa un’istituzione, una parrocchia, un ruolo “pubblico” che ricopro) per far prevalere i miei interessi e le mie convinzioni. Questa è laicità. A 360°. E non vale solo per i cattolici. Vale per tutti.

Il resto è altro. E, onestamente, non interessa a me, come non interessa agli italiani.

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La mia fede è darsi

In tutta questa esperienza c’è molto Dio. Pierre Piccinin è un credente. Io sono un credente. La mia è una fede molto semplice, la fede delle preghiere di quando ero bambino, dei preti che quando andavo a trovare mia nonna in campagna incrociavo mentre raggiungevano in bicicletta delle piccole parrocchie con gli scarponi da operaio e la borsa attaccata alla canna della bici, e portavano estreme unzioni, benedicevano le case, con la fede dei preti di Bernanos, semplice ma profonda. La mia fede è darsi, io non credo che Dio sia un supermercato, non vai al discount a chiedere la grazia, il perdono, il favore. Questa fede mi ha aiutato a resistere.

Domenico Quirico, primo articolo dopo la liberazione in Siria

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Quirico e il mestiere del giornalista

“Io non so se tutto questo sia vero e nulla mi dice che sia così, perché non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell’affidabilità, né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta […] Non ho elementi per giudicarle, sono abituato a parlare e a dare per certe le cose che ho verificato. In questo caso non ho potuto controllare niente. È folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas”.

Sono contento che Domenico Quirico sia tornato tra noi. Lo sono perché Quirico è un giornalista di razza, lo si intuisce dalle sue parole oggi. Lo sono perché più che di libertà di espressione, abbiamo un bisogno disperato di libertà di informazione, che passa anche per la qualità dei cronisti, di quelli che raccontano le cose come stanno e che lo fanno grazie ad una strenua verifica di quel che vengono a sapere.

Lo sono perché – anche un po’ egoisticamente – vorrei proprio capire che cosa sta succedendo in Siria. Specialmente ora.

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Genitore 1 – Genitore 2

Ma che senso ha una discussione sull’opportunità di inserire la dicitura “Genitore 1 – Genitore 2” sui moduli per l’iscrizione dei bambini all’asilo, per non “offendere” le coppie gay con figli, in un Paese che non prevede neanche un istituto giuridico che regoli le unioni tra persone omosessuali?!?

Mi ci sto scervellando…

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